L’amministratore delegato di Snaitech Fabio Schiavolin è intervenuto oggi ad un evento organizzato dal Corriere dello Sport parlando del divieto di pubblicità al gioco d’azzardo e i sui effetti

Raccontare lo sport e il betting ai tempi del Covid-19 e analizzare il futuro dell’industria come volano di ripartenza economica ma soprattutto sociale del nostro paese. Con questi obiettivi Snaitech, azienda da sempre in prima linea nella promozione della cultura e dell’informazione sportiva, ha partecipato al panel “Il betting fa bene allo sport?“, nel corso del quale l’amministratore delegato Fabio Schiavolin, è stato intervistato da Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport: “Il dibattito che ruota attorno alle scommesse sportive è più che mai attuale – ha detto Schiavolin -. Sia da parte dell’opinione pubblica, che ci guarda con sospetto, che da parte delle istituzioni, come dimostrato dalle chiusure disposte dall’ultimo DPCM del Governo e dalle normative delle amministrazioni locali”.

Il panel era parte di Sportlab, una giornata di convegni digitali, una maratona di interventi delle più alte rappresentanze dello sport, dalle istituzioni agli stakeholders – passando per chi ha scelto lo sport come mestiere e passione – organizzata in occasione dei 75 anni dalla fondazione dei quotidiani Tuttosport e Corriere dello Sport-Stadio.

“Come Amministratore Delegato di un Gruppo leader nel gioco legale – prosegue Schiavolin – desidero prendere una posizione netta: il betting fa senz’altro bene allo sport. In primo luogo, perché noi operatori legali vigiliamo sull’integrità dello sport professionistico. A tal proposito, ad esempio, abbiamo realizzato in passato, sia con il Genoa che con il Milan, dei corsi di formazione rivolti alle squadre e agli staff per informare sul fenomeno del calcioscommesse, che troppo spesso viene confuso con il gioco legale e su tutte le conseguenze personali e societarie derivanti da comportamenti irregolari che, spesso considerati con superficialità, possono nuocere allo sport. Inoltre, tutti noi bookmaker siamo una fonte fondamentale di raccolta di dati per monitorare e garantire la massima trasparenza nello sport, proteggendone l’integrità: i nostri sistemi di controllo hanno raggiunto ormai un livello tecnologico straordinario che consente in tempo reale di evidenziare e denunciare eventuali irregolarità combattendo così il match fixing. Il secondo motivo per a nostro parere il betting fa bene allo sport legato alle risorse economiche investite in comunicazione dagli operatori nello sport e nei media sportivi. Purtroppo il Decreto Dignità ha bandito ogni possibilità in tal senso e, pertanto, gli oltre 140 milioni di euro che il nostro settore investiva nello sport prima del Decreto Dignità, hanno indirettamente ridotto il valore di tutto il “prodotto sportivo” facendo venire meno risorse non solo al mondo del calcio ma anche agli sport cosiddetti “minori” e togliendo risorse ai media che, appunto, soprattutto nei confronti degli sport minori sono volano della diffusione degli stessi. Certo, l’industria del gioco legale deve fare anche un mea culpa per non essere stata in grado di autoregolamentarsi in maniera efficace, in alcuni casi per il tono della comunicazione troppo aggressivo utilizzato per gli spot e per l’eccessivo affollamento pubblicitario che, peraltro, ha notevolmente appiattito l’efficacia stessa del messaggio di comunicazione. Questa incapacità di autoregolamentarsi credo abbia contribuito in maniera determinante allo stop totale di ogni forma di comunicazione. Crediamo sia necessario attenersi a codici diversi mettendo sempre al primo posto la passione per lo sport e il concetto del pronostico come momento di svago e divertimento. Noi, di sport viviamo. Se lo sport è meno appetibile, lo sono di meno conseguentemente anche i nostri prodotti. Nella nostra attività quotidiana spieghiamo regole e tradizioni, raccontiamo il fascino di tutti gli sport sui nostri blog e siti internet, nelle nostre agenzie, sulle nostre app o sulla nostra radio. Siamo veicoli di cultura sportiva. È lo sport il nostro mestiere, non i numeri.

Noi teniamo sotto controllo la filiera dello sport perchè siamo i primi precettori di anomalia. La percezione comune denota una grande confusione tra gioco legale e gioco illegale, e sopratutto sui prodotti che sfuggono alla legalità. Qui entra in giorno il nostro ruolo di concessionari. Abbiamo avviato diverse iniziative, attraverso la formazione delle squadre di calcio sul fenomeno delle scommesse. Abbiamo sondato il pubblico, alla domanda cosa ne pensi del calcioscommesse qualcuno ha risposto che è una cosa positiva, l’importante è farlo con moderazione. Questo fa riflettere.

Oggi dobbiamo ripensare il messaggio. Riportare alla passione dello sport. Se devo promuovere le mie scommesse di basket devo farlo andando ad interessare gli appassionati e lo faccio facendo leva sulla loro passione. Pensiamo al Totocalcio, a cosa è stato fatto negli anni ’40. Dovremmo tornare a quelle logiche”.