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(Jamma) – Il M5S Piemontese si è recentemente lamentato nei confronti della Giunta Regionale per la mancata realizzazione del Piano di Prevenzione al G.A.P., denunciando gli effetti nocivi derivanti dalla situazione di abbandono delle Municipalità a loro stesse, in un campo così complesso.

La Giunta non ha replicato “formalmente”, ma sicuramente avrà analizzato costi e benefici, infatti: al primo dicembre 2017 non esisterà più alcun congegno da gioco lecito (e si ribadisce lecito) all’interno della c.d. rete generalista terrestre (bar, tabacchi, circoli privati, ed altre location commerciali) ubicata nelle aree urbane; al primo dicembre 2018 mancheranno solo sei mesi alla totale smobilitazione delle location dedicate in cui sono alloggiati apparecchi da gioco lecito (e si ribadisce lecito); nel frattempo, le ordinanze orarie abbineranno il loro effetto implosivo delle redditività delle aziende alla “nuova” fiscalità (introdotta dal D.L. n. 50/2017) erosiva delle marginalità operative dei congegni stessi,: da ciò deriverà (in combinato disposto alla riduzione coatta del 34% delle AWP, prevista ex D.L. N. 50/2017), un trend di graduale ma incessante “scomparsa” degli apparecchi (leciti si bada) molto significativo.

Posto che un piano triennale sulla “prevenzione al G.A.P.”, ipotizzato da una legge ANTI-APPARECCHI LECITI (e non già anti-azzardo), presuppone l’esistenza “degli apparecchi stessi”, la loro scomparsa già pianificata comporta la carenza di interesse per il “piano”.
Ecco quindi che la Regione può risparmiarsi la fatica di elaborare un piano per prevenire la dipendenza da gioco, visto che “l’unico prodotto” che ritiene dannoso è destinato a scomparire da sé, mentre per i restanti (prodotti leciti, e offerte non autorizzate di gioco e scommesse), “l’Istituzione” non riscontra problemi.

In considerazione del fatto che la scomparsa degli apparecchi leciti comporterà anche la “emersione” di circa 3.000 disoccupati Piemontesi, la Regione potrebbe – giusto per impiegare le energie già preventivate – pensare ad un piano di “gestione”
dei senza lavoro, generati dalla propria Legge, e dalle ordinanze comunali sugli orari,
della contrazione di gettito di tributi locali derivanti dalla chiusura delle attività che sopravvivono grazie agli apparecchi da gioco lecito, delle sofferenze bancarie “regionali” che si andranno a deteriorare per via delle attività e delle persone che non potranno più far fronte delle esposizioni contratte per l’avviamento commerciale che la Regione ha azzerato, ovvero sul presupposto di una busta paga che la Regione stessa ha “annullato”.

Si auspica che quanto prima le Istituzioni regionali comprendano l’inesistenza del “c.d. costo zero” della “lotta agli apparecchi leciti”, ma soprattutto la maggior incisività del costo sociale del “licenziamento collettivo delle slot”, rispetto a quello del disagio provocato dal gioco legale (che peraltro sarà sostituito da quello illegale).

AsTro

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