Il settore delle scommesse chiede risposte concrete. A quasi sue mesi dalla chiusura delle attività per l’emergenza Coronavirus servano risposte chiare. Paolo Lozzi è un imprenditore del settore, titolare di cinque sale aderenti al circuito Eurobet.

“Ieri, giovedì 23 aprile, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso una determinazione direttoriale nella quale si specifica: dal 27 aprile, la ripresa della raccolta dei giochi numerici 10eLotto, Million Day, Winforlife e Vincicasa; dal 4 maggio, la ripresa dei giochi SuperEnalotto, SuperStar, Eurojackpot e Lotto tradizionale e delle scommesse che implicano la certificazione da parte del personale dell’agenzia ; dall’ 11 maggio, la ripresa della raccolta delle scommesse su eventi sportivi, non sportivi e simulati, mantenendo in ogni caso l’obbligo di spegnimento dei monitor in ricevitoria, e della raccolta tramite dispositivi elettronici tipo slot machine”, dichiara Lozzi.

“Finalmente si può ripartire, penserete. Finalmente anche le agenzie scommesse, le stesse a cui le banche negano i finanziamenti, le stesse abbandonate da un governo “distratto”, le stesse che da anni gonfiano le casse dello Stato con una tassazione senza eguali, potranno riaprire?

Ad una prima lettura potrebbe sembrare così, se non fosse che nella determinazione direttoriale c’è una frase che, invece, lascia perplessi: “presso gli esercizi per i quali non vige obbligo di chiusura”.

Tradotto: si potrà scommettere, seppure con delle limitazioni, solo nelle tabaccherie. Perché nelle tabaccherie si può scommettere e nei centri scommesse no? Perché una tabaccheria dovrebbe essere migliore di un’agenzia scommesse? Per quanto si possa cercare una risposta, non si riuscirà mai a trovarne una convincente. Eppure il servizio offerto, almeno per quanto riguarda i giochi, è lo stesso. Si poteva pensare ad una riapertura anche per i centri scommesse, magari con le stesse limitazioni a cui sono sottoposte le tabaccherie. Ed invece nulla. Ci siamo ritrovati, ad un tratto, abbandonati da tutti. Noi che ogni anno garantiamo allo Stato introiti per miliardi di euro!

Possibile che lì, al governo, nessuno abbia pensato a questa cosa? Possibile che a nessuno stia a cuore il destino di onesti imprenditori e delle famiglie di lavoratori che vivono di questo?
Era il 16 marzo quando il premier Conte diceva: “nessuno deve sentirsi abbandonato”. Eppure, ad oltre un mese di distanza, quel senso di abbandono è forte. E scoraggiante. Non arrivano risposte certe circa la riapertura, le banche sono padrone del destino degli imprenditori, non ci sono i fondi per i lavoratori in Cassa Integrazione. Al momento, il futuro è un mare di nebbia incerto e non si capisce in che direzione stiamo andando. Ed in questo caos generale, qualche navigante potrebbe smarrirsi verso sentieri non proprio leciti…

Gli interrogativi sono tanti, le risposte tardano ad arrivare. E con esse, gli aiuti per gli imprenditori e per i lavoratori. Abbiamo paura, ma prendendo a prestito le parole di Thomas Jefferson “i popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli”. Vogliamo risposte concrete e le vogliamo subito!”, conclude Paolo Lozzi.