L’avv. Marco Ripamonti ha rilasciato a Jamma brevi considerazioni a caldo sul “decretone“.

Questo il pensiero del professionista viterbese, che da venti anni è tra i maggiori esperti del settore:

Ho letto una sola volta, per ora, le nuove norme, ma mi è immediatamente parso di grande impatto ed evidenza l’inasprimento della pena per il reato di cui all’art.4 legge 401/89, previsto finora da sei mesi a tre anni e che passerebbe da un minimo di tre anni a sei anni come pena massima.

E’ chiaro che sia sempre doveroso e necessario operare nella raccolta di scommesse in possesso dei necessari titoli, ma è certamente innegabile, sul piano delle riflessioni in Diritto, come un simile inasprimento, ancorchè determinato dall’esigenza di reprimere la raccolta abusiva e la sua diffusione, sia davvero inedito o, comunque, vanti pochissimi precedenti analoghi.

Fissare il minimo della pena a tre anni ed il massimo a sei, al di là dell’aumento in sè, comporta importanti conseguenze e preclusioni sul piano della applicabilità del proscioglimento per particolare tenuità del fatto ed in tema di concessione della sospensione condizionale della pena.

Ma vi sono anche altre implicazioni in tema di sanzioni accessorie e di arresto (facoltativo) in flagranza di reato.

Si tratta, a mio avviso, di una scelta ben comprensibile sul piano politico, ma che sul profilo legislativo lascia margini di perplessità quanto alla proporzionalità ed adeguatezza, laddove si ponga l’attenzione sul fatto che la pena minima per l’odioso reato di usura è di “soli” due anni e che per l’altrettanto odioso e grave reato di furto in abitazione è prevista la medesima forbice compresa da tre a sei anni.

Senza poi dire che il gioco d’azzardo (fattispecie riferibile anche al fenomeno della c.d. “bisca clandestina”, certamente di allarme sociale non certo inferiore rispetto al centro elaborazione dati brandizzato) dal 1931 resti una ipotesi contravvenzionale di scarso peso, che prevede un platonico arresto fino ad un anno, che penso pochi abbiano in effetti scontato. Non mi stupirei se la novella legislativa finisse, prima o poi, in Corte Costituzionale.

Quanto agli interventi relativi alle AWP, relativamente all’aumento del PREU, payout e corrispettivo per il rilascio dei titoli, non sono sorpreso, atteso che, come è evidente, gli stessi si pongono in perfetta linea di continuità con il programma rovinoso di una settore, quello delle AWP, a scapito in particolare dei gestori, sopratutto con aziende di più piccola entità“.

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