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(Jamma) – Il programma sembra ambizioso: tre anni di formazione, sensibilizzazione, monitoraggio e sconti fiscali per abbassare la “febbre del gioco” dei sassaresi, che ogni anno sacrificano 75 milioni di euro sull’altare della dea bendata.

Peccato che il “Piano triennale di contrasto alla ludopatia e al gioco d’azzardo patologico” approvato dalla giunta comunale nei giorni scorsi, parta già spuntato: come riporta La Nuova Sardegna non ci sono soldi per attuarlo e sia nell’esecutivo sia nel Consiglio ristagna non poco scetticismo sull’iniziativa. Tanto che a due anni e mezzo dall’approvazione in Consiglio comunale della mozione con cui Palazzo ducale dichiarava guerra al gioco d’azzardo (era il febbraio 2014), ancora non è stato pubblicato il bando che consente ai titolari di bar e locali pubblici di accedere agli sgravi fiscali destinati agli esercenti che rinunciano alle slot machine.

La scorsa estate un solo bar, rispondendo a un’iniziativa del comitato “Sassari No Slot”, si è liberato delle macchinette mangiasoldi. D’altronde gli ipotetici premi tributari promessi dal Comune sono un po’ poveri per invogliare gli esercenti ad abiurare al gioco d’azzardo: 1.000 euro l’anno di bonus su Imu, Tosap e imposta pubblicità, a fronte di guadagni che si aggirano intorno ai 5mila a macchinetta.

Il programma approvato dalla giunta è comunque audace, è stato formulato con il contributo delle Serd (il Servizio dipendenze della Asl di Sassari) e delle associazioni che in città si preoccupano di contrastare il fenomeno, e si muove su più fronti. Tra gli obiettivi: istituire un osservatorio sulla ludopatia, avviare attività di formazione per gli operatori dei servizi sociali comunali, portare avanti iniziative di sensibilizzazione dei cittadini sul problema, rafforzare l’attività di prevenzione primaria con politiche sociali mirate. «È un programma che coinvolge il Serd e le associazioni cittadine e che tiene conto non solo del fenomeno slot machine ma di tutti i complicati aspetti, sanitari, economici e sociali derivati o collegati al gioco d’azzardo», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Monica Spanedda.

Anche in maggioranza il programma di contrasto adottato lascia qualche dubbio: «I contributi del Comune sono solo un premio etico a chi rinuncia alle slot nel proprio locale – commenta l’assessore al Bilancio, Alessio Marras – la cifra di per sé è irrisoria rispetto ai mancati guadagni, e in Bilancio non possiamo destinare grandi risorse agli sgravi. Per il prossimo anno prevediamo di stanziare circa 10mila euro, poi pubblicheremo il bando per le adesioni. Ma le vere azioni devono essere fatte dal Governo nazionale, gli enti locali possono ben poco».

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