Il Tar Lazio ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Adm per l’annullamento del provvedimento con cui l’Ufficio dei monopoli per la Sicilia – Sezione operativa territoriale di Catania ha disposto la revoca della concessione per la raccolta del gioco lotto in Castel di Iudica (CT), per il mancato raggiungimento, per gli esercizi 2017 e 2018, del limite minimo annuo di euro 20.658,28 (euro ventimilaseicentocinquantotto/28).

Con la proposizione del ricorso, la signora (…) ha allegato l’illegittimità della revoca, in considerazione della circostanza che il provvedimento è stato adottato e notificato il 12 aprile 2019, oltre il termine del 31 marzo previsto dall’articolo 4 del decreto direttoriale 12 dicembre 2003. La parte ha evidenziato, inoltre, che i dati relativi alla raccolta negli ultimi mesi sono tali da far prevedere il superamento per il 2019 dell’importo minimo stabilito di euro 20.658,28 e che questa circostanza – rappresentata dalla ricorrente in sede di partecipazione al procedimento – avrebbe dovuto portare l’Amministrazione alla decisione di non procedere alla revoca della ricevitoria, anche nell’interesse dello stesso Erario, posto che la revoca non avrebbe comunque carattere obbligatorio.

Per il Tar: “Nel merito, il ricorso è fondato, per le ragioni già espresse dalla consolidata giurisprudenza della Sezione, dalla quale il Collegio non ravvisa alcuna ragione per discostarsi (cfr. TAR Lazio, Sez. II, 17 gennaio 2017, n. 746; Id., 12 ottobre 2016, n. 10173; Id., 1° luglio 2016, n. 7590; Id., 28 gennaio 2015, n. 1494; Id. 29 gennaio 2014, n. 1127).

L’impugnato provvedimento di revoca del 12 aprile 2019 è stato adottato sulla base della previsione dell’articolo 4 del decreto direttoriale 12 dicembre 2003, come modificato dall’articolo 3 del decreto direttoriale n. 2007/14531/giochi/LTT, ove si stabilisce che occorre procedere alla revoca della concessione per le ricevitorie che, negli ultimi due esercizi consecutivi, abbiano effettuato una raccolta del gioco del lotto inferiore alla soglia minima prevista. In particolare, tale soglia è fissata, per il Comune di Castel di Iudica, in euro 20.658,28, mentre la concessionaria ricorrente ha effettuato una raccolta di euro 16.6440,00 per l’anno 2017 e di euro 20.283,50 per l’anno 2018.

La ratio sottesa ai decreti direttoriali del 2003 e del 2007 è quella di mantenere attive le sole ricevitorie che siano effettivamente funzionali all’organizzazione (e alla razionalizzazione) della rete di raccolta del gioco del lotto e, al fine di condurre tale verifica, l’Amministrazione si è autovincolata a precise disposizioni operative, la cui inosservanza comporta il rischio di adottare provvedimenti non necessari al soddisfacimento del pubblico interesse o, addirittura, a esso contrari.

In altri termini, la revoca della concessione deve basarsi su dati effettivi, attendibili e attuali, avendo senso soltanto se viene disposta in costanza di un trend negativo. Pertanto, è necessario che l’amministrazione rispetti rigorosamente la sequenza temporale prevista dall’articolo 4, comma 1, del d.d. 12 dicembre 2003, secondo cui gli ispettorati compartimentali, entro il 31 marzo di ciascun anno, procedono alla revoca della concessione per le ricevitorie che, negli ultimi due esercizi consecutivi, abbiano effettuato una raccolta del gioco inferiore al limite annuo, con la conseguenza che, ove venga superato il termine del 31 marzo, l’Amministrazione non può più fare legittimo riferimento al biennio immediatamente precedente, ma deve attendere il compimento del nuovo ciclo economico in corso.

La scelta del predetto termine appare conforme sia alla necessità di rispettare l’affidamento degli operatori economici (i quali, contando sul mantenimento della concessione, potrebbero avere pianificato nuovi investimenti), sia alla necessità di agire sulla base di dati concreti e attuali, che rendano certa l’inutilità della concessione o, addirittura, la sua contrarietà a una razionale organizzazione della rete di raccolta del gioco.

Nel caso di specie, il provvedimento di revoca è stato adottato il 12 aprile 2019 e notificato in pari data, oltre il dies ad quem del 31 marzo 2019, per cui il ricorso si rivela fondato e al suo accoglimento segue l’annullamento del provvedimento di revoca impugnato.

9. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate complessivamente in euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri di legge e rimborso del contributo unificato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del giudizio, che si liquidano in euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri di legge e rimborso del contributo unificato”.

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