Il Consiglio di Stato ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato contro il titolare di una ricevitoria del Lotto di Napoli in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Terza) concernente la revoca della concessione.

L’uomo aveva impugnato dinanzi al Tar la nota contenente la revoca della concessione per “tardivi ed omessi versamenti dei proventi del lotto in violazione delle norme del regolamento d’applicazione ed esecuzione delle leggi sull’ordinamento del gioco del lotto”, oltre agli atti presupposti, connessi e conseguenti. Il Tar aveva accolto il ricorso e annullato i provvedimenti impugnati.

Si legge nella sentenza: “Il primo giudice ha fondato l’accoglimento sul difetto di istruttoria, essendo stati i pagamenti bancari documentati dal ricorrente; ha ritenuto non imputabili allo stesso i ritardi, precisando che l’Amministrazione si era limitata ad indicare di avere ricevuto le giustificazioni, senza esprimere alcuna valutazione sull’eventuale loro insufficienza, laddove è tenuta a dar conto nel provvedimento conclusivo delle valutazioni compiute in ordine agli apporti partecipativi forniti dal privato.

Le censure rivolte dall’Amministrazione alla sentenza, sono così essenzialmente sintetizzabili: a) ai fini della revoca della concessione è idoneo il mero ritardo nei versamenti, contestato con sette note relative all’intero anno precedente; mentre, il concessionario si è limitato ad esporre “giustificazioni” solo per le “vie brevi” e dopo la sospensione della concessione, peraltro attribuendo i disguidi dei pagamenti agli istituti di credito incaricati; b) ammesso per ipotesi che l’Amministrazione abbia ignorato, come ritenuto dal primo giudice, gli apporti partecipativi del privato (ma così non è), gli stessi non avrebbero avuto nessuna incidenza sull’esito finale, stante il carattere vincolato del provvedimento di revoca, quale emerge dalle circolari in materia e quale è riconosciuto dalla pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato; c) comunque, eventuali inefficienze degli istituti di credito non possono giustificare, salvi casi eccezionali nella specie non sussistenti, il comportamento dei ricevitori, che scelgono autonomamente gli istituti di credito; d) il signor (…) ha provveduto al ripianamento dei debiti con notevole ritardo e solo a seguito delle contestazioni effettuate dall’Amministrazione; e) pertanto, non potevano non applicarsi le disposizioni – contenute nella Circolare n.04/9108 del 16 luglio 1996 – in base alle quali se, dai rendiconti settimanali, risulta che il ricevitore abbia ritardato il versamento dei proventi del gioco, rispetto ai termini previsti dall’art. 24 del d.P.R. n. 303 del 1990, per più di tre volte in un biennio ed il quarto ritardo si sia verificato entro sei mesi da quello precedente, si procede alla revoca della concessione; nella fattispecie sono stati riscontrati ben sette ritardi nell’anno; f) la ratio di tale disposizione è costituita dal venir meno del rapporto di fiducia nei confronti del ricevitore il quale, a causa di tale reiterato comportamento, diviene inaffidabile; g) lo stesso signor (…) ha ammesso le proprie responsabilità con riguardo ai ritardi nei versamenti; infatti, in data 2 novembre 2005 con lettera inviata all’Amministrazione, si dichiarava “consapevole degli errori commessi” (all.12), chiedendo la revoca della concessione.

L’appello è manifestamente fondato e va accolto. Il Collegio condivide le censure rivolte alla sentenza gravata. Infatti, il giudice ha errato nel non dare rilievo al ritardo ritenendolo non imputabile. Lo stesso risulta documentato dall’Amministrazione e, peraltro, anche ammesso dall’appellato, il quale, in questa sede si è limitato alla mera costituzione per chiedere il rigetto.

In conclusione, l’appello va accolto e, per l’effetto, in integrale riforma della sentenza gravata, è rigettato il ricorso proposto dinanzi al Tar. Le spese processuali del doppio grado seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma totale della sentenza appellata, rigetta il ricorso proposto dinanzi al Tar. Condanna l’appellato al pagamento in favore del Ministero degli onorari, liquidati in euro 3.000,00 per i due gradi di giudizio, oltre spese prenotate a debito”.