Il Tar Toscana ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Ministero dell’Interno, Questura di Prato e Comune di Prato in cui si chiedeva l’annullamento per quanto riguarda il ricorso introduttivo:

– del provvedimento (prot. nr. 009171) datato 19 febbraio 2019 a firma del Questore della Provincia di Prato con il quale è stato disposto il rigetto della domanda presentata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. per mancato rispetto delle distanze da luoghi sensibili;

– della nota 25 marzo 2019 (Div. 99 – 2019) a firma del Responsabile dell’U.O. Attività Produttive del Comune di Prato;

– di ogni altro atto ad essi presupposto e conseguente, ivi compresi espressamente:

i) la nota di riscontro del 14 gennaio 2019 (P.G. 7364) Servizio Governo del Territorio del Comune di Prato, comprensiva della nota della P.M. Nucleo Polizia Commerciale dell’8 gennaio 2019;

ii) la nota del Comune di Prato (P.G. 25880) dell’11 febbraio 2019, entrambe richiamate per relationem dai suddetti provvedimenti;

per quanto riguarda i motivi aggiunti depositati il 20 settembre 2019 :

– del provvedimento (prot. nr. 0040948) datato 27 agosto 2019 e notificato in pari data, con il quale la Questura di Prato ha disposto il rigetto della domanda presentata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S.;

– della nota datata 14 agosto 2019 (DIV. 170-2019) del Comune di Prato, richiamata per relationem dal suddetto provvedimento;

– di ogni altro atto ad essi presupposto e conseguente, ancorchè incognito;

nonché per la condanna della Questura di Prato a rilasciare alla società (…), ovvero al suo legale rappresentante, la licenza dai medesimi richiesti in data 8 maggio 2019 ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. per l’installazione di sistemi di gioco Videolottery (VLT) presso il negozio di scommesse posto in (…).

La società (…) gestisce un negozio di scommesse, per conto del concessionario (…) in forza di licenza rilasciata dal Questore di Prato, ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S., in data 18 aprile 2019, essendo subentrata nei suddetti locali a seguito di compravendita di azienda intervenuta con la società (…). Nel corso del procedimento finalizzato al rilascio della suddetta licenza per l’esercizio dell’attività di scommesse, la società ricorrente ha ricevuto la nota 25 marzo 2019 del Comune di Prato, che la informava che la Questura di Prato, all’esito dell’istruttoria condotta dallo stesso Comune, ha disposto il rigetto della domanda presentata dalla (…) finalizzata all’apertura, all’interno del negozio di scommesse, di uno spazio dedicato al gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi videoterminali (VLT) di cui all’art. 110, comma 6, lett. b) T.U.L.P.S.; rigetto fondato sulla presenza a 360 metri di distanza della “Palestra Body Planet”, gestita dalla società Body Planet Centro Wellness, società sportiva dilettantistica e sita in via Roubaix. L’Amministrazione ritiene infatti che la menzionata struttura configurerebbe un “centro sportivo” ai sensi dell’art. 4 della legge regionale Toscana n. 57 del 2013, come tale automaticamente ostativo, in quanto “luogo sensibile”, all’incremento dell’offerta di gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi di cui all’art. 110, comma 6 T.U.L.P.S.

2 – Nonostante tale informazione, la società (…) ha ugualmente presentato analoga istanza, ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S., per lo svolgimento dell’attività di raccolta del gioco lecito tramite apparecchi videoterminali (VLT) presso il negozio di scommesse dalla medesima attualmente gestito e nel ricorso essa evidenzia il proprio interesse ad impugnare il diniego opposto alla precedente richiedente.

3 – Nei confronti degli atti, come meglio in epigrafe indicati, la società ricorrente formula la seguente unica articolata censura: l’art. 4 della legge regionale n. 57 del 2013 vieta l’apertura di nuovi spazi per il gioco che si trovino, secondo il calcolo del percorso pedonale più breve, ad una distanza inferiore a 500 metri da alcuni “luoghi sensibili”, tra i quali figurano i “centri sportivi”; ma la “Body Planet” è una semplice “palestra” privata, ovverosia un locale ove si svolgono attività non già di carattere “sportivo” (in senso proprio), bensì di natura “ludico-motorio-ricreativa”, come tali orientate all’esclusivo benessere della persona; viene richiamata la distinzione tra “attività sportiva” e “attività ludico-motorio-ricreativa” di cui all’art. 3 lella legge regionale n. 21 del 2015; viene altresì evocato l’art. 2 del Regolamento n. 42/R del 5 luglio 2016 che definisce la palestra come il locale in cui si svolgono attività ludico-motorio-ricreative e dunque non sportive; ne consegue che la nozione di “centro sportivo” deve necessariamente identificarsi con quella di centro presso il quale viene praticata attività sportiva, di natura agonistica e non agonistica, come tale regolata dalle normative delle Federazioni sportive nazionali (FSN) e delle Discipline sportive associate (DSA), organismi confederati nel Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).

4 – Il Ministero dell’Interno, la Questura di Prato e il Comune di Prato si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso.

5 – Con atto di motivi aggiunti parte ricorrente impugna quindi il provvedimento prot. nr. 0040948 del 27.8.2019, con il quale la Questura di Prato ha disposto il rigetto della sua domanda presentata ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S. Nel preavviso di rigetto si faceva riferimento al mancato rispetto della distanza minima di legge di 500 m da due luoghi sensibili: la Palestra Body Planet, tuttavia nella sua nuova localizzazione di via Udine, ove si era spostata in data 21 maggio 2019; e uno sportello bancomat. Nel provvedimento finale, accertato che lo sportello bancomat è a distanza corretta, è residuato solo il riferimento alla mancanza di distanza legale dalla palestra.

6 – Nei confronti degli atti, come meglio in epigrafe indicati, parte ricorrente formula la seguente articolata censura: l’art. 5, comma 2, del regolamento comunale in materia richiede che i centri sportivi siano in essere da almeno 12 mesi, mentre il provvedimento è dell’agosto 2019 e la palestra è attiva dal maggio 2019; inoltre l’art. 4, comma 2, della legge regionale n. 57 del 2013 richiede che i locali sportivi siano riconoscibili dall’esterno e adeguatamente segnalati e ciò non era nella specie (cfr. doc. 20); inoltre non si tratta di “centro sportivo”, come richiesto dalla legge regionale, ma di “palestra privata” ove si partica attività ludico-motorio-ricreativa; è necessario poi che gli organi pubblici dimostrino la legittimità dell’esercizio della palestra; e semmai è la nuova struttura della “palestra” posta in via Udine, che non avrebbe potuto essere aperta legittimamente in quanto ubicata in prossimità della sala scommesse gestita dall’odierna ricorrente.

7 – Il Ministero dell’Interno, la Questura di Prato e il Comune di Prato si sono costituiti in giudizio per resistere ai motivi aggiunti.

8 – Con ordinanza cautelare n. 598 del 2019 la Sezione ha accolto la domanda cautelare ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.

9 – Chiamata la causa alla pubblica udienza del 25 febbraio 2020 e sentiti i difensori comparsi, come da verbale, la stessa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

10 – E’ necessario meglio puntualizzare i fatti oggetto della presente controversia:

– la società ricorrente, subentrata a precedente gestore di negozio di scommesse, ha impugnato, con il ricorso principale il provvedimento amministrativo che rigettava l’istanza del suo dante causa finalizzata all’apertura, all’interno del negozio di scommesse, di uno spazio dedicato al gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi videoterminali (VLT);

– il rigetto rivolto al dante causa della ricorrente era motivato dalla mancanza della distanza minima di legge di 500 m. tra la sede della società e la Palestra Body Planet, sita in Prato via Roubaix;

– la ricorrente evidenziava il suo interesse all’impugnativa di atto destinato ad altro soggetto, volendo anch’essa avanzare analoga richiesta di apertura di spazio dedicato al gioco lecito con vincite in denaro mediante apparecchi videoterminali (VLT); infatti essa presentava istanza in tal senso in data 8 maggio 2019, nonostante il precedente rigetto della Questura di Parto dovuto alla presenza in via Roubaix, a meno di 550 m., della evocata palestra;

– nelle more del procedimento, in data 21 maggio 2019, la palestra si spostava in via Udine, permanendo comunque una distanza inferiore a 500 m tra la sede della ricorrente e la palestra;

– la Questura di Prato rigettava l’istanza ponendo a fondamento il mancato rispetto della distanza di 500 m dalla palestra quale luogo sensibile.

11 – Come primo profilo di contestazione parte ricorrente contesta, tanto nel ricorso che nei motivi aggiunti, che la Palestra Body Planet possa configurare un luogo sensibile ai sensi dell’art. 4 della legge regionale n. 57 del 2013, il quale parla di “centri socio-ricreativi e sportivi” e non di “palestre”.

Per il Tar: “La censura è infondata. Ad avviso di parte ricorrente quella presa in esame dall’Amministrazione è una “palestra” privata, ovverosia un locale ove si svolgono attività non già di carattere sportivo in senso proprio, bensì attività di natura “ludico-motorio-ricreativa”, come tali orientate all’esclusivo benessere della persona, attività sportive in senso proprio essendo solo quelle, di natura agonistica e non agonistica, regolate dalle normative delle Federazioni sportive nazionali (FSN) e delle Discipline sportive associate (DSA), organismi confederati nel Comitato olimpico nazionale italiano (CONI). Ma la Palestra Body Planet, come risulta dal doc. 28 dell’Amministrazione comunale, risulta affiliata al CONI ai fini sportivi già dal 19.2.2013, essendo quindi, da un punto di vista fattuale, difficile negare che in essa si pratiche attività sportiva, anche ai sensi dell’art. 4 della legge regionale n. 57 del 2013.

12 – Con un secondo profilo di contestazione parte ricorrente rileva che, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del “Regolamento per l’esercizio del gioco lecito” del Comune di Prato, “i centri socio-ricreativi e sportivi privati si considerano luoghi sensibili da cui calcolare la distanza se soddisfano tutte le seguenti condizioni”, tra le quali che “le attività socio-ricreative e sportive risultano in essere da almeno 12 mesi”, il che non sarebbe nel caso di specie.

La censura è infondata.

La Sezione, nell’ordinanza cautelare n. 598 del 2019, quindi in sede di sommaria delibazione, aveva espresso un positivo apprezzamento per la censura in esame, che non può tuttavia essere confermato, in esito all’approfondimento effettuato in questa sede di merito. Infatti la necessità, perché valga come luogo sensibile, che il centro sportivo abbia una minima continuità temporale ha senso con riferimento alle strutture che siano effettivamente di nuova apertura, nel senso che esse nella prima fase di operatività non possono costituire un centro significativo di aggregazione, dovendo ancora coinvolgere un’utenza interessata alle prestazioni in esse svolte. Ben diversa è l’attuale fattispecie, nella quale la palestra esisteva già ed era già stata individuata come luogo sensibile, dal quale quindi doveva misurarsi la distanza minima per l’apertura di uno spazio di gioco lecito. Si tratta cioè di un semplice spostamento della struttura sportiva, che verosimilmente si porta dietro l’utenza già fidelizzata, e che rimane al di sotto della distanza minima di legge dalla ricorrente. Lo stesso dicasi con riferimento all’assenza, allo stato, di insegne esterne: si tratta, ripetesi, di mero spostamento di realtà sportiva già esistente, che non può non essere vista, nella presente ottica, come avvinto da vincolo di continuità tra vecchia e nuova localizzazione. D’altra parte l’istanza è stata avanzata quando la palestra era localizzata in via Roubaix, ed è stata presentata nonostante parte ricorrente sapesse che la distanza minima mancava, come risulta dalla narrativa in fatto; non può ritenersi che abbia rilevanza per la ricorrente il fatto che la palestra medesima si sia spostata, giacché la distanza di legge mancava rispetto a via Roubaix e continua a mancare rispetto alla nuova localizzazione di via Udine; né può sostenersi che fosse la palestra a doversi spostare a distanza maggiore del limite legale, poiché essa, con la sua legittima scelta di cambiare sede, non ha in alcun modo creato nocumento né peggiorato la posizione della parte istante nella presente fattispecie.

13 – Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso e i motivi aggiunti devono essere respinti, con compensazione delle spese di giudizio, stante la complessità della presente fattispecie.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, e sui connessi motivi aggiunti, li respinge.

Spese compensate”.