Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Questura di Lucca e Ministero dell’Interno in cui si chiedeva l’annullamento del decreto del Questore della Provincia di Lucca con cui è stata respinta l’istanza ex art. 88 TULPS con cui il ricorrente ha richiesto il rilascio della licenza ex art. 88 TULPS per l’attività di trasmissione dati in favore della Soc. (…) da svolgersi nei locali siti in Querceta di Seravezza (LU).

Si legge: “La censura è infondata. È pacifico in giurisprudenza che la violazione del termine massimo di durata del procedimento amministrativo non determina la invalidità dell’atto emesso in esito al procedimento stesso, salvi eventuali profili risarcitori ove dimostrato danno da ritardo. Le ulteriori doglianze, che possono essere fatte oggetto di congiunto esame, censurano l’assunto statale secondo cui l’autorizzazione di polizia di cui all’art. 88 TULPS possa essere assegnata solo a soggetti titolari di concessioni per l’organizzazione e gestione delle scommesse rilasciate in Italia.

La censure sono infondate, alla luce dei rilievi che seguono:

– la normativa vigente prevede un regime della c.d. “doppia autorizzazione”, che si declina nella concessione all’attivazione della rete da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e nella licenza successivamente rilasciata dal questore ex art. 88 del TULPS, previa verifica della sussistenza dei requisiti soggettivi (in capo al richiedente) ed oggettivi (relativi ai locali di esercizio dell’attività che si chiede di autorizzare) previsti dalla legge;

– la giurisprudenza ha anche in tempi molto recenti confermato che è compatibile con il diritto comunitario il c.d. sistema concessorio-autorizzatorio del “doppio binario”, che richiede, per l’esercizio di attività di raccolta di scommesse, come detto, sia il rilascio di una concessione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, sia l’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del Testo unico di pubblica sicurezza (Consiglio di Stato, parere n. 137/2020; Cons. Stato, sez. III, 10 agosto 2018, n. 4905; id., 20 aprile 2015, n. 1992; id., 27 novembre 2013, n° 5636 e 5637);

– anche la Suprema Corte di Cassazione ha reputato le disposizioni di cui all’art. 88 del TULPS “non … in contrasto con i principi comunitari della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi all’interno dell’Unione Europea, atteso che la normativa nazionale persegue razionalmente finalità di controllo per motivi di ordine pubblico idonee a giustificare le restrizioni nazionali ai citati principi comunitari” (Cass. penale, sez. III, 12 gennaio 2012, n. 7695);

– la stessa Corte di Giustizia UE ha affermato che nessun contrasto sussiste con il Trattato rispetto a una normativa nazionale, come quella italiana, che imponga alle società interessate a esercitare attività collegate ai giochi d’azzardo l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato per l’esercizio di simili attività, e che limiti il rilascio di una siffatta autorizzazione ai titolari di una simile concessione, posto che “l’obiettivo attinente alla lotta contro la criminalità collegata ai giochi d’azzardo è idoneo a giustificare le restrizioni alle libertà fondamentali derivanti dalla previsione, a opera della normativa nazionale (art. 88 del TULPS), della concessione e dell’autorizzazione di polizia, purché tali restrizioni soddisfino il principio di proporzionalità e nella misura in cui i mezzi impiegati siano coerenti e sistematici” (cfr. Corte di Giustizia dell’Unione europea, sez. III, con sentenza 12 settembre 2013, n. 660/11);

– i richiamati principi sono applicabili anche alla presente controversia, per cui l’Amministrazione non poteva rilasciare l’autorizzazione di cui all’art. 88 TULPS in mancanza di titolo concessorio rilasciato in Italia, non valendo il richiamo al titolo maltese e d’altra parte essendo in presenza di attività di intermediazione nella raccolta di scommesse.

9 – Il ricorso deve quindi essere respinto, potendosi compensare le spese di giudizio, per la progressiva maturazione degli orientamenti giurisprudenziali richiamati.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.