Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Comune di Riccione (RN), Regione Emilia Romagna e Agenzia Dogane e Monopoli – Direzione Giochi – Bingo in cui si chiedeva l’annullamento: della deliberazione del Consiglio comunale di Riccione n. 34 del 2018, avente ad oggetto Approvazione del Regolamento delle sale da gioco, installazione apparecchi da intrattenimento e giochi leciti. Prevenzione e contrasto delle patologie e problematiche legate al gioco; del Regolamento delle sale da gioco, installazione apparecchi da intrattenimento e giochi leciti, Prevenzione e contrasto delle patologie e problematiche legate al gioco, approvato con la suddetta deliberazione; della deliberazione di Giunta comunale di Riccione n. 200/2018, avente ad oggetto: Rideterminazione mappatura dei luoghi sensibili ai sensi DGR 831/2017 al fine della prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito ai sensi della L.R. 5/2013 e s.m.i., e relativi allegati; della deliberazione della Giunta regionale dell’Emilia Romagna n. 831/2017, avente ad oggetto Modalità applicative del divieto alle sale da gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito. Per quanto riguarda il primo ricorso per motivi aggiunti, per l’annullamento: del provvedimento del Comune di Riccione in data 13/3/2019, avente a oggetto “Sala raccolta gioco del bingo sita a Riccione (…)”. Per quanto riguarda il secondo ricorso per motivi aggiunti, per l’annullamento, previa sospensiva: del provvedimento del Comune di Riccione in data 15/10/2019, avente ad oggetto “Provvedimento di divieto prosecuzione dell’attività di sala raccolta gioco del bingo all’insegna Bingo Riccione sito in Riccione (…) per compimento dei termini di legge – ai sensi e per gli effetti della L. 241/90 S.M.I.” ; del provvedimento del Comune di Riccione del 16 settembre 2019, con il quale è stata respinta l’istanza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in favore della ricorrente, contenente “Richiesta concessione proroga dei termini di chiusura dell’attività sita in Riccione(…)”.

Si legge: “Il Tribunale deve rilevare l’infondatezza dei primi tre motivi introdotti con il ricorso principale, con i quali la società ricorrente aggredisce direttamente la deliberazione della Giunta comunale di Riccione n. 200 del 2018 recante la “Rideterminazione mappatura dei luoghi sensibili ai sensi DGR 831/2017 al fine della prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito ai sensi della L.R. 5/2013 e s.m.i.”. In particolare, risulta destituita di fondamento la censura di incompetenza, in quanto la citata deliberazione giuntale non costituisce atto pianificatorio di natura “urbanistico-territoriale”, vertendo essa, invece, sulla specifica materia della disciplina regionale della lotta alla ludopatia di cui alla L.R. Emilia – Romagna n. 5 del 2013 e s.m. e i.. In tale più corretto inquadramento della deliberazione giuntale e con riferimento alle diverse e attribuzioni affidate dalla suddetta normativa regionale alle amministrazioni comunali nella specifica materia, l’operazione di individuazione e mappatura dei c.d. “luoghi sensibili” all’interno del territorio comunale è attribuzione riservata alla Giunta Regionale ai sensi di quanto chiaramente dispone l’art. 6 della L.R. n. 5 del 2013. Quale ulteriore conseguenza delle considerazioni appena svolte, va rilevato che la deliberazione di “mappatura” dei luoghi sensibili nemmeno deve soggiacere al regime procedimentale del c.d. “doppio binario” (con fase di adozione e successiva fase di approvazione), quale previsto, invece, per gli atti pianificatori comunali in materia urbanistica. Parimenti infondata è l’ulteriore censura rilevante l’asserita mancata individuazione, da parte della Giunta Comunale, del sistema di calcolo del limite distanziometrico di ml. 500. L’art. 9, comma 2 del citato Regolamento comunale specifica chiaramente che detta distanza tra locali in cui è svolta l’attività di gioco e luoghi sensibili è calcolata secondo il criterio del percorso pedonale più breve, con conseguente palese infondatezza della censura (v. doc. n.1 del Comune).

Per quanto concerne il quarto motivo del ricorso principale, il Collegio deve osservare che – sulla base del contenuto della deliberazione di Giunta comunale recante la rideterminazione della mappatura dei luoghi sensibili individuati all’interno del territorio del Comune di Riccione – la ricorrente non ha in alcun modo dimostrato che la suddetta deliberazione comporti, di per sé, l’effetto espulsivo dalla stessa paventato, né tanto meno che essa comporti l’ulteriore effetto, da collegarsi a quello espulsivo, di sostanziale espropriazione, senza alcun indennizzo, dell’attività dalla stessa lecitamente esercitata. Sotto un profilo più generale va osservato che la normativa regionale che prevede tale mappatura dei “luoghi sensibili”, vale a dire di luoghi di aggregazione, soprattutto frequentati da soggetti ritenuti, sulla base di dati e accertamenti scientifici, psicologicamente più esposti all’illusione di conseguire vincite e facili guadagni, ha la chiara ratio di contrastare la ludopatia e di tutelare la salute dei cittadini, mediante interventi e misure di prevenzione della dipendenza da gioco, con la conseguenza che detta normativa è portatrice di un interesse pubblico oggettivamente di rango superiore a quello del privato all’esercizio dell’attività di gioco. A ciò consegue, ulteriormente, che il Comune, sulla base della suddetta normativa regionale, ha il potere di dettare disposizioni di carattere socio sanitario, finalizzate a combattere il fenomeno della ludopatia, in quanto è stato riconosciuto che tali misure (di cui fanno parte i suddetti limiti distanziometrici) sono oggettivamente proporzionati e rispettosi dei principi di libertà economica privata di cui all’art. 41 Cost. e di tutela della concorrenza di derivazione europea, con conseguente infondatezza della relativa censura della ricorrente e della correlata questione di legittimità costituzionale dell’art. 6 della L.R. Emilia-Romagna n. 5 del 2013 dalla stessa sollevata.

Priva di fondamento è l’ulteriore censura rilevante la presunta retroattività dei suddetti limiti distanziometrici, stante che, secondo l’oramai consolidato (e già condiviso dalla Sezione) indirizzo della giurisprudenza amministrativa “…la norma sulle distanze minime non è retroattiva (nel senso che non incide sulle autorizzazioni in essere, ma soltanto su quelle richieste successivamente alla sua entrata in vigore) non per questo l’esistenza di un’autorizzazione pregressa giustifica una deroga permanente, che sottragga l’operatore alla disciplina regolamentare a tutela della salute, quale che siano le vicende e le ubicazioni future del suo esercizio commerciale. Altrimenti, oltre a vanificare la portata della disciplina di tutela, si determinerebbe nel settore, una sorta di contingentamento o comunque una forte valorizzazione delle autorizzazioni preesistenti che ne conseguirebbero, una distorsione della concorrenza maggiore di quella che potrebbe essere imputata alle distanze minime (v. Cons. Stato, sez. III, 10/2/2016 n. 579; T.A.R. Emilia – Romagna –Bo- sez. I, 2/11/2020 n. 703). E’ da respingere, infine, l’ulteriore motivo dell’atto introduttivo del giudizio (rubricato sub “B”), con il quale la ricorrente censura la deliberazione consiliare del Comune di Riccione n. 34 del 2019 di approvazione del Regolamento in parola, contenente limitazioni a determinate attività di gioco lecito. Dalla semplice lettura del Regolamento risulta, infatti, che lo stesso è dotato di congruo apparato motivazionale, con il quale il Comune – quale ente esponenziale della comunità locale e in applicazione del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 della Carta Costituzionale – svolge, mediante le suddette disposizioni regolamentari, azioni dirette “…al contrasto dei fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, dal momento che la complicazione incontrollata delle possibilità di accesso al gioco “a denaro” costituisce di per sé accrescimento del rischio di diffusione dei fenomeni di dipendenza, con note conseguenze pregiudizievoli sulla vita personale e familiare dei cittadini (anche minori di età)” (v. Reg. Comunale doc. n. 1 del Comune).

Passando ora ad esaminare le censure contenute nel primo ricorso per motivi aggiunti, con il quale (…) aggredisce il provvedimento comunale contenente diffida a chiudere l’attività dell’attività entro il termine di 6 mesi poiché i locali siti in via (…) a Riccione si trovano a distanza inferiore di m. 500 da “luoghi sensibili”, il Tribunale ritiene che sia infondata la prima censura, rilevante la mancata indicazione dei “luoghi sensibili” con riferimento ai quali è stata disposta la chiusura dei locali della ricorrente. Il provvedimento in parola indica espressamente gli atti comunali nei quali sono individuati i suddetti “luoghi sensibili”, con conseguente esistenza di congrua motivazione per relationem riferita a tale dato. Insussistente è poi la carenza di motivazione concernente il metodo di calcolo del suddetto limite distanziometrico, avendo il già citato Regolamento comunale espressamente indicato che è stato utilizzato il criterio del percorso pedonale più breve. Di qui, pertanto, l’accertata legittimità della gravata diffida a chiudere i locali della ricorrente entro il termine di legge di sei mesi.

Rimane infine da scrutinare il secondo ricorso per motivi aggiunti, avente ad oggetto la diretta impugnazione del provvedimento con il quale il Comune – preso atto del decorso del termine semestrale concesso alla ricorrente per chiudere i locali di via (…), scaduto il 13/9/2019 – ed avendo accertato, in data 25/9/2019, la mancata ottemperanza all’ordine di chiusura da parte della ricorrente, vietava alla stessa con effetto immediato la prosecuzione dell’esercizio di sala gioco bingo. Con tale più recente ricorso aggiuntivo, la società sostiene l’illegittimità del suddetto provvedimento, stante l’asserita impossibilità di delocalizzare in altro sito – posto all’esterno o all’interno del territorio comunale di Riccione – l’attività di sala gioco Bingo. Rileva la ricorrente che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, alla quale aveva chiesto l’autorizzazione a spostare il luogo di esercizio dell’attività in siti posti al fuori del territorio comunale di Riccione, in Comuni viciniori, ha opposto espresso diniego a tale richiesta. Per quanto concerne, invece, la ricerca di siti alternativi “liberi” nel Comune di Riccione, la ricorrente sostiene di avere effettuato ogni possibile ricerca, tramite un un’agenzia immobiliare, professionisti del settore e, inoltre, mediante specifiche richieste, solleciti e la notificazione di un atto di significazione inviati direttamente al Comune di Riccione, al fine di ottenere, da parte dell’Ente, l’individuazione, all’interno del territorio comunale, di un sito idoneo e collocato a distanza superiore ai m. 500 dai luoghi sensibili individuati nella mappatura, in cui trasferire la propria attività. In definitiva, la ricorrente ritiene illegittimo il provvedimento di divieto di esercizio dell’attività di sala giochi bingo impugnato con detto secondo ricorso per motivi aggiunti, sulla base dell’effetto sostanzialmente espulsivo dell’attività svolta che esso avrebbe originato.

Il Tribunale ritiene che le suesposte argomentazioni non siano condivisibili sulla base di tre distinti ordini di ragioni.

In primo luogo si deve osservare che, nel caso di specie, l’eventuale delocalizzazione dei locali nei quali (…) svolge attività di sala gioco bingo, è operazione che, pur rientrando a pieno titolo, l’attività da essa svolta tra quelle (gioco d’azzardo lecito) alle quali sono applicabili i più volte citati limiti distanziometrici dai c.d. “luoghi sensibili” di cui all’art. 6, c. 2 bis, L.R. Emilia – Romagna n. 5 del 2013 e s.m. e i., può essere suscettibile di diversa valutazione riguardo al perimetro entro il quale deve essere valutata l’effettiva sussistenza del c.d. effetto espulsivo, in ragione del fatto che, che il rilascio della relativa concessione, da parte dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane, per l’esercizio di sala gioco bingo è subordinata anche, secondo la specifica normativa vigente di cui al D.M. 29 del 2000 (v. doc. n. 18 ricorrente) alla verifica della sussistenza di particolari e più severi requisiti strutturali e dimensionali dei locali (soprattutto in termini di maggiore superficie) in cui sarà esercitata detta attività, che non risultano richiesti, invece, per la delocalizzazione delle ordinarie sale gioco e di scommesse. Ciò comporta che, nel caso di specie, non è da ritenersi inutiliter data l’attività svolta dalla ricorrente alla ricerca di siti “liberi” nel più vasto ambito dei comuni contigui o comunque vicini a Riccione rispetto alla ricerca infra-comunale. Solo che detta attività della ricorrente risulta essersi arrestata subito dopo il diniego opposto dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a tale soluzione, con comportamento della società che, oltre a palesare immediata acquiescenza al diniego, ha utilizzato tale provvedimento allo scopo di dimostrare al Comune di Riccione l’impossibilità di delocalizzare la propria attività anche nei Comuni vicini.

Il Collegio ritiene, tuttavia, che tale mero comportamento acquiescente non dimostri in alcun modo la sussistenza del c.d. effetto espulsivo anche nei riguardi del più ampio ambito territoriale di cui si discute. Al riguardo si ritiene, invece, condividendo, sul punto, le considerazioni svolte dalla Regione, che il provvedimento negativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per essere più efficacemente opposto agli enti territoriali parti resistenti nel presente giudizio a tale precisato, specifico scopo, avrebbe dovuto essere impugnato dalla ricorrente, in modo da consentire il contraddittorio processuale e il sindacato giurisdizionale di legittimità su tale atto adottato da una delle parti in causa nel presente giudizio.

Ulteriori documenti che, secondo la ricorrente, comproverebbero l’effetto espulsivo del provvedimento di diniego di prosecuzione dell’attività, in relazione ai tentativi dalla stessa effettuati nell’arco temporale semestrale concessole a seguito della diffida comunale a chiudere l’attività, sono costituiti dalle richieste al Comune di indicare zone del territorio comunale idonee ad ospitare l’attività di sala gioco bingo della ricorrente da trasferire e, in ultimo, dall’atto di significazione notificato all’amministrazione comunale. Il Collegio ritiene che la ricorrente, proprio in quanto lo specifico scopo perseguito era quello di dimostrare, in concreto, l’inesistenza di ulteriori siti nel Comune di Riccione che fossero “liberi”, sotto il profilo del rispetto dei limiti distanziometrici, avrebbe dovuto non limitarsi a prendere atto del silenzio serbato dal Comune sull’atto di significazione, dovendo essa più efficacemente procedere con azione ex art. 117 Cod. proc. amm., al fine di fare accertare, dal giudice amministrativo, l’eventuale illegittimità del silenzio serbato dal Comune su tale atto monitorio, in tal modo consentendo, anche in questo caso, sia il contraddittorio processuale sia il sindacato giurisdizionale di legittimità su tale comportamento inerte del Comune.

Ulteriore documento portato dalla ricorrente a dimostrazione degli innumerevoli tentativi effettuati per delocalizzare la propria attività in altro sito del territorio comunale, è una consulenza tecnica (v. doc. n. 15 della ricorrente) dalla quale emergerebbe, in concreto, l’inesistenza di luoghi “liberi” (nel senso già più volte precisato) all’interno del territorio del Comune di Riccione in cui delocalizzare la sala gioco bingo della ricorrente. Tuttavia, ad un approfondito esame della relazione peritale e dei relativi allegati, il Tribunale rileva che anche tale documento non coglie nel segno riguardo allo specifico scopo perseguito dalla ricorrente, risultando chiaramente dall’allegato 03 A alla citata C.T.P. l’esistenza di diverse zone periferiche del territorio comunale (dal consulente lasciate in bianco nella planimetria) che non sono interessate dalla vicinanza di “luoghi sensibili”, con la conseguenza che, anche dalla suddetta relazione di consulenza tecnica, non risulta dimostrata l’esistenza dell’effetto espulsivo di cui si duole la ricorrente. Su tale precisato punto, concernente l’effetto espulsivo in ambito infra comunale, questa Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi con la recentissima sentenza n. 703 del 2/11/2020, stabilendo, con statuizione dalla quale il Collegio non ha in questa sede motivo alcuno di discostarsi, che il suddetto “effetto espulsivo” non si determina, laddove risulti confermata l’esistenza di aree all’uopo idonee, anche se di superficie pari ad una minuscola porzione di territorio superstite (nella causa citata l’area “libera” era di mq. 0,39 corrispondente allo 0,28% della superficie del territorio comunale).

Per le suesposte ragioni, anche il secondo ricorso per motivi aggiunti è respinto.

Il Collegio ritiene tuttavia che, in ragione della peculiarità e della particolare complessità della vicenda e delle principali questioni esaminate, sussistano giustificati motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Bologna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sui n. 2 ricorsi per motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li respinge.

Spese compensate”.