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(Jamma) – Preventivare il calo di entrate erariali a seguito della prima scadenza (30 novembre) contemplata dalla Legge Regionale del Piemonte è relativamente semplice. Si tratta di una cifra che oscilla tra i 25 e i 28 milioni di euro al mese, e che – a rigore – potrebbe impedire l’erogazione – a tutte le Regioni – dei fondi statali per il finanziamento della cura e prevenzione della ludopatia (il cui ammontare complessivo, si ricorda, è di 50 milioni di euro).

I margini di manovra del bilancio statale sono infatti “strettissimi”, e i piccoli spiragli che il nostro PIL è riuscito a costruirsi, anche contemplando come ricchezza quella “sommersa”, come stabilito dal sistema di calcolo ESA 2010, entrato in vigore a fine 2014, non possono essere vanificati da: buchi strutturali sulle cubature erariali consolidate in pregresse leggi di stabilità (leggasi triennio 2016 – 2017 – 2018); ammanchi sul flusso corrente di cassa.

Lo “spegnimento” delle apparecchiature AWP dalla rete generalista piemontese, pertanto, oltre a generare un problema di cui la Regione dovrà farsi “in qualche modo” carico (la disoccupazione dei primi mille addetti che dal primo dicembre saranno lasciati a casa), genererà un ammanco di circa 26-27 milioni di euro/mese di solo PREU (prelievo erariale unico), ovvero di una entrata che “per specifica natura” è molto preziosa per il “Tesoro”.
Il Preu, infatti, a differenza delle imposte, non viene riscosso (solo) a seguito di liquidazione annuale (e quindi l’anno dopo rispetto alla dichiarazione); la maggior parte di esso perviene alla Tesoreria in corso d’anno, sotto forma di acconti progressivi, e non ammette “compensazioni”; a ciò si aggiunge che, non avendo alcuna “destinazione vincolata”, entra a far parte della generale disponibilità “corrente” di cassa (il cach tanto per capirci).

In disparte restando (per ora) l’acuirsi di detti “buchi”, quando scadranno anche i termini contemplati dalle Regioni Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Abruzzo, ecc., è evidente che – prima ancora del bilancio – un ammanco di 26-27 milioni /mese nel “conto disponibilità”, farà scattare delle scelte selettive che – statisticamente – vedono penalizzati i “fondi” (tra cui quello per la ludopatia), che possono essere posticipati, e “privilegiati” i debiti scaduti produttivi di interessi passivi.

Resta da stabilire quanto sia “precisa” la cifra del buco Piemontese, che – su base annua per il solo 2018 – dovrebbe traguardare la ragguardevole cifra di 300-320 milioni di euro.
Il conto è di disarmante facilità, se solo si considera che la rete generalista del Piemonte (ovvero il numero di bar e tabacchi con awp funzionanti) è il 7% dell’intera rete nazionale, da ciò derivando che la sua espulsione genera un -7% dal flusso PREU Nazionale delle AWP (che è di 4,6 miliardi l’anno).

Quando le scelte “locali” generano riflessi per tutto il Paese, ci si domanda se le stesse siano ponderate o se siano di istinto (a 16 mesi dall’entrata in vigore della Legge Piemontese solo oggi ci si accorge di aver interdetto il 99% del suolo urbano delle città).

Resta il fatto che pur di far spegnere le AWP da bar e tabacchi in Piemonte, si rischia di restare senza i fondi per curare – in tutta Italia – tutti i malati di G.A.P.

Ma si sa che, per la “teoria dell’anti-gioco”, lo spegnimento delle slot provocherebbe un “benefico ritorno all’economia reale” di somme molto maggiori rispetto alle entrate tributarie. Il Tesoro non conferma!

AsTro

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