Formula assolutoria andata ben oltre la stessa richiesta della Procura, con il Biasci che è stato assolto con la formula il fatto non sussiste, anziché con quella “il fatto non costituisce reato” proposta dal Procuratore Generale.

La Corte d’Appello ha così preferito le tesi e richieste svolte dal difensore Avv. Marco Ripamonti, che aveva chiesto la riforma della Sentenza di condanna del primo grado resa dal Tribunale di Livorno con la formula più ampia possibile.

La motivazione della sentenza d’appello depositata il 3 Luglio ripercorre la discriminazione patita dal bookmaker di riferimento del Biasci a fronte del Bando Bersani, richiamando riguardo al caso Biasci stesso la sentenza CGE Costa Cifone e ravvisando la inscindibilità tra la storia del bookmaker e quella del preposto, avendo quest’ultimo avanzato istanza 88 Tulps proprio facendo esplicito riferimento al contratto intervenuto con l’operatore austriaco.