(Jamma) – “Quando si parla di gioco purtroppo le posizioni sono spesso populistiche e scontate. Come legislatori dobbiamo fare attenzione ai profili pubblici della questione. Parliamo di 300mila addetti, 100mila esercizi che si sostengono anche grazie alle entrate delle slot. Poi c’è una entrata erariale importante a cui lo Stato forse non può rinunciare. Infine c’è la legalità e gli operatori ne sono garanti. In un mondo perfetto forse non ci sarebbe nemmeno il gioco d’azzardo, ma così non è”.

Lo ha detto l’On. Pietro Laffranco, componente della Commissione Finanze della Camera, intervenendo al convegno romano “Il riordino del gioco pubblico: tra prospettive di riforma, necessità di innovazione e lotta alle dipendenze”.

“In questo quadro ci vorrebbe attenzione nel parlare di ludopatia. Come una volta c’erano i professionisti dell’antimafia non vorrei che ci fossero oggi i professionisti della ludopatia che forse sono solo interessati alla spartizione dei 50 milioni messi a disposizione per gli interventi di contrasto – ha proseguito Laffranco -. Gli ultimi tre governi su questo tema hanno navigato a vista. Non possono intervenire o non lo vogliono fare. C’è stata la delega fiscale, approvata, ma non è stata esercitata. Poi la Stabilità 2016 e l’intesa in Conferenza Unificata, ma anche da questo fronte non esce nulla. Gli ultimi tre governi non hanno fatto quello che il parlamento gli ha indicato di fare. C’è una responsabilità politica non di poco conto.

Se quello che si annuncia nella manovrina verrà confermato, ovvero l’aumento del Preu sulle slot, forse dell’1%, sarà un’altra stangata che dimostra come il riordino del sistema dei giochi sia davvero necessario. Serve fare un riordino sulle competenze, pensiamo alle 14 leggi regionali, le ordinanze dei sindaci, ma, e lo vorrei chiedere al sottosegretario Baretta, in presenza di un cellulare che senso ha introdurre le distanze dai luoghi sensibili? Lo Stato deve intervenire se vuole assumere un ruolo nella regolamentazione dei giochi, riprendendo il ruolo che lo ha portato a incanalare l’offerta in un alveo legale. Alla fine voi imprenditori – ha aggiunto Laffranco – siete considerati solo un bancomat, la cosa va corretta così come va corretta la disparità nel prelievo, tra slot e vlt. Questo Governo ha sentito quello che ha detto la Corte dei Conti? E ai Monopoli di Stato cosa dicono? Sarebbe interessante saperlo. Mi auguro che il Governo, è un auspicio forse pasquale, possa ritrovare la rotta, altrimenti penseremo ad un percorso di proposta parlamentare. Ci vuole serietà anche nelle battaglie culturali e di educazioni civica. Viene il dubbio – ha concluso Laffranco – che le cose non avvengano per caso, non vorrei che questo accanimento nei confronti di un settore nasconda solo l’intenzione di favorirne un altro”.

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