Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero dell’Economia e delle Finanze, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di revoca della concessione del gioco del lotto (…) e per la condanna dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, ai sensi dell’art. 30 c.p.a., al risarcimento del danno ingiusto per l’illegittimità del provvedimento impugnato.

La ricorrente – titolare di una rivendita di generi di monopolio situata presso un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande nel Comune di Moltrasio (CO), ha impugnato il provvedimento con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le ha revocato la relativa concessione per il gioco del lotto, con contestuale incameramento della relativa polizza fideiussoria, “per tardivi versamenti dei proventi del gioco del lotto nel termine intimato” con riferimento alle tredici settimane contabili indicate nel riepilogo riportato nel corpo dell’atto, ritenendo “appurata incontrovertibilmente, pertanto, l’esistenza della violazione contestata con nota n. 100253 del 07.10.2020” di comunicazione dell’avvio del procedimento di revoca ai sensi della lettera a) della circolare n. 47846 del 18 maggio 2016, in ragione di “effettuati tardivi versamenti in numero superiore a 10, anche per importi limitati”. Parte ricorrente ha chiesto, dunque, l’annullamento di tale atto, tra l’altro evidenziando come le violazioni commesse sarebbero solo sette e, dunque, inferiori a quelle contestate, riferendosi taluni dei ritardati versamenti a settimane tra loro consecutive, così da dover esser considerati come unica violazione.

Si legge: “Il ricorso è fondato, ritenendo il Collegio – in ossequio a quell’orientamento giurisprudenziale di recente condiviso anche da questa Sezione (in tal senso, la sentenza n. 426/2021, alle cui più ampia motivazione di rinvia ai sensi dell’art. 74 c.p.a.) – che l’amministrazione, come evidenziato dalla ricorrente, abbia, a ben vedere, omesso di considerare la “stretta contiguità temporale delle violazioni degli obblighi di versamento verificatesi” e, per l’effetto, “la sostanziale unicità” delle stesse (in senso conforme, T.A.R. Puglia, Lecce, Sezione I, n. 124/2012).

Rileva, infatti, come nel provvedimento di revoca impugnato si contestino alla ricorrente ben tredici ritardi, di cui risultano tra loro consecutivi quelli concernenti le settimane contabili del 14 gennaio 2020, 21 gennaio 2020, 28 gennaio 2020 e 4 febbraio 2020, quelli relativi alle settimane del 25 febbraio 2020 e del 3 marzo 2020 nonché, infine, quelli afferenti alle settimane del 4 agosto 2020 e 11 agosto 2020, sicché l’Agenzia avrebbe dovuto unitariamente considerare i ritardi riferiti a ciascuno di tali periodi, conteggiandoli come una sola violazione, con la conseguenza che, nel caso di specie, i tardivi versamenti realmente imputabili alla ricorrente sarebbero, dunque, solo sette e non già “in numero superiore a 10”, come erroneamente ritenuto dall’Agenzia.

Depone in tal senso anche quanto statuito dalla stessa amministrazione resistente nella menzionata circolare n. 47846 del 18 maggio 2016, riguardante “le revoche per ritardati ed omessi versamenti dei proventi del gioco del lotto” (peraltro, richiamata nell’atto impugnato), in cui si legge, infatti, che “qualora i ritardi nei versamenti dei proventi del gioco del lotto effettuati dai ricevitori siano consecutivi … i ritardi in parola potranno essere considerati come unica violazione”.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto, avendo l’Agenzia omesso di considerare che il numero di versamenti tardivi commessi dalla ricorrente fosse inferiore – in ragione della cumulabilità giuridica di quelli riferiti a settimane contabili consecutive – a quello che, ai sensi della lettera a) della circolare n. 47846 del 18 maggio 2016, legittima la revoca della concessione.

L’impugnata determinazione di revoca della concessione per il gioco del lotto deve, dunque, essere annullata, restando comunque salvo ed impregiudicato ogni ulteriore atto che Roma Capitale intenderà assumere nell’esercizio dei propri relativi poteri, pur sempre nei limiti dell’effetto conformativo che consegue alla presente pronuncia.

La domanda di risarcimento del danno asseritamente subito dalla ricorrente per effetto del gravato atto deve, invece, essere disattesa, non avendo costei fornito alcuna prova del pregiudizio subito.

Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la peculiarità della vicenda, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione, per l’effetto annullando il provvedimento di revoca impugnato.

Respinge la domanda di risarcimento del danno”.