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(Jamma) – La Corte d’Appello di Bari, all’udienza del 14 maggio 2018, assolve con formula “il fatto non sussiste” il titolare di centro scommesse collegato a bookmaker austriaco che, nel 2012, aveva intrapreso l’attività senza attendere il diniego della Questura relativamente alla richiesta 88 tulps.

Da ciò la contestazione di cui all’art.4 legge 401/89.

Il Tribunale, in primo grado, aveva inflitto mesi sei di reclusione, con pena sospesa.

L’atto di appello, avanzato dal difensore dell’imputato, avv.Marco Ripamonti, si è basato sulla situazione discriminatoria che ha connotato la storia dell’operatore tirolese, che successivamente aveva anche aderito alla procedura di regolarizzazione, nella quale era rientrato anche l’imputato, che attualmente gestisce un centro dotato di licenza di pubblica sicurezza.

La difesa, tra i diversi profili difensivi, ha sostenuto l’erroneità dell’iter logico motivazionale del Tribunale, che si era limitato al fatto della carenza del titolo ex art.88 tulps, senza entrare nel dettaglio della situazione discriminatoria, pronunciando una sentenza, per il difensore, per certi versi paradossale, atteso che poi lo stesso imputato, solo per avere regolarizzato, si era veduto rilasciare il titolo di pubblica sicurezza per il solo fatto di avere aderito alla procedura stessa.

Tra gli argomenti svolti anche la carenza dell’elemento soggettivo del reato e l’insussistenza di alcun pericolo, per l’ordine pubblico, da parte dell’operatore austriaco, reduce da pregressa discriminazione, secondo la difesa, anche con riferimento al precedente bando di gara.

La Corte d’Appello ha così accolto le tesi difensive assolvendo con ampia formula.

Per l’avv.Ripamonti: “una sentenza di rilievo – pronunciata da una Corte d’Appello situata nella stessa regione in cui ha sede il Tribunale di Lecce, che ancora oggi si sta occupando di un caso analogo che vede interessati diversi imprenditori – e che potrebbe comportare rilevanti distinzioni“.

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