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(Jamma) – “Impegna il Governo a prevedere una relazione da illustrare alle Camere, con cadenza annuale, per valutare l’impatto delle misure messe in atto ai fini della riduzione della povertà; a valutare la possibilità di promuovere, attraverso azioni di sistema e progetti pilota, interventi strutturali per le imprese tesi a diminuire il cuneo fiscale sui lavoratori, con l’obiettivo di creare le condizioni per nuovi posti di lavoro stabili, anche al fine di contrastare il fenomeno dei working poors; a considerare la possibilità di utilizzare, in toto o in parte, gli oltre 2,5 miliardi di euro di gettito derivati dal settore dei giochi, per promuovere iniziative di contrasto alla povertà”.

E’ quanto propone il gruppo Fi-Pdl in una mozione (MANDELLI, ARACRI, SCIASCIA, CARRARO, ZUFFADA, FLORIS, AURICCHIO, RIZZOTTI, BARANI, PICCINELLI, PAGNONCELLI, D’AMBROSIO LETTIERI, SCOMA, Mariarosaria ROSSI, CALIENDO, BOCCARDI, BOCCA, FUCKSIA) presentata ieri al Senato.

“Premesso che: il contrasto alla povertà è uno dei principi cardine per uno Stato che punta allo sviluppo del proprio tessuto produttivo e al benessere socio-economico dei suoi cittadini; per il 2016, l’Istat stima in 1.619.000 le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, pari a 4.742.000 individui, 144.000 in più rispetto al 2015; la “forbice” si allarga per le famiglie con tre o più figli minori, con un’incidenza di povertà assoluta che aumenta quasi del 50 per cento passando dal 18,3 al 26,8 per cento. Ad essere coinvolte sono così 137.711 famiglie, ovvero 814.402 individui; anche l’incidenza fra i minori sale dal 10,9 al 12,5 per cento e, nell’insieme, interessa 1.292.000 soggetti; negli anni, l’emergenza povertà ha visto tante realtà sociali mutare considerevolmente la loro condizione: il ceto medio si è contratto e la classe operaia ha visto ridurre ancora di più le proprie disponibilità economiche. Il precariato, la disoccupazione giovanile, l’aggravarsi della crisi del Mezzogiorno e la “questione femminile” sono le conseguenze di un costante quanto repentino impoverimento sociale ed economico; dal 2007, anno di inizio della crisi, al 2014, il numero delle persone in condizioni di povertà assoluta è aumentato dal 3,1 al 6,8 per cento del totale e tra queste il 10 per cento ha subito la riduzione del 27 per cento del proprio reddito, coinvolgendo tutte le zone italiane, senza discriminazioni tra Sud e Nord. Tale risultato ha rappresentato la naturale conseguenza di un periodo di profonda recessione che non è stato supportato da un welfare adeguato; dall’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde), è emerso che i giovani italiani fra i 15 e i 24 anni che non hanno e non cercano un lavoro, meglio conosciuti come Neet, sono il 19,9 per cento, contro una media europea dell’11,5 per cento, e il numero di coloro che vivono in condizioni di povertà estrema in Italia (11,9 per cento) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso nella UE insieme ad Estonia e Romania; gli ultimi dati del Ministero dell’economia e delle finanze risalenti al 6 marzo 2017 indicano gli incassi dal settore dei giochi dai quali emerge che nel 2016, come si legge nel bollettino annuale delle entrate, si è registrata una crescita pari al 22,3 per cento, per un aumento totale pari a 2.654 milioni di euro; la povertà assume diverse sfaccettature che non permettono una caratterizzazione omogenea del fenomeno: ci sono categorie di persone e zone geografiche dove le difficoltà economiche assumo caratteri più evidenti rispetto ad altre realtà nazionali. A questo proposito si parla di una categoria in forte crescita dagli anni 2000 nota come i working poor, cioè i “lavoratori poveri”, coloro che, pur essendo occupati, percepiscono un reddito che non consente loro di superare la soglia di rischio di povertà; in uno studio della commissione istruttoria per le politiche del lavoro e dei sistemi produttivi presentato al Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro (Cnel), questi lavoratori con un basso livello di reddito, divisi tra salari da fame e contratti a intermittenza, sono oltre 2 milioni solo tra i dipendenti; gli autonomi sono invece 756.000; considerato che: l’Italia era ormai l’unico Paese dell’Unione a non avere una misura universale nazionale per il contrasto alla povertà. Oggi, con la legge 15 marzo 2017, n. 33, è stata approvata una delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali, che istituisce il REI (reddito di inclusione sociale), meglio noto come sussidio economico; il Consiglio dei ministri ha dato via libera al REI, adottando in data 6 giugno 2017 il decreto legislativo recante “Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”, in attuazione della legge n. 33; la legge delega non stanzia risorse ulteriori a sostegno delle misure indicate, oltre a quelle già previste dalla legge di bilancio per il 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232). Eventuali ulteriori risorse dovranno essere reperite dalle amministrazioni competenti quali il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e degli enti locali”.

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