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Di seguito una nota del vicepresidente della Commissione Sanità e consigliere regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia, Luigi Manca.

“Chi pensava, come i colleghi del Movimento 5 Stelle, che bastassero 500 metri per contrastare la ludopatia, oggi deve aver subito una sorta di doccia fredda a sentir parlare non il ‘solito’ politico ma il procuratore Antonio De Donno, anche in qualità di presidente del Comitato scientifico dell’Eurispes, e altri rappresentanti dell’indipendente istituto di ricerca.

Il problema esiste, non va sottovalutato e lo dico da medico, ma non va affrontato con ipocrisia e demagogia, ma con una seria campagna di prevenzione e contrasto a una malattia, la ludopatia, alla stessa stregua di quella messa in atto dal Servizio Sanitario nazionale contro il fumo. Parliamo di malati difficili da diagnosticare e perciò sottostimati, ma l’11,3% di loro hanno ammesso di giocare lontani da casa e il 2,3% lontani dai posti di lavoro. A dimostrazione che il giocatore problematico non si lascia certo scoraggiare dal dover fare qualche metro in più, ma anche km, pur di giocare. Quindi i paladini del distanziometro farebbero meglio a evitare slogan inutili.

Non solo, come ha spiegato il procuratore De Donno il proibizionismo provocherebbe un effetto opposto, quello di consegnare nella braccia della criminalità i giocatori. Tutto ciò che è proibito (vedi la droga) finisce per avere consumi peggiori, ma illeciti e in mano a delinquenti, o meglio alla mafia. Oggi i centri legali sono in mano a gestori che hanno la concessione dallo Stato, che hanno l’obbligo di non far entrare minori. Quindi ben vengano i controlli su questi, chiudere quelli non in regola, ma senza dimenticare che le famigerate ‘macchinette’ si trovano, ormai, anche nei Tabaccai e nei Bar.

Infine, una considerazione del sociologo dell’Eurispes, Baldazzi, che condivido in pieno: chi ha stabilito quali sono i punti sensibili dal quale misurare la distanza? E perché una parrocchia, invece, non può costituire un dissuasore per i giocatori del centro giochi legale, ovvero quei centri che in Puglia danno lavoro a 10mila persone. Perché un problema di occupazione, oltre che di patologia e legalità, non possiamo non affrontarlo. Un esempio: da un monitoraggio fatto nella città di Lecce se si rispettasse la distanza di 500 metri tutti i centri scommesse dovrebbero essere chiusi e mandati a casa i dipendenti con regolare contratto di lavoro”.

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