Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura di Taranto in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento con il quale si dispone l’annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies della L. n 241 del 1990 della licenza di cui all’art. 88 T.U.L.P.S. – R.D. n. 773 del 1931 rilasciata alla ricorrente in data 25 novembre 2019 per l’esercizio di un Punto Scommesse nel Comune di Taranto in -OMISSIS-.

Si legge: “Con ricorso notificato il 13 maggio 2020 e depositato il 3 giugno 2020 la ricorrente, titolare dell’omonima impresa individuale esercente un Punto Scommesse nel Comune di Taranto in -OMISSIS- in forza di licenza rilasciata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. (R. D. 18 giugno 1931, n. 773) dalla Questura di Taranto in data 25 novembre 2019, ha impugnato, domandandone l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, il provvedimento Cat. 11/E Div. P.A.S./2020 a firma del Questore della Provincia di Taranto datato 30 marzo 2020, notificato il 6 aprile 2020, con il quale è stato disposto l’annullamento d’ufficio ex art. 21 nonies della L. n. 241 del 1990 e ss.mm. della predetta licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. per violazione della distanza minima di 250 metri “misurati per la distanza pedonale più breve su suolo pubblico, da istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto” prescritta dall’ art. 7, comma 2, L.R. Puglia n. 43 del 2013 (come modificato dalla L.R. Puglia n. 21/2019) tra l’ubicazione del Centro scommesse e l’Istituto -OMISSIS-.

Ha, altresì, impugnato ogni altro atto e provvedimento ad esso presupposto e conseguente ivi comprese la relazione del 16 gennaio 2020 della Squadra Amministrativa della Questura di Taranto e la nota del Comando di Polizia Locale del Comune di Taranto del 28 gennaio 2020, in quanto richiamate “per relationem” dal suddetto provvedimento. (…)

1. Il ricorso è fondato nel merito e deve essere accolto.

Ritiene, in proposito, il Collegio di non doversi discostare da quanto già statuito da questa Sezione con la citata ordinanza cautelare n. -OMISSIS- (non oggetto di impugnazione ex art. 62 c.p.a. a cura della parte soccombente).

2. Con l’unico motivo di gravame si denuncia la violazione degli artt. 3, 10, 21-quinquies e 21-nonies della L. n. 241 del 1990. Secondo parte ricorrente l’Amministrazione resistente avrebbe disposto l’annullamento d’ufficio della licenza rilasciata in suo favore ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. dalla Questura di Taranto in data 25 novembre 2019 sulla scorta del sopravvenuto mutamento della situazione di fatto esistente al momento della sua adozione e, quindi, in difetto del presupposto dell’illegittimità originaria dell’atto oggetto di ritiro. La legittimità di quest’ultimo andrebbe, infatti, apprezzata alla luce del principio c.d. “tempus regit actum” e, pertanto, guardando alla situazione di diritto e di fatto esistente al momento della sua adozione senza poter attribuire portata retroattiva alla previsione di cui all’art. 7, comma 2, L.R. Puglia n. 43/2013, così come modificato dalla L.R. n. 21/2019 – secondo cui “Fuori dai casi previsti dall’articolo 110, comma 7, del R.D. 773/1931, le nuove autorizzazioni all’esercizio non vengono concesse nel caso di ubicazioni in un raggio inferiore a 250 metri, misurati per la distanza pedonale più breve su suolo pubblico, da istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto. Restano valide le autorizzazioni comunque concesse prima della data di entrata in vigore della presente disposizione”.

Nel dettaglio, parte ricorrente mette in evidenza che l’effettivo rispetto del regime distanziale prescritto dalla suddetta previsione normativa regionale sarebbe comprovato dalla nota, anteriore al rilascio della licenza ex art. 88. T.U.L.P.S. n. 773/1931 a firma del Commissario Capo della Polizia Locale di Taranto del 10 novembre 2019, “con la quale si attesta il rispetto della normativa regionale in materia di distanze”.

Si deduce, poi, un’ulteriore violazione, sotto altro profilo, dell’art. 21 nonies della L. n. 241 del 1990 in quanto il provvedimento impugnato sarebbe affetto da un difetto di motivazione. Più segnatamente, esso difetterebbe di una specifica valutazione circa la sussistenza di un interesse pubblico attuale e concreto alla rimozione del titolo autorizzatorio in precedenza concesso (anche nell’ottica di una valutazione comparativa con gli interessi della titolare della licenza) e mancherebbe di prendere in considerazione che il mancato rispetto della distanza minima tra il locale adibito a Centro scommesse e l’Istituto -OMISSIS- risulterebbe legato ad un impedimento meramente temporaneo all’utilizzo dell’ingresso principale dello stesso Istituto.

2.1 Le censure colgono nel segno e meritano positivo apprezzamento.

Trova, infatti, applicazione, nel caso che occupa, il principio, espressione di un insegnamento risalente e consolidato nel campo del diritto amministrativo, del “tempus regit actum” sicchè “la legittimità del provvedimento amministrativo finale deve essere accertata con riferimento alla normativa vigente al momento della sua adozione” (così, da ultimo, Consiglio di Stato, sez. V, 14/08/2020, n. 5038).

Da ciò consegue il difetto, con riguardo al provvedimento impugnato, del presupposto dell’annullamento d’ufficio ex art. 21-nonies della L. n. 241 del 1990 e ss.mm. rappresentato dall’illegittimità originaria dell’atto oggetto di ritiro.

È, infatti, appena il caso di notare che la licenza di cui all’art. 88 T.U.L.P.S. n. 773/1931 di cui era titolare l’odierna ricorrente risultava, al momento del suo rilascio (il 25 novembre 2019), conforme al dettato dell’art. 7, comma 2, L.R. Puglia n. 43/2013 (così come modificato dalla L.R. Puglia n. 21/2019). Il rispetto della distanza minima di 250 metri del locale adibito a Centro raccolta scommesse gestito da -OMISSIS- (sito in -OMISSIS-) dai c.d. “luoghi sensibili” (e, segnatamente, dall’Istituto scolastico -OMISSIS-) è stato, infatti, verificato, a seguito di autodichiarazione dell’interessata (resa il 23 settembre 2019), dalla Polizia Municipale di Taranto ed attestato dalla stessa a mezzo di annotazione del 10 novembre 2019 (e, quindi, in data anteriore a quella del rilascio della licenza di p.s. oggetto dell’impugnato annullamento d’ufficio).

A nulla rileva, per contro, che, nel compiere tale misurazione, la Polizia Municipale di Taranto non abbia preso in considerazione l’ingresso principale dell’Istituto scolastico (insistente in via -OMISSIS-) ma, in ragione della impraticabilità del primo, un ulteriore ingresso secondario sito a distanza maggiore dal Punto vendita di cui è titolare la ricorrente.

Da un lato, infatti, non può dubitarsi, anche in mancanza di disposizione formale in tal senso del Dirigente scolastico, che l’utilizzo dell’ingresso principale fosse, al momento del rilascio della licenza amministrativa, effettivamente interdetto. Tanto risulta, infatti, da un atto, quale la già richiamata annotazione di servizio del personale di polizia municipale del 10 novembre che ha valore fidefacente e che non ha trovato, comunque, smentita alcuna nelle produzioni difensive di parte resistente.

Dall’altro, non può certo inficiare la validità della licenza amministrativa l’astratta possibilità di rispristinare l’utilizzo dell’ingresso principale di via -OMISSIS-. In disparte dalla considerazione che non v’è certezza, allo stato, sulla utilizzabilità in piena sicurezza dell’ingresso di via -OMISSIS- e sulla misurazione, secondo il criterio legale del percorso pedonale più breve nel rispetto del Codice della Strada, della effettiva distanza del Punto Scommesse, l’eventuale ripristino dell’utilizzo dell’ingresso si sostanzierebbe in una circostanza sopravvenuta al rilascio della licenza oggetto del provvedimento di annullamento di ufficio qui impugnato.

2.2 Si appalesa, peraltro, fondata anche l’ulteriore censura mossa da parte ricorrente e relativa ad un difetto di adeguata motivazione del provvedimento impugnato. L’estrema peculiarità della vicenda concreta (anche in considerazione del fatto che la violazione si concreterebbe in una minor distanza di pochi metri rispetto al luogo sensibile) imponeva, infatti, all’Amministrazione resistente uno specifico sforzo motivazionale che doveva sostanziarsi nell’esposizione puntuale delle ragioni fondanti la prevalenza dell’interesse pubblico alla rimozione della licenza rispetto al contrapposto interesse privato alla sua conservazione e che non si poteva certo ridurre alla mera presa d’atto, in maniera del tutto generica, del “breve lasso di tempo tra il rilascio del titolo di polizia e l’avvio del procedimento”.

3. Il ricorso deve essere, dunque, accolto e va disposto, per l’effetto, l’annullamento dell’impugnato provvedimento Cat. 11/E Div. P.A.S./2020 a firma del Questore della Provincia di Taranto datato 30 marzo 2020.

4. Le spese processuali, liquidate come in dispositivo, seguono ex artt. 26 c.p.a. e 91 c.p.c. la soccombenza e sono da porre integralmente a carico di parte resistente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’impugnato provvedimento Cat. 11/E Div. P.A.S./2020 del Questore della Provincia di Taranto datato 30 marzo 2020″.