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SCOMMESSE – Importante Sentenza resa il 23 giugno 2018 dal Tribunale di Livorno in materia di scommesse. Il Tribunale, nonostante un orientamento della Cassazione non propriamente favorevole in tal senso, rivaluta la tesi dell’errore scusabile ed assolve il titolare di un CED che ha dimostrato di essere sempre stato convinto delle proprie ragioni.


Il caso si riferisce ad un operatore, collegato ad un bookmaker austriaco, poi aderente alla procedura di regolarizzazione, che ancor prima operava come punto com.

Lo stesso imputato aveva chiesto il rilascio di licenza ex art.88 tulps, vedendosela negare per la carenza del titolo in capo alla società preponente. Lo stesso aveva anche avanzato ricorso al Tar mantenendo tuttavia il centro operativo ed aperto al pubblico.

Successivamente vi era stata la sua adesione alla procedura di regolarizzazione con il conseguente rilascio dei titoli.

La difesa, sostenuta dall’avv. Marco Ripamonti, oltre a produrre argomenti basati sulla discriminazione patita dall’operatore estero e dai suoi preposti, ha anche argomentato come l’imputato non potesse considerarsi “clandestino”, avendo sempre lavorato alla luce del sole ed avendo fatto affidamento sul proprio convincimento di aver subito ingiusta discriminazione, aderendo per giunta alla procedura di regolarizzazione.

Nonostante le avverse memorie della parte offesa Snai, il Giudice ha preferito quest’ultima tesi e, prescindendo dai possibili profile discriminatori, ha testualmente statuito: “Deve piuttosto pervenirsi alla assoluzione degli imputati dal reato ascritto per difetto dell’elemento soggettivo, con riferimento all’attività svolta (presumibilmente dal mese di settembre) sino al 18.12.2014, oggetto di contestazione. Premesso che l’attività in questione non è stata posta in essere in modo clandestino, avendo l’imputato avanzato istanza di licenza ex art.88 tulps all’indomani della stipula del contratto di prestazione di servizi di cui si è detto, e che la volontà di operare professionalmente nel rispetto della normativa di settore trova conferma nella avvenuta richiesta (conseguente alla regolarizzazione da parte di GBBH, cui AAMS ha rilasciato autorizzazione ad operare in data 7 maggio 2015) di autorizzazione di polizia ex art.88 tulps, rilasciata infine al ced in data 28.9.2915..pare potersi affermare, anche sulla scorta delle circostanze richiamate in premessa a quel contratto del 21.8.2014 (le sentenze CGUE, tra le altre. Gambelli, Placanica, Costa Cifone sul contrasto del sistema concessorio italianocon i principi ex artt.49 e 56 TFUE; la disponibilità da parte delle società mandanti di licenza nazionale ad esercitare l’attività di scommessa), che gli esercenti abbiano esercitato l’attività nella convinzione, ovvero nella aspettativa, scusabile ex art.5 cp, che la legittimità di quella medesima attività venisse riconosciuta anche dalle autorità nazionali. Deve conclusivamente escludersi, per il motivi detti, la ricorrenza dell’elemento costitutivo soggettivo del reato contestato“.

Ne è seguita assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Soddisfatto il difensore avv. Ripamonti, che ha commentato: “Finalmente è stato accolto un principio che svincola il titolare del centro dalle sorti del bookmaker. Il Tribunale ha infatti superato la problematica della possibile discriminazione, o meno, ai danni dell’operatore trasfrontaliero di riferimento, valutando invece le circostanze di fattto e l’atteggiamento psicologico dell’imputato nel suo complesso, dando una diversa chiave di lettura del concetto di clandestinità”.

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