Ripamonti
Avv. Marco Ripamonti
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(Jamma) – Il Tribunale di Milano, con sentenza depositata il 6 dicembre 2017, risolve un caso piuttosto inedito, attinente alla vicenda di un titolare di un centro regolarizzato, il quale si era veduto contestare il reato di abusiva raccolta di scommesse (art.4 legge 401/89), nelle more del rilascio del titolo di pubblica sicurezza da parte della Questura per effetto dell’adesione alla “sanatoria”. Titolo poi negato per profili di immeritevolezza personale già conosciuti all’imputato stesso.
L’imputato, assistito dall’avv.Marco Ripamonti, si è veduto contestare dalla Procura ambrosiana, proprio la circostanza che, pur avendo raccolto scommesse in forza di titolo provvisorio rilasciato dai Monopoli, sarebbe poi sopraggiunto il diniego, da cui la realizzazione del reato per le attività nel frattempo svolte.

La difesa, per converso, ha sostenuto la piena liceità dell’operato del titolare del centro, proprio per carenza del presupposto della natura “abusiva” della condotta, elemento essenziale del reato, per via della efficacia e vigenza della autorizzazione provvisoria di AAMS al momento della notizia di reato, ancorchè il diritto fosse andarto a decadere per via del diniego della Questura.

Hanno prevalso le tesi difensive e l’imputato è stato assolto con la formula il fatto non sussiste, con pronuncia basata sul concetto di abusivismo della condotta.
Così, testualmente, la sentenza: “L’utilizzo dell’espressione «abusivamente» circoscrive la rilevanza penale della condotta di gestione di attività di gioco e scommessa nei limiti in cui sia esercitata in assenza di un provvedimento amministrativo attributivo di detta facoltà. La ratio risiede, infatti, nella volontà del legislatore di punire quelle condotte che eludano i controlli e i limiti imposti, a livello statale, alle attività oggetto di monopolio. Trattasi, pertanto, di una ipotesi di reato a cosidetta illiceità o antigiuridicità speciale, in cui il precetto penale è caratterizzato da elementi normativi extrapenali che, per effetto del fenomeno di eterointegrazione della fattispecie, ne diventano veri e propri elementi costitutivi. La norma extrapenale rilevante ai fini per cui è processo è l’art.1 comma 643 legge 190/14 che prevede il rilascio della concessione governativa in sanatoria con conseguente diritto dei soggetti beneficiari all’esercizio provvisorio della attività pur nella – temporanea – mancanza delle autorizzazioni necessarie. L’imputato, all’epoca del sopralluogo, era già beneficiario del titolo in sanatoria previsto dal comma 643 dell’art.1 della legge 23 dicembre 2014 n.190 che lo autorizzava in via provvisoria all’esercizio dell’attività ed aveva già richiesto alla Questura l’autorizzazione ex art. 88 tulps. Al momento dell’avvenuto controllo, pertanto, la gestione non era esercitata illecitamente ma avveniva in conformità a quanto disposto dall’atto di concessione adottato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. L’imputato, il 30 luglio 2015 (dopo l’autorizzazione provvisoria e prima del diniego della Questura del 18.8.2015) era, pertanto, titolare di un vero e proprio diritto ad esercitare l’attività, seppur provvisorio, dal momento che il suo consolidarsi era condizionato al rilascio dell’autorizzazione finale da parte della Questura. …Alla luce di quanto illustrato ne consegue che, al momento dell’accertamento l’imputato non esercitava l’attività di gestione di gioco e scommessa «abusivamente»

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