Il Tar Campania ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Adm per l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento di revoca della concessione di una ricevitoria del Lotto a Napoli.

Si legge nella sentenza: “Con ricorso, notificato il 18.04.2016 e depositato il 17.05.2016, (…) – nella dedotta qualità di titolare della concessione della RIC. Lotto (…) in Napoli, in virtù della quale la relativa attività, dopo taluni trasferimenti regolarmente autorizzati dall’AAMS veniva svolta in Napoli nei locali ubicati alla (…) – riferisce, in fatto, che:

– l’attività è stata svolta ininterrottamente in virtù del contratto per la disciplina del rapporto di concessione della ricevitoria del lotto Rep. 169 del 23.11.2009, ma, nel corso dell’anno 2015 la ricorrente chiedeva all’AAMS una sospensione temporanea della predetta concessione a causa di motivi di salute psico-fisica, portando puntualmente, con nota del 14.01.2015,; tale stato di salute all’attenzione dell’AAMS (cfr. certificati medici protocollati) e la sospensione temporanea veniva successivamente richiesta con nota 75767 del 23.11.2015;

– a causa di talune difficoltà nella conduzione dei locali di (…), la ricorrente chiedeva in data 04.03.2015 prot. 674 il trasferimento della predetta concessione dai predetti locali a quelli ubicati in Napoli alla Via (…); tale richiesta di trasferimento veniva presentata a mezzo nota prot. 005448 del 19.03.2015 e successiva nota prot. 011167 del 10.04.2015 in uno al nuovo contratto di locazione;

– da ultimo la ricorrente avendo lasciato i locali ubicati in Napoli (…), comunicava all’AAMS di avere la disponibilità di altri locali ubicati in San Giorgio a Cremano (…) siti di fronte a quelli già autorizzati ed idonei allo svolgimento della predetta attività;

– l’AAMS con nota 81934 del 17.12.2015 comunicava alla ricorrente in epigrafe l’avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’adozione del provvedimento di revoca della concessione rilasciatale, sul presupposto che l’attività in questione non veniva più svolta nei locali ubicati in Napoli alla (…) come risultava dal verbale di verifica del 13.11.2015;

– a riscontro della predetta comunicazione la ricorrente formulava osservazioni difensive dove rappresentava che era ancora in corso la richiesta di sospensione dal 23.11.2015 per motivi di salute tutti documentati a far data dall’08.01.2015 e che in luogo dei locali ubicati alla (…) la stessa aveva la disponibilità di altri locali ubicati in San Giorgio a Cremano alla (…) di fronte a quelli non più in esercizio.

Date tali premesse e preso atto che, con la nota in oggetto l’AAMS, le aveva comunicato l’avvenuta revoca della concessione in oggetto motivando sostanzialmente sulla mancanza della richiesta di temporanea chiusura e sulla chiusura dei locali di Via (…), (…), nella spiegata qualità, propone la formale impugnativa in epigrafe.

L’amministrazione intimata si è costituita contestando la fondatezza della domanda.

Infine, con ordinanza n. 706 del 16 maggio 2017 questa Sezione ha respinto l’istanza cautelare.

All’udienza del 9 giugno 2020 la causa è stata trattenuta in decisione, ai sensi dell’art. 84, comma 5, del DL n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020.

DIRITTO

Con la prima censura è dedotta la violazione di legge (L 1293/1957, D.P.R. 1047/1958 e D.P.R. 303/1990) l’omessa applicazione delle norme del contratto rep. 169 del 23.11.2009, oltre l’eccesso di potere per violazione del giusto procedimento, al riguardo rilevandosi che:

– nella fattispecie il potere di revoca azionato non deriva, come invece dovrebbe, direttamente dal contratto che disciplina il rapporto di concessione bensì dal richiamo di norme di legge di portata generale, mentre in sede contrattuale l’amministrazione, attraverso la previsione di un’apposita clausola si è riservata il potere di revocare la concessione, ma solo in talune ipotesi (cfr. artt. 10, 11 e 12);

– in relazione all’accertamento da compiersi in sede giudiziale se il potere, avente base contrattuale, sia stato correttamente esercitato, la giurisprudenza amministrativa ha affermato in vicende analoghe che la questione “deve essere riguardata in duplice prospettiva: considerando, da un lato, la base contrattuale del potere di recesso riconosciuto all’Amministrazione dei monopoli e, dall’altro, il fatto, ineludibile, che tale Amministrazione è investita di una pubblica funzione che non può prescindere dai canoni fondamentali di ragionevolezza e logicità.

– sotto il primo aspetto, anche laddove il regolamento contrattuale alla base della concessione preveda un potere dell’Amministrazione di recesso ad nutum, questo deve essere esercitato pur sempre nel rispetto dei principi di buona fede e tutela dell’affidamento, che impongono di interpretare le clausole contrattuali secondo le regole ermeneutiche di cui agli artt. 1366 e 1370 c.c.;

– alla luce di tali considerazioni non può sostenersi l’esistenza di un obbligo per l’amministrazione di procedere alla revoca della concessione , in presenza di una richiesta di sospensione dovuta a motivi di salute (natura psico-fisica), dovendo la revoca sempre essere ispirata alla tutela dell’interesse pubblico nel contemperamento di quelli del privato;

– la temporanea sospensione non giustifica l’adozione di un provvedimento così sproporzionato culminato con la revoca, senza tenere conto di tutte le circostanze di fatto emerse nel corso del procedimento, ivi inclusa la pendenza della domanda di trasferimento della ricevitoria; un tempestivo esame dei presupposti per l’accoglimento di quest’ultima avrebbe consentito di coniugare l’interesse pubblico al mantenimento della ricevitoria con quello privato di mantenere in vita la concessione.

La censura presenta, anzitutto, profili di inammissibilità per genericità atteso che, al di là di astratte disquisizioni relativamente al fondamento (legale o convenzionale) del potere di revoca della concessione e sul necessario contemperamento dell’interesse pubblico con quello provato, parte ricorrente non individua alcun specifico vizio di legittimità del provvedimento impugnato.

Tuttavia, anche a voler ravvisare la presenza del predetto vizio nell’eccesso di potere per carenza di adeguata istruttoria, alla luce di quanto si esporrà, ed in ragione della doverosità della disposta sanzione della revoca sanzionatoria – avente, in ogni caso, contrariamente a quanto dedotto, fondamento legale – la censura è comunque infondata.

Con la seconda censura è dedotta la violazione di legge (L. 1293/1957, D.P.R. 1047/1958 e D.P.R. 303/1990), oltre all’eccesso di potere (per violazione del giusto procedimento, sproporzione fra fatto contestato e sanzione, irragionevolezza, mancata applicazione dell’art. 35 della L. 1253/1957, illegittimità derivata, lamentando che il provvedimento di revoca si appalesa illegittimo alla stregua dei seguenti ulteriori profili di illegittimità.

A) Nella fattispecie la ricorrente chiedeva una temporanea sospensione dell’attività per motivi di salute (cfr. istanza del 14.01.2015) e chiedeva il trasferimento dell’attività dai locali di Via (…) a quelli ubicati in Napoli (…) (cfr. istanza di trasferimento a mezzo nota prot. 005448 del 19.03.2015 e successiva nota prot. 011167 del 10.04.2015), ma, nonostante la prescrizione del D.P.R. n. 1074/1958, per cui “i provvedimenti previsti dagli artt. 18, 34 e 35 della legge devono essere preceduti dalla contestazione, fatta al rivenditore dall’Ispettorato compartimentale degli addebiti, con l’avvertimento che egli può presentare le sue controdeduzioni entro il termine di trenta giorni”, tali fatti non sono stati oggetto di specifica contestazione alla ricorrente poiché la nota n. 81934 del 17.12.2015 di comunicazione di avvio del procedimento attiene alla inattività dell’esercizio di Via (…) senza nessuna menzione alla richiesta di sospensione per motivi di salute;

– pertanto il provvedimento di revoca è basato su contestazioni (la inattività dei locali di Via (…)) che non attengono alle istanze che erano ancora in corso (temporanea sospensione per ragioni di salute e trasferimento) e che l’Amministrazione avrebbe dovuto definire con provvedimento prima della adozione della revoca. Inoltre il provvedimento di revoca non sembra corrispondere ai casi tassativi indicati dalla normativa in rubrica che non prevede l’ipotesi della “mancata richiesta di chiusura temporanea della ricevitoria”.

La norma prevede ipotesi tipiche di revoca della concessione da esercitarsi con l’attivazione di un procedimento discrezionale ; e, tra quelle indicate, ve ne sarebbero alcune applicabili analogicamente, – 10): violazione persistente delle norme relative alla gestione ed al funzionamento delle rivendite – ma escludendo comunque una “revoca automatica”.

Nel caso in oggetto, inoltre, il provvedimento impugnato risulta adottato in violazione delle clausole del contratto stipulato tra la ricorrente e l’AAMS in data 23.11.2009 n. 169/2009, il quale prevede che l’amministrazione può procedere alla revoca del contratto (art.11) per le violazioni alle prescrizioni dell’art. (10) qualora le stesse non vengano rimosse dal concessionario entro il termine assegnato, ma, nella fattispecie nessun termine veniva assegnato alla ricorrente; le irregolarità poste in essere, oltre ad essere di entità non rilevante (e pertanto non sufficienti a legittimare la revoca), consisterebbero in temporanea chiusura tempestivamente comunicata dovuta a motivi di salute, per modo che la sanzione risulta sproporzionata, oltre che immotivata.

Osserva il Collegio che, in disparte la parziale e fuorviante prospettazione di parte ricorrente, l’impugnato provvedimento di revoca della concessione della Ricevitoria del lotto in precedenza rilasciata alla ricorrente trae fondamento dalla grave violazione delle disposizioni contenute nella L. 1293/57 e nei D.P.R. n. 1047/58 e D.P.R. n. 303/90, ravvisandosi nella fattispecie de qua una interruzione del servizio senza alcuna autorizzazione.

Si impongono brevi cenni sulla normativa violata.

L’articolo 6 della legge n. 85/1990 prevede che << A tutte le concessioni del gioco del lotto si applicano le disposizioni di cui alla legge n. 1293/1957, e s. m. ed al D.P.R. n. 1074/1958, e s. m >>.

I commi 1 e 2 dell’articolo 63 del D.P.R. n. 1074/1958 prevedono che << Le rivendite comunque assegnate, salvo le eccezioni di cui appresso, debbono essere gestite personalmente dagli assegnatari. A tal fine si richiede che il rivenditore abbia la effettiva gestione finanziaria della rivendita, spieghi un diretto interessamento sul funzionamento di essa ed abbia la disponibilità in proprio nome, per regolare atto avente, data certa, del locale o della porzione del locale occupato dalla rivendita >>. L’articolo 34 della legge n. 1293/1957, al Punto 1), prevede che << L’Amministrazione può procedere alla disdetta del contratto di appalto o alla revoca della gestione della rivendita nel caso di violazione all’obbligo della gestione personale o abbandono del servizio >>.

L’articolo 27 della predetta legge prevede che << Le rivendite rimaste inattive per un intero esercizio finanziario possono essere soppresse >>.

L’articolo 19 comma 2 del D.P.R. n. 303/1990, infine, dispone che << i punti di raccolta devono restare aperti al pubblico tutti i giorni tranne quelli riconosciuti festivi agli effetti civili >>.

Ciò posto, nella fattispecie, le contestazioni sollevate nei confronti della (…) principiano dal sopralluogo effettuato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in data 13.11.2015 (cfr. Rapporto di Servizio con verbale facente pubblica fede fino a querela di falso) con cui veniva constatato che “nei locali della citata ricevitoria lotto n. NA0019 sita alla Via (…) si svolgeva altra attività”.

Il predetto accertamento evidenziava, altresì, che “la citata Sig.ra (…) non ha la disponibilità del locale sede della ricevitoria lotto de qua, condizione indefettibile per la gestione della privativa ai sensi dell’art. 63 comma 2 del D.P.R. n. 1074/1958”.

Sul punto si evidenza nella memoria della resistente, che da interrogazione del Sistema Informatico Nazionale (SIGER) risultava che la ricevitoria lotto de qua era rimasta inattiva dal mese di dicembre 2014.

Appare evidente che, proprio per ovviare alla problematica disponibilità dei locali di (…), la (…) ha chiesto per ben due volte il trasferimento dell’attività in altri locali presumibilmente idonei.

Sennonché, dalla documentazione versata in atti dalla resistente Agenzia, risulta che una domanda datata 04.03.2015, prot. 674, con cui era stato chiesto il trasferimento della predetta concessione dai predetti locali a quelli ubicati in Napoli alla Via (…), a mezzo nota prot. 005448 del 19.03.2015 e successiva nota prot. 011167 del 10.04.2015 in uno al nuovo contratto di locazione, era stata respinta “attesa la mancanza dei requisiti richiesti dalla normativa di settore”, con provvedimento n. 20558 del 11.05.2015.

Inoltre, avendo la (…) lasciato i locali ubicati in Napoli alla Via (…), comunicava all’AAMS di avere la disponibilità di altri locali ubicati in San Giorgio a Cremano alla Via (…) di fronte a quelli già autorizzati idonei allo svolgimento della predetta attività.

Orbene, proprio la presentazione di ripetute istanze e comunicazioni avevano, poi, determinato il citato sopralluogo del 13.11.2015 da cui sono scaturite le suddette contestazioni e, quindi, il provvedimento di revoca della concessione.

Già in sede cautelare, questa Sezione, con l’ordinanza in epigrafe, nel considerare che l’–impugnato provvedimento di revoca della concessione << sembra superare immune il vaglio di legittimità indotto dalle censure dedotte >>, aveva rilevato che: << da verifica ispettiva, effettuata in data 13.11.2015 da personale dell’Ufficio dei Monopoli della Campania dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si accertava che nei locali della ric. Lotto 01/019-NA0277 in Napoli (…), in concessione della ricorrente, si svolgeva altra attività commerciale >> concludendo che: << quanto sopra, unitamente all’addotta circostanza della richiesta di chiusura temporanea delle ricevitoria per motivi di salute, se non per un breve periodo, non seguita da alcuna altra comunicazione all’Ufficio e senza che quest’ultimo abbia autorizzato la sospensione della raccolta del gioco del Lotto presso la suddetta ricevitoria, costituisce grave violazione delle disposizioni contenute nella L. 1293/37 e nei d.P.R.. n. 1047/58 e d.P.R. n. 303/90, ravvisandosi nella fattispecie de qua interruzione del servizio senza alcuna autorizzazione >>, ed, inoltre che, risultando ospitata nel locale in cui era posta la Ricevitoria in titolarità della ricorrente tutt’altra attività commerciale, verrebbe a mancare anche il presupposto stesso del trasferimento che la ricorrente sembrerebbe aver richiesto, ossia un locale di origine dal quale si voglia portare l’attività concessoria in un altro locale, per l’accertamento della cui idoneità l’Ufficio dovrebbe compiere, fra l’altro, una nuova istruttoria >>.

In questa sede va solo soggiunto, relativamente alla deduzione della ricorrente secondo la quale la revoca della concessione sarebbe illegittima “anche perché disposta prima di aver definita l’istanza di autorizzazione per la sospensione temporanea per ragioni di salute”, ed, analogamente, per la pendente richiesta di autorizzazione al trasferimento dell’attività in altro locale, quanto segue.

Premesso che parte ricorrente non offre una completa ed esatta ricostruzione sotto il profilo cronologico dei fatti rilevanti nel presente giudizio, si osserva che la richiesta di autorizzazione per la sospensione temporanea della ricevitoria lotto de qua prodotta dalla ricorrente in data 23.11.2015 motivata per ragioni di salute, si appalesa tardiva, in quanto: a) la verifica ispettiva già in data 13.11.2015 aveva accertato che nei locali della ricevitoria de qua sita alla Via (…) si svolgeva altra attività; b) la ricevitoria lotto in questione, senza alcuna comunicazione all’Ufficio ed in maniera del tutto arbitraria, risultava inattiva dal mese di dicembre 2014.

Pertanto con nota n. 81934 del 17.12.2015, effettuata ai sensi dell’art. 7 della legge n. 241/1990, l’Ufficio, nel contestare le suindicate violazioni, comunicava l’avvio del procedimento di revoca della ricevitoria in discorso con la specifica di poter far pervenire osservazioni nel termine di trenta giorno dal ricevimento.

Consegue da quanto esposto che l’affermazione che l’Amministrazione monopolistica non avrebbe potuto revocare la concessione prima di avere esitato la richiesta di sospensione temporanea per ragioni di salute, presentata in data 23.11.2015, con nota 75767, ( successivamente al sopralluogo del 13.11.2015) , è tale da apparire un tentativo per evitare la revoca della concessione.

Quanto alla richiesta datata 14.03.2014 (anche se ribadita con note del 19.3 e del 10.4.2015) di autorizzazione al trasferimento della concessione in parola negli altri locali di via (…), dalla documentazione esibita dalla resistente Agenzia risulta che tale richiesta è stata rigettata.

In sostanza l’asserzione della ricorrente secondo cui “il provvedimento di revoca non sembra corrispondere ai casi tassativi indicati dalla normativa in rubrica”, non merita condivisione, tenendo conto di quanto emerso in occasione della verifica ispettiva del 13.11.2015 con cui veniva accertato che nei locali della ricevitoria de qua sita alla Via (…) si svolgeva altra attività, da ciò facendone derivare che la ricevitoria lotto in questione, senza alcuna comunicazione all’Ufficio ed in maniera del tutto arbitraria, risultava inattiva dal mese di dicembre 2014.

Trova così smentita la tesi sostenuta dalla ricorrente secondo cui non sussisterebbe, nella specie, alcuna delle fattispecie previste dall’articolo 34 della legge n. 1293/1957: è sufficiente osservare che la fattispecie concreta de qua (cessazione dell’attività di ricevitoria del lotto, con contestuale chiusura del locale oggetto di licenza, senza alcuna comunicazione all’Ufficio e in maniera del tutto arbitraria, con conseguenziale interruzione di attività soggetta a Concessione, quale è quella concernente la gestione di una ricevitoria del lotto, il cui titolare riveste, altresì, la qualifica di agente contabile) rende indubbiamente applicabile la sanzione disciplinare della revoca prevista dal già citato Punto 1) dell’articolo 34 della legge n 1293/1957 che così recita ” L’Amministrazione può procedere alla disdetta del contratto di appalto o alla revoca della gestione della rivendita nel caso di violazione all’obbligo della gestione personale o abbandono del servizio”.

Al riguardo, l’art. 35 della predetta legge n. 1293/1957 stabilisce che << L’Amministrazione può infliggere una pena pecuniaria disciplinare da un minimo di euro 5,16 ad un massimo di euro 258,00 con le modalità e la procedura stabilita dal regolamento, per qualsiasi irregolarità di gestione, ivi comprese quelle previste dal precedente articolo, che non siano ritenute di natura e gravità tali da comportare la disdetta o la revoca della gestione >>.

Orbene, nel caso in questione la natura e la gravità delle violazioni sono di entità tale da rendere applicabile la sanzione disciplinare della revoca.

Inoltre, trovando la disposta revoca sanzionatoria il proprio fondamento nelle inderogabili disposizioni sopra riferite, alcun spazio può residuare per invocare la diversa e più favorevole disciplina prevista per la revoca convenzionale.

Con la terza censura si deduce la violazione di legge (L. 1293/1957, D.P.R. 1047/1958 e D.P.R. 303/1990), nonché l’eccesso di potere per carenza di motivazione, atteso che il provvedimento di revoca, non sarebbe adeguatamente motivato sull’interesse pubblico che si assume violato .

La censura non coglie nel segno.

Al riguardo si è sopra rilevato che l’impugnato provvedimento di revoca della concessione del gioco del lotto (in ogni caso del tutto svincolata dalle vicende relative alla rivendita di generi di monopoli ospitante) si pone in diretta e doverosa applicazione della normativa di riferimento, senza che residui alcun margine per apprezzamenti discrezionali da parte dell’Autorità procedente, se non quelli afferenti alla verifica dei presupposti giustificativi del provvedimento che, nel caso di specie, appaiono correttamente individuati all’esito di una istruttoria adeguata ed esauriente.

In definitiva, il ricorso si appalesa infondato e va, quindi, respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così dispone:

a) lo respinge;

b) condanna parte ricorrente al pagamento in favore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al pagamento delle spese di lite, complessivamente quantificate in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre oneri accessori, come per legge”.