dia
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – E’ stata pubblicata la relazione della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2017 e trasmessa alla Camera.

Nel testo si sottolinea il “progressivo sbilanciamento verso le regioni del centro-nord e la capacità di riciclare e reimpiegare i capitali illeciti” della ‘Ndrangheta. Nel semestre considerato si continuano a cogliere “importanti segnali sia di radicamento che espansionistici fuori dalla Calabria, in entrambi i casi finalizzati a permeare i gangli strategici dell’economia, dell’imprenditoria e finanche della pubblica amministrazione”.

Per la Liguria, il Piemonte e la Lombardia diverse attività investigative hanno rivelato l’esatta riproduzione della strutture criminali calabresi, evidenziando la presenza di autonome locali, con rigide compartimentazioni e ripartizioni territoriali. Altrettanto significative le presenze segnalate in Veneto, in Emilia Romagna, in Toscana, nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Basilicata. Si percepiscono, inoltre, tentativi di inserimento nel tessuto economico del Friuli Venezia Giulia. Il traffico internazionale di droga, indica la Dia, “rimane la primaria fonte di finanziamento” della ‘ndrangheta. Le indagini testimoniano la “capacità di organizzare importazioni di cocaina dal Sud America, con triangolazioni via mare imprevedibili e modalità di occultamento sempre nuove”. Altra fonte di guadagno è l’estorsione, che vede ora partecipi anche nuove leve criminali. Ci sono poi i tentativi di infiltrazione dell’economia sana, in particolare nella fornitura di energia elettrica, anche da rinnovabili e nei giochi e scommesse. Per quanto riguarda la criminalità organizzata calabrese, si legge nel testo della relazione: “Una recente analisi condotta sulla provincia di Crotone, ha individuato tra i settori economici più infiltrati quelli delle costruzioni, dei trasporti e magazzinaggio, dei servizi per l’impresa, della fornitura di energia elettrica (anche da fonti rinnovabili), nonché quelli delle sale gioco e scommesse, per i quali si è registrato, negli ultimi anni, un aumento del 500 % delle imprese del settore, cinque volte la crescita nazionale. Alla luce delle evidenze investigative del semestre, appare opportuno focalizzare l’attenzione su due dei comparti sopra richiamati: la fornitura di energia elettrica, anche da rinnovabili ed i giochi e scommesse. Il settore dei giochi e delle scommesse rientra nel paniere degli investimenti di un’altra importante ‘ndrina crotonese, quella dei Grande Aracri di Cutro. È quanto si rileva dall’attività denominata “‘Ndragames”, diretta dalla Procura della Repubblica di Potenza, che ha fatto luce su come anche in Basilicata un sodalizio partecipato dai menzionati ‘ndranghetisti, fosse dedito all’attività di noleggio, servizi e manutenzione di macchine per l’esercizio dell’attività di gioco illegale, perpetrato mediante il collegamento, attraverso piattaforme informatiche – anche transnazionali – a siti specializzati non autorizzati. Un ambito di interesse, quello delle scommesse on line, appannaggio anche questo della menzionata cosca Arena, nonché delle ‘ndrine catanzaresi di Borgia e Vallefiorita, per come emerso dall’importante operazione “Jonny”, diretta dalla DDA di Catanzaro e frutto della sinergia investigativa dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza”.

“Nel ravennate – continua la relazione -, si registrano i MAZZAFERRO di Gioiosa Ionica (RC), in ordine ai quali appare opportuno rilevare che, nel mese di febbraio, è giunto a sentenza di primo grado, presso il Tribunale di Bologna, il processo relativo all’operazione “Black Monkey”, coordinata dalla D.D.A. di Bologna e condotta da militari della Guardia di Finanza. L’attività investigativa aveva disarticolato l’organizzazione criminale riconducibile ad un esponente di spicco della citata famiglia MAZZAFERRO, il quale, emigrato nel 2002 con la famiglia da Marina di Gioiosa Jonica (RC) a Conselice (RA), aveva creato un vero e proprio impero del gioco d’azzardo digitale tra l’Emilia Romagna, il Veneto, la Campania, la Puglia, la Calabria, l’Inghilterra e la Romania. Lo stesso si procurava alti profitti attraverso schede illegali, che bypassavano i controlli dei Monopoli di Stato. Il Tribunale di Bologna, con la sentenza de qua, ha condannato tutti i 23 imputati, riconoscendo, per 14 di loro, l’associazione mafiosa. Non a caso, per il semestre in esame si segnala l’attività conclusa, nel mese di marzo, dall’Arma dei Carabinieri e diretta dalla Procura della Repubblica di Potenza, convenzionalmente denominata “‘Ndragames”. L’attività in parola ha disvelato come un sodalizio composto da 19 soggetti fosse dedito all’attività di noleggio, servizi e manutenzione di macchine per l’esercizio dell’attività di gioco illegale, resa possibile mediante il collegamento, attraverso piattaforme informatiche – anche transnazionali – a siti specializzati non autorizzati. Gli indagati, peraltro, avvalendosi del metodo mafioso, avevano di fatto agevolato la cosca GRANDE ARACRI di Cutro e il clan MARTORANO-STEFANUTTI di Potenza, nell’illecita raccolta delle scommesse on line”.

“Si pensi agli esiti dell’operazione “L’Isola del vento”, grazie alla quale è stato sequestrato un parco eolico di Isola Capo Rizzuto – tra i più grandi d’Europa – e le società a questo collegate, tutte riconducibili agli ARENA, per un valore di 350 milioni di euro; o ancora agli affari criminali disvelati a seguito dell’inchiesta “Jonny”, che oltre alla costruzione e alla gestione di vasti parchi eolici nella fascia jonica, ha offerto uno spaccato importante degli interessi delle cosche nella conduzione delle strutture d’accoglienza per migranti e nella gestione delle scommesse on line. Un settore, quest’ultimo che – stando alle risultanze dell’operazione “‘Ndragames” – ha visto protagoniste le cosche anche in Basilicata. La velocità di propagazione della rete di scommesse via web potrebbe, nel medio periodo, estendere gli interessi della ‘ndrangheta anche su altre parti del territorio nazionale e all’estero”. Per quanto riguarda la Sicilia, Messina è “caratterizzata da un’articolata ripartizione dei quartieri, rileva, a fattor comune, come le consorterie siano interessate, tra l’altro, al gioco d’azzardo e alle scommesse clandestine”. “Il territorio laziale, al pari delle aree del nord sopra descritte, rientra nelle mire imprenditoriali di cosa nostra, grazie al ventaglio di opportunità di investimento che offre e che spaziano dai settori dell’edilizia, della ristorazione, delle sale da gioco e dell’agroalimentare”.

“Non da ultimo, altro settore particolarmente appetibile, anche per la possibilità che offre di riciclare denaro sporco, è quello delle scommesse on-line, in continua espansione mediante l’apertura di centri scommesse, collegati a società di diritto estero, difficilmente rintracciabili”. Sull’organizzazione criminale campana si legge nella relazione: “Sul piano generale, i principali “settori” da cui le organizzazioni camorristiche traggono costanti e cospicui profitti sono il traffico di sostanze stupefacenti, il contrabbando di sigarette, lo smaltimento e la gestione illecita dei rifiuti, la commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, la gestione di giochi e scommesse, la falsificazione di banconote e documenti, le speculazioni edilizie, l’infiltrazione negli appalti pubblici, il riciclaggio e il reimpiego di capitali, l’usura e l’estorsione, quest’ultima perpetrata anche in forme meno tradizionali. La struttura camorristica dei MALLARDO dispone di basi operative e logistiche anche nei quartieri cittadini VastoArenaccia e nell’area di Secondigliano, grazie ai rapporti di decennale alleanza criminale con i clan CONTINI, BOSTI e LICCIARDI. Altrettanto saldi i rapporti con i gruppi radicati nei limitrofi comuni di Qualiano e Villaricca e con la famiglia BIDOGNETTI di Caserta. La forza del clan risiede anche nella capacità di condizionare amministratori e dipendenti pubblici, come dimostrato da un’indagine della Polizia di Stato conclusa nel mese di gennaio che, nel far luce sugli interessi dei MALLARDO nel settore del gioco e delle scommesse, ne ha evidenziato i rapporti di contiguità con due funzionari pubblici che si prestavano a rilasciare autorizzazioni per l’esercizio di sale scommesse. Analogo ragionamento vale per il territorio di Afragola, appannaggio della famiglia MOCCIA, presente con sue articolazioni, anche nei comuni di Casavatore, Crispano, Caivano, Casoria, Cardito, Carditello, Frattamaggiore, Frattaminore”. Ancora: “Sugli interessi illeciti della zona, avrebbe posto attenzione anche il sodalizio AMATO-PAGANO, presente a Melito di Napoli, Mugnano ed Arzano e dedito, prevalentemente, al traffico di stupefacenti. Si tratta, per i MOCCIA, di un’attività secondaria, essendo essi maggiormente orientati verso il riciclaggio e il reimpiego dei proventi delle estorsioni, il contrabbando di sigarette e il gioco clandestino. Significativi di questa operatività ed influenza sul territorio, sono gli arresti, eseguiti nel mese di marzo dall’Arma dei Carabinieri, dei responsabili di una serie di estorsioni, perpetrate con modalità mafiose”.

A Caserta “recenti indagini hanno fatto emergere la spiccata proiezione del clan Schiavone verso gli appalti pubblici ed il settore del gioco online, avvalendosi delle confederate famiglie RUSSO e VENOSA, quest’ultima – a conferma del cambiamento delle strategie dei CASALESI – attiva anche nella gestione e nel controllo diretto delle piazze di spaccio del casertano”. “I settori in cui i clan campani continuano ad investire si individuano nella ristorazione, commercio di capi di abbigliamento, gestione di impianti di distribuzione di carburanti, gioco e scommesse illegali e campo immobiliare. In provincia di Imperia e nelle zone limitrofe della Costa Azzurra, si registrano proiezioni extraregionali di matrice camorrista, attive nel traffico di sostanze stupefacenti, nel contrabbando, nella contraffazione e commercializzazione di marchi, oltre che nell’esercizio abusivo del gioco e delle scommesse clandestine”. Nel Lazio: “Le intese tra gruppi di origine territoriale diversa, hanno interessato anche il settore dei giochi. É quanto emerso nella già citata operazione “Babylonia”, che ha riguardato due distinte associazioni per delinquere, operative sulla Capitale, di cui facevano parte soggetti campani, pugliesi e romani: una era capeggiata da un elemento contiguo al clan napoletano degli AMATO-PAGANO, l’altra da un pregiudicato originario di Bari. I componenti delle organizzazioni, da tempo radicati a Roma, gestivano – con modalità mafiose ed in accordo con noti imprenditori del settore – numerose sale giochi, dislocate in diversi quartieri romani e lungo le consolari, con finalità di riciclaggio, estorsione, usura, impiego di utilità di provenienza illecita, fatturazioni per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali e frode fiscale, con l’aggravante del metodo mafioso”.

Continua ancora la relazione: “Allo stesso modo, appare in espansione l’interesse della camorra per la gestione del gioco e delle scommesse illegali, ambito in cui, negli anni, essa ha affinato le tecniche fraudolente: dall’attivazione di apparecchi clandestini, i camorristi sono passati ad operare direttamente sulla rete del gioco legale, alterando, ad esempio, i sistemi telematici destinati a monitorare l’ammontare delle giocate. Una particolare attenzione andrà quindi posta sulle criptomonete virtuali, quale strumento, per effettuare transazioni, fortemente appetibile per le organizzazioni criminali, in virtù dell’anonimato che esso garantisce all’operatore. In linea di continuità con quanto rilevato anche nel precedente semestre, foriero di ulteriori manifestazioni illecite potrebbe risultare anche il know how acquisito nella commissione di reati ambientali ed edilizi, strettamente connessi con l’infiltrazione degli apparati locali della pubblica amministrazione”. In Puglia: “il gruppo MERCANTE – DIOMEDE è operativo soprattutto nei quartieri Libertà e San Paolo, ma altrettanto influente su Poggiofranco, Picone e Carrassi, dove è attivo nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti, così come nell’usura e nel gioco d’azzardo. Altro clan di rilievo è quello dei PARISI-PALERMITI, radicato a Japigia, che tende ad espandersi verso il sud-est barese e che si ritiene stia affrontando una faida intestina; attività predilette sono quelle tradizionali dell’usura, delle estorsioni e del traffico degli stupefacenti, oltre che del gioco d’azzardo. A Tuturano si segnala il clan riconducibile alla famiglia BUCCARELLA, dedito anche questo al traffico di droga, al gioco d’azzardo e alle estorsioni, mentre a Torre Santa Susanna continuano ad operare i BRUNO, anch’essi operativi nel settore degli stupefacenti. La delinquenza locale continua, inoltre, a manifestare un notevole interesse per la gestione delle slot machine e delle scommesse on-line”. In provincia di Macerata: “Per quanto attiene al contrasto al gioco d’azzardo e illegale, si segnala l’operazione denominata “Scala reale”, conclusa nel mese di febbraio dalla Polizia di Stato, con l’arresto a Matera di due soggetti, ritenuti responsabili dei reati di corruzione, concussione ed induzione, tramite minaccia, al noleggio e all’installazione di apparecchiature da gioco elettroniche”. Negli Stati Uniti: “sul piano generale, accanto alla mafia siciliana ed in forte ascesa, si segnala la presenza della ‘ndrangheta. Le principali zone di influenza delle consorterie calabresi, anche in questo caso, risultano essere l’area metropolitana di New York, il New Jersey e parte della costa della Florida, aree che ben si presterebbero, per la fiorente economia locale, ad attività di riciclaggio. L’imprenditoria criminale impatterebbe, infatti, sulla ristorazione, sull’import-export di prodotti agricoli, sulla commercializzazione di immobili e sul gioco illegale”.

A Malta: “grazie a un sistema fiscale privilegiato e ad una normativa che consente la costituzione di società in tempi estremamente rapidi, negli ultimi anni ha rappresentato un hub finanziario in grado di attrarre cospicui investimenti, anche da parte della criminalità organizzata italiana. Tra i settori di interesse, quello delle scommesse online è risultato particolare sfruttato dalla ‘ndrangheta. Una conferma, in tal senso, si coglie proprio nel semestre a seguito dell’operazione “Jonny”, condotta in sinergia tra la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza. L’indagine, del mese di maggio, ha interessato le province di Crotone, Catanzaro e Verona, facendo luce sugli interessi della cosca ARENA, nonché delle ‘ndrine di Borgia (CZ) e Vallefiorita (CZ), nella conduzione delle strutture d’accoglienza per migranti e nella gestione delle scommesse online. Un interesse, quest’ultimo, che faceva formalmente capo ad una società avente sede a Malta”, conclude la relazione.

Commenta su Facebook