Ripamonti
Avv. Marco Ripamonti

La Corte d’Appello di Messina, con sentenza del 19 dicembre 2018, pronunciata con motivazione contestuale, ha riformato la condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Messina ed ha mandato assolto l’imputato con formula il fatto non sussiste.

Nei confronti del medesimo, il Tribunale, oltre alla pena detentiva (sospesa), aveva applicato anche il divieto di frequentare sale scommesse, nonostante l’imputato avesse conseguito il titolo di pubblica sicurezza partecipando alla procedura di regolarizzazione e gestisse un centro sanato.

Discutendo in appello la difesa, rappresentata dallo studio legale Ripamonti, impegnato da anni nella difesa dei centri collegati al bookmaker austriaco, nonché dallo studio legale Castellucci, ha puntato sulla carenza di pericolo nei confronti dell’ordine pubblico, argomentando come il legislatore italiano abbia palesato, soprattutto con la successiva procedura di regolarizzazione, di perseguire essenzialmente finalità di tipo erariale.

La Corte d’Appello ha ricostruito tutta la vicenda dell’operatore austriaco prendendo spunto dalle diverse sentenze di Cassazione, concentrandosi poi sulla sentenza Biasci resa dalla Corte di Giustizia, in particolare sul passo che prevede la incompatibilità comunitaria della normativa dello stato membro volta ad inibire ogni forma di attività trasfrontaliera soprattutto dove sia previsto un contatto diretto con lo scommettitore e sia eseguibile ogni verifica di ordine pubblico.

Quindi, la sentenza assolutoria.

Soddisfatti i due legali dell’imputato, attualmente impegnati in azione congiunta anche nella nota questione relativa all’imposta unica pervenuta ai titolari di centri non regolarizzati, che fino al 2014/15 operavano per diverso bookmaker sempre austriaco.

Class action, quindi, in avanzamento.

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