“Le dipendenze comportamentali sono un nuovo capitolo della psichiatria, anche se parliamo di vecchie dipendenze come quella del gioco d’azzardo, che è legato all’uomo in maniera quasi indissolubile da secoli. L’avvento di internet e delle cosiddette macchine elettroniche da gioco oltre che la diffusione dei locali aperti 24 ore su 24, hanno sicuramente aumentato il numero di fruitori, ma bisogna fare attenzione a non confondere il gioco d’azzardo, con il gioco d’azzardo patologico (solo l’1 o il 2 per cento dei giocatori diventano patologici). Il disturbo da gioco d’azzardo ha notevoli possibilità di cura, ma purtroppo, solo il 10-20 per cento dei giocatori patologici chiede aiuto. Quindi, è più importante prevenire, rispettando il più possibile il diritto dei giocatori non patologici di continuare a giocare. In quest’ottica sono possibili varie strategie di intervento: da quelle proibizionistiche più adatte ai minorenni, a quelle più educative per gli adulti che promuovono il gioco responsabile. In ogni caso, bisogna prestare molta attenzione al rischio di promuovere, con questi interventi, il gioco illegale. Infine, non si possono dimenticare le dipendenze da internet, da videogame e dai social network, che sono sottovalutate come possibili patologie”.

Lo ha detto Emilio Sacchetti, presidente eletto Accademia Italiana di Scienze delle Dipendenze Comportamentali nell’ambito del talk dal titolo ‘Tentazioni pericolose – Fumo, droghe, gioco, sesso e alcool: quando diventano dipendenze?’ organizzato presso il Centro Comunicazione Bayer di Viale Certosa 130 a Milano.