Oltre una ventina di persone sottoposte a misure cautelari: per otto si sono spalancate le porte del carcere, altre sei finite ai domiciliari, cinque raggiunte da un obbligo di dimora e due da altrettante misure restrittive.

È questo il bilancio dell’operazione Scarface scattata all’alba di stamani a Brescia e che, condotta dai carabinieri e diretta dal sostituto Ambrogio Cassani della procura del capoluogo lombardo, avrebbe fatto luce su una presunta associazione a delinquere che avrebbe riciclato del denaro di provenienza illecita, ricavato grazie a delle trasmissioni televisive specializzate nella previsione dei numeri del Lotto, e con l’aggravante di aver agevolato l’attività della ‘ndrangheta.

I militari stanno contestualmente eseguendo un sequestro di beni, sia mobili che immobili, il cui valore complessivo è stimato in circa 25 milioni di euro.

L’indagine – partita nell’agosto del 2017 ed è consistita in intercettazioni e analisi di tabulati telefonici, coniugate con metodologie investigative tradizionali, come perquisizioni e pedinamenti – mira a dimostrare come al vertice dell’organizzazione vi fosse un imprenditore pregiudicato, Francesco Mura, residente nel bresciano.

Insieme ad altri soggetti, tra i quali alcuni già noti e censurati, tramite le sue imprese televisive attive sia in ambito locale che nazionale avrebbero mandato in onda delle trasmissioni con le previsioni delle estrazioni del lotto.

Secondo gli inquirenti, tramite questi programmi Tv avrebbe così fatto da “collettore” di grosse risorse economiche, frutto anche di attività ritenute illecite, e che poi avrebbe riciclato emettendo delle fatture per operazioni inesistenti, reimmettendole così nel tessuto economico legale.

Un “sistema” che oltre a garantire un’evasione fiscale e la disponibilità di somme contanti sottratte al fisco, avrebbe favorito sia lo stesso imprenditore ma anche esponenti della ‘ndrina di cui accennavamo all’inizio, alla quale, pur non essendo affiliato, l’uomo viene considerato “contiguo”, e da qui la contestazione dell’aggravante.

La tesi è poi che Mura si sia avvalso di “un complesso reticolo” di sodali, che avrebbe coordinato, così da generare e accantonare denaro contante, difficilmente tracciabile, ricavato principalmente da una serie d’illeciti fiscali come la contabilizzazione di spese per servizi inesistenti, oltre che sfruttando fenomeni di evasione fiscale attuati attraverso delle dichiarazioni fraudolente.

Le investigazioni, infatti, dimostrerebbero ampiamente come la ragnatela” di società costruita dall’imprenditore negli ambienti televisivi fosse caratterizzata da imprese solide e realmente strutturate, attorno alle quali avrebbero ruotato altre società satelliti, speculari per il loro oggetto sociale, e che si ritiene siano state create appunto come “cartiere per emettere fatture “gonfiate o per operazioni inesistenti.

Le aziende, realmente esistenti, operavano usando un apparato logistico e diversi lavoratori, con la registrazione quotidiana e messa in onda sui canali Tv delle trasmissioni per la previsione dei numeri del lotto, ad ognuna delle quali veniva assegnata un numero di telefono cosiddetto premium, ovvero “a valore aggiunto”.

Gli effettivi utili aziendali derivavano quasi esclusivamente dal volume di telefonate ricevute su questi recapiti e si ritiene venissero poi impiegati per effettuare pagamenti verso le società satellitefittizie”, intestate a presunti prestanome, per la fornitura di servizi inesistenti o comunque per prestazioni ampiamente sovrastimate.

Una volta ricevuto il denaro le “cartiere” lo avrebbero frazionato e accreditato su numerose carte prepagate – intestate a terze persone – dalle quali sarebbe stata prelevata l’intera somma il giorno stesso dell’accredito o in quelli immediatamente successivi.

L’importo prelevato sarebbe stato così rimesso a disposizione – sotto forma di fondo in nero e in contante – del presunto gruppo criminale che, a questo punto, avrebbe provveduto al suo autoriciclaggio con l’acquisto di immobili fatiscenti messi all’asta e poi ristrutturati e rivenduti.

IL SISTEMA DELLE TABACCHERIE

Altri investimenti sarebbero stati le tabaccherie, le sale scommesse e da gioco. Attività commerciali la cui gestione sarebbe stata affidata a persone facenti parte dello stesso sodalizio.

Ed attraverso le tabaccherie, ritenutecompiacentie create appositamente, si sarebbe sviluppata un’altra tecnica di autoriciclaggio.

Gli investigatori sostengono infatti che le giocate vincenti dei cittadini sarebbero state acquistate” dal gestore della tabaccheria e pagate brevi manu con denaro contante, derivante proprio da quel presunto fondo nero ampiamente e continuamente alimentato con le chiamate ai numeri “a valore aggiunto” alle Tv e per la previsione dei numeri del lotto.

Le intercettazioni eseguite documenterebbero un ampio ricorso a questo sistema, largamente diffuso e ben collaudato nei contesti della criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro contante di provenienza illecita.

Consistere nel recuperare – tramite esercenti compiacenti – dei tagliandi o ricevute di vincite di gioco (del Lotto, Superenalotto, Gratta&Vinci, ecc.), per poi intestarli alle persone che hanno bisogno di far emergere e di reimmettere nel tessuto economico legale il denaro contante di cui dispongono e del quale, diversamente, non saprebbero giustificare la disponibilità.

Con queste modalità, fra il 1° gennaio del 2014 e il marzo del 2019 – data in cui si sono concluse le verifiche contabili e fiscali – il presunto capo dell’organizzazione sarebbe riuscito a dimostrare dei profitti falsi per circa 500mila euro.

L’autoriciclaggio del denaro che sarebbe rientrato in circolo sul mercato, avrebbe determinato, come conseguenza indiretta, l’inquinamento delle dinamiche di libera concorrenza anche per le condizioni assolutamente non competitive proposte dal gruppo che, in questo modo, sarebbe riuscito ad aggiudicarsi beni e servizi, soprattutto in questo momento di profonda crisi economica, in ragione dell’enorme disponibilità di contante.

Al vaglio degli inquirenti c’è anche la condotta di un dipendente della filiale di una banca in provincia di Brescia che, omettendo di svolgere i controlli previsti sui flussi finanziari, avrebbe di fatto consentito la commissione dei reati contestati e per il periodo documentato dalle indagini.

I SEQUESTRI

Contestualmente, ipotizzando una “evidente sproporzione” fra i redditi dichiarati e i beni posseduti, dopo gli accertamenti patrimoniali è scattato il sequestro di beni mobili per un ammontare complessivo di 25 milioni di euro.

I sigilli hanno interessato tre ville di pregio (di cui una in Costa Smeralda, un’altra in località Poggi di Imperia e una a Erbusco, nel bresciano), quattro appartamenti (di cui uno a Bardonecchia, nel torinese; due a Imperia e una a Rovato, nel bresciano) e due negozi nel bresciano.

Sequestrai poi 39 fabbricati e 14 terreni, alcuni dei quali nelle province di Cremona e Caserta: sei società (di cui cinque televisive e una di servizi finalizzati alla gestione di tabacchi e ricevitorie); due licenze commerciali per tabaccheria/ricevitoria; quattro veicoli (una Porsche Macan, una Mercedes GLA, una Mini Cooper e uno scooter Bmw C650 Sport); 36 conti correnti in Italia per un ammontare di 1,5 milioni di euro; 400mila in contante, rinvenuti durante le perquisizioni domiciliari.

Seguiranno altri accertamenti patrimoniali anche su conti correnti esteri mentre nell’abitazione di uno degli indagati finiti in carcere, è stata ritrovata e sequestrata una pistola clandestina, una CZ modello Vzor, cal. 7,65 completa di due serbatoi e 70 colpi dello stesso calibro. Per questo l’interessato è stato anche arrestato in flagranza per detenzione di arma clandestina.

IL BLITZ è stato condotto tra Brescia, Bergamo, Cremona, Asti, Imperia, Savona, Sassari, Torino, da ben 150 carabinieri del Comando Provinciale di Bescia, coadiuvati nella fase esecutiva dai colleghi delle Compagnie competenti per territorio e con il supporto di un velivolo del 2° Nec di Orio al Serio.

La misura è stata emessa dal Gip del Tribunale di Brescia su richiesta della Dda locale, che ha concordato con le risultanze d’indagine raccolte dai militari del Nucleo Investigativo bresciano dopo 3 anni di serrate investigazioni.