Processo Black Monkey, non si è trattato di mafia. A dirlo sono stati i giudici della Corte di Appello di Bologna, che il 29 ottobre hanno emesso la sentenza di secondo grado.

Ora le motivazioni del verdetto, depositate pochi giorni fa, spiegano i motivi di questa scelta: secondo i giudici, “non risulta che la caratura mafiosa di (…) – già condannato per narcotraffico internazionale – sia stata trasmessa all’intera struttura associativa, giungendo a compenetrarla e a caratterizzarla”.

In particolare, si legge sempre nelle motivazioni, “da un lato non è emerso che la forza intimidatrice sia promanata impersonalmente dal sodalizio; dall’altro lato non si è verificato uno stato di generale assoggettamento e omertà nei soggetti destinatari dell’attività delittuosa”.

L’associazione si occupava di gioco d’azzardo legale e illegale, con base a Conselice, in provincia di Ravenna, ma con affari in tutta Italia e non solo. Un business basato sulla produzione e la distribuzione di slot machine e delle relative schede, spesso alterate per frodare o l’Erario o il singolo giocatore e la distribuzione di accesso alle piattaforme di gioco del poker online non autorizzate.