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Sono stati tutti confermati del Gip di Reggio Calabria i 18 fermi di indiziato di delitto eseguiti lo scorso 14 di novembre nell’ambito dell’operazione Galassia, sul business delle scommesse online che sarebbero state gestite dalle cosche di ‘ndrangheta.

Al termine delle indagini, su richiesta della Procura diretta da Giovanni Bombardieri, il giudice per le Indagini Preliminari ha emesso in totale ben 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere (tra cui appunto i 18 fermi) applicando la massima misura restrittiva nei confronti di due soggetti, al momento già ristretti per altra causa, e accusati insieme ai principali indagati di associazione per delinquere di tipo mafioso e semplice.

Secondo gli inquirenti l’associazione commetteva diversi reati tramite delle imprese – di fatto attive nel nostro Paese ma con sede legale in Austria e Malta – che operavano nella gestione e raccolta delle puntate su giochi e scommesse in Italia.

Il tutto però sarebbe avvenuto senza le concessioni e autorizzazioni previste per legge, dunque violando le norme fiscali e quelle anti-riciclaggio.

L’accusa è dunque di aver esercitato abusivamente l’attività di gioco e scommesse ma anche di non aver presentato dichiarazione dei redditi ed Iva, di aver truffato lo Stato, (non avendo pagato all’Erario la tassa per l’esercizio delle attività). Contestato anche il riciclaggio, l’auto-riciclaggio, il reimpiego dei proventi e la concorrenza sleale.

In pratica, sempre secondo la tesi investigativa, l’associazione sarebbe stata strutturata secondo una catena gerarchica che dai capi, ai promotori ai costitutori, lavorava all’estero per acquisire le licenze, per la gestione amministrativa e finanziaria, predisponendo dei server e dei software, effettuando poi la manutenzione, lo sviluppo e l’aggiornamento delle piattaforme informatiche (i cosiddetti provider), necessari allo sviluppo dell’attività.

In Italia, invece, tramite le reti commerciali – sviluppate su base piramidale e con piani provvigionali progressivi e con una struttura regionale o provinciale – diffondevano i brand gestiti, la raccolta delle “puntate”, gestivano i flussi finanziari generati, e risolvevano gli eventuali problemi tecnico-informatici.

In particolare, chi aveva ruoli dirigenziali e organizzativi di “secondo livello”, pare gestisse e coordinasse diversi punti commerciali che effettuavano abusivamente l’offerta di giochi e scommesse. Così facendo consentiva di espandere i prodotti sul territorio, anche grazie alla presunta partecipazione alla ‘ndrangheta, cioè facendo leva sulle relazioni con esponenti mafiosi.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip fanno seguito ai provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione Investigativa Antimafia ed eseguiti a novembre, in tutt’Italia, da militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza dello Stretto (in particolare dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria), insieme al personale del Centro Operativo della Dia reggina del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia di Roma e della Dda dello Stretto.

Con l’operazione “Galassia” si sarebbe accertata l’esistenza di una pluralità di associazioni per delinquere operanti sul territorio nazionale nel settore della raccolta del gioco e delle scommesse con una serie di marchi che, in rapporto con la ‘ndrangheta, da un lato avrebbero consentito a quest’ultima di infiltrarsi nella propria rete commerciale e di riciclare gli imponenti proventi illeciti, dall’altro di trarre “esse stesse significativo supporto per l’ampliamento della propria rete commerciale e per la distribuzione capillare del proprio marchio sul territorio”.

Le investigazioni, in particolare, evidenzierebbero una piena operatività di un articolato gruppo criminale che – grazie agli accordi territoriali con le organizzazioni mafiose – si sarebbe infiltrato nel tessuto economico nazionale, in particolare nel comparto dei giochi e scommesse, compiendo diverse violazioni che riguardavano la raccolta fisica delle scommesse senza la concessione rilasciata di norma dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Il tutto utilizzando dei siti online “.com” completamente illegali e dei Centri Trasmissioni Dati (CTD) e dei Punti Vendita Ricariche (PVR) come “schermo giuridico fittizio” dietro cui nascondere la raccolta illegale.

Nel corso delle indagini, poi, è stato rilevato anche l’esercizio, da parte di alcuni componenti del gruppo, di una pluralità di attività illecite tra cui l’esercizio abusivo di attività creditizia, l’organizzazione di corse clandestine di cavalli con relative scommesse, la creazione di alcune sale adibite a “bische clandestine” gestite da soggetti considerati appartenenti o vicini alle cosche di “‘ndrangheta”, attive sul territorio reggino, il riciclaggio e il traffico di stupefacenti.

Sono state sequestrate 17 imprese attive sul territorio nazionale e altre 23 estere, 33 siti di scommesse on-line, 24 immobili, numerosi automezzi, conti correnti italiani e esteri, e innumerevoli quote societarie di aziende nazionali ed estere, per un valore di oltre 723 milioni di euro.

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