Si è recentemente parlato di gioco a distanza e di punti vendita e ricarica e Jamma ha chiesto l’opinione dell’avv.Marco Ripamonti, che sin dall’istituzione del comparto della raccolta a distanza, quindi ormai da circa quindici anni, si occupa delle problematiche anche di tale settore.

Così l’avv.Marco Ripamonti: “Ho avuto modo di esaminare  le dichiarazioni del Sottosegretario al Mef  riguardo la necessità di procedere a riformare e meglio disciplinare i diversi comparti del gioco terrestre e del gioco a distanza e mi trovo parzialmente d’accordo. Decisamente condivisibile, a mio avviso,   procedere  ad una riforma unitaria e ponderata a seguito di approfondite considerazioni ed audizioni nei confronti di tutte le categorie interessate, atteso che, come si è visto in passato,  norme inserite frettolosamente nelle leggi di stabilità, all’ultimo momento, hanno sempre prodotto incertezze interpretative se non paradossi di sistema, alimentando la stratificazione  legislativa, certamente non a favore dell’esigenza di chiarezza.

Quanto alla distinzione, o meno, del gioco terrestre e del gioco fisico, voglio pensare che il Sottosegreterio  abbia inteso affermare che entrambi i comparti meritino pari attenzione nella regolamentazione che verrà attuata.

Si tratta di due comparti nettamente differenti che non vanno confusi, ma che necessitano di discipline certamente distinte. Basti solo pensare alla circostanza che il punto terrestre necessiti di licenza di pubblica sicurezza, laddove  per i punti di ricarica non si rende necessario  tale titolo, proprio per la sostanziale differenza di funzioni.

Quanto a quest’ultima tipologia, che sostanzialmente si concreta nella attualizzazione dei pregressi punti di commercializzazione, è certamente vero che non vi sia una disciplina  precisa e chiara e, questo, costituisce un problema che poi si può riflettere nelle aule giudiziarie, ma è anche vero come dalla  normativa istitutiva dei punti di commercializzazione e dalla c.d. legge comunitaria del 2009, che ha dedicato una norma specifica al comparto della raccolta a distanza, il tutto con riferimento al capitolato di concessione,  possano estrapolarsi anche se in modo per la verità  non molto nitido  le connotazioni e le prerogative dei punti di ricarica, che da ultimo sono stati anche oggetto di una sorta di doveroso censimento da parte di ADM, dovendo il concessionario dare comunicazione della relativa istituzione. E ciò a garanzia di esigenze di legalità e controllo, anche allo scopo di evitare che possano costituire un canale di infiltrazione della criminalità organizzata.

Occupandomi in particolare anche delle problematiche penali del comparto, posso dire con contezza, riguardo al concetto di intermediazione, che la giurisprudenza penale, dalla Corte di Cassazione ai Tribunale di Riesame, ha ormai definito in modo piuttosto chiaro cosa debba intendersi per intermediazione, vietata per i punti di ricarica.

Molto interessanti e complete al riguardo, ad esempio,  ricordo un paio di pronunce di accoglimento, che il Tribunale del Riesame di Palermo ha reso  su riesami da me  presentati,  la cui motivazione si concentra in modo molto appropriato sulle prerogative dei PVR,  soprattutto con riferimento al concetto di intermediazione. Tuttavia,  è chiaro che il comparto merita, quanto prima, norme certamente più chiare, soprattutto nell’interesse degli operatori. Quanto al divieto di concorrenza e sponsorizzazioni di cui al Decreto Dignità, non sono d’accordo con chi insiste nella opportunità di mantenere tali inibizioni  nel comparto a distanza. Credo si tratti di una scelta demagogica che non ha prodotto i risultati cui era finalizzata, come dimostrano chiaramente i dati della raccolta che, certamente, è innegabile,  sono certamente influenzati dalle note vicende sanitarie che hanno inevitabilmente favorito la formula del gioco a distanza. Ma non credo che, a prescindere dalla situazione emergenziale, i risultati sarebbero stati differenti in  modo significativo.

Il gioco a distanza va ormai considerato  uno dei sistemi di gioco più performanti, ma anche ben tracciabili, e non penso che il divieto di pubblicità possa efficacemente contrastare la propensione al gioco, ormai diffusissima in ogni comparto”