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L’imposta unica sulle scommesse è dovuta in ogni caso, anche quando l’operatore non è un concessionario autorizzato, ma solo per gli anni a partire dal 2011. E’ quanto ribadisce la Commissione Tributaria del Lazio.

È dovuta l’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse anche sulle scommesse accettate nel territorio italiano di qualunque tipo relative a qualunque evento anche se svolte all’estero ed ancorché la raccolta del gioco, compresa quella a distanza, avvenga in assenza della concessione rilasciata dal MEF. E’ quanto ribadisce la Commissione Tributaria Regionale del Lazio con una sentenza. ”

Il soggetto d’imposta è chiunque gestisca con qualunque mezzo, anche telematico, per conto proprio o di terzi, anche ubicati all’estero, concorsi pronostici o scommesse di qualsiasi genere.

Normativa la cui legittimità costituzionale è stata affermata dalla Corte Costituzionale con sentenza 27/2018 con la quale è stato precisato che, in mancanza di una regolazione degli effetti transitori ed in considerazione della portata interpretativa dell’art. 1 co. 66 lett. b) legge 220/2010, tale disposizione è destinata ad applicarsi anche ai rapporti negoziali perfezionati prima della sua entrata in vigore, osservando tuttavia come, per i rapporti sorti antecedentemente all’entrata in vigore della norma interpretativa, non possa aver luogo la traslazione dell’imposta dal ricevitore al bookmaker giacché l’entità delle commissioni pattuite si era già cristallizzata sulla base del regime normativo precedente all’entrata in vigore della l. 220/2010, confermando l’assoggettamento all’imposta unica sulle scommesse sia del ricevitore italiano sia del bookmaker estero privo di concessione solo per gli anni d’imposta a partire dal 2011.

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