Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – “In Italia, la leva fiscale è spesso più simile ad un “bastone” che ad uno strumento di governo dell’economia e chiunque faccia impresa nel nostro Paese è costretto ad avere una speciale “laurea” (non rilasciabile da nessun Ateneo), indispensabile per dirimere problematiche che altrove sono sconosciute.

L’imprenditore, infatti, pianifica un progetto industriale a valenza media decennale e si attende che la mutazione delle condizioni, a cui eventualmente dovrà andare incontro, non arrivino mai a capovolgere l’ordine dei fattori economici e giuridici su cui si è fondata l’impresa.

Alle imprese di gestione di awp succede, da troppo tempo, un capovolgimento “all’anno”, nel senso che ogni anno il quadro giuridico-fiscale di riferimento muta al punto da trasformare in passività ciò che il giorno prima si caratterizzava per positività, cancellando le marginalità operative, e poi si pretende che la “dinamicità imprenditoriale” trovi un qualche rimedio, si rialzi, si adattati, e mantenga le aspettative di gettito erariale.
Ad altri comparti non va tanto meglio, ma i livelli di “progressiva potatura e tosatura” a cui è stato sottoposto il comparto awp è senza ombra di dubbio un “unicum” in Italia e nel Mondo.

Attualmente esiste uno “spread negativo” tra il pay out degli apparecchi AWP e l’aliquota del PREU, che supera i due punti percentuali, che erode la marginalità delle imprese di gestione.

Esiste un dis-allineamento tra “ciò che preleva lo Stato” e ciò che lo Stato pretende sia erogato in vincita dal congegno che equivale esattamente a ciò che serve all’impresa per stare in piedi in termini virtuosi (e quindi non solo per pagare conti e stipendi, ma anche per investire e remunerare le progettualità industriali).

Abbassare il pay out – almeno – al 68% è pertanto l’unica strada che residua in un contesto così poco illuminato come quello Italiano, dove ancora si pensa che per incassare più tasse basta alzare l’aliquota delle imposte e dei tributi (contrariamente a quanto sa benissimo il resto del Mondo oramai da 20 anni).

Personalmente sono stato sempre favorevole alla c.d. tassa sul cassetto, con libertà di ogni impresa di scegliere (al netto del rispetto di una percentuale minima stabilita per legge), la retrocessione più “congrua” per soddisfare la domanda dei suoi clienti. Mi è sempre stato risposto che ciò presupporrebbe un “Paese diverso”, ovvero un Erario che non debba scrivere – già nel bilancio dell’anno corrente – una posta percentualmente rialzata delle entrate tributarie derivanti dalle AWP per l’anno successivo, ma soprattutto presupporrebbe una “rilevanza” dei proventi fiscali del gioco “non determinante” per il bilancio statale.

Personalmente non mi mai soddisfatto questa risposta, ritenendola fuorviante, ma comunque esemplificativa di un dato vero: se non applichi le regole dell’economia di scala è evidente che il ruolo di “industriale” diventa un surrogato della più “modesta” ragioneria.
Per non fallire, quindi, l’impresa di gestione deve poter contare su uno spread, tra pay out e PREU, in cui recuperare la marginalità, che con l’attuale sistema di imposizione calcolato sul COIN IN non può che concretizzarsi nel costante allineamento tra le due percentuali.

Abbassare il pay out “pensato” per una aliquota del 17,5% di PREU diventa quindi fondamentale allorquando l’aliquota sia stata (scelleratamente) elevata al 19%. Questo intervento permetterebbe alle Aziende di Gestione di rallentare il drenaggio di liquidità e calmierare l’indebolimento finanziario che ha caratterizzato questi ultimi anni di incauti provvedimenti pseudo-fiscali e gestire il prossimo futuro con maggior determinazione e più autorevolezza di interlocuzione.

Le Aziende decotte hanno sempre poca voce in capitolo nel mercato, anzi sono facili prede e questo non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Per quanto economicamente impattante possa essere il secondo ricambio degli apparecchi in 3 anni, dovremo ancor più mettere in campo la nostra capacità imprenditoriale ed affrontare la sfida che ancora ci potrà vedere protagonisti, anche pensando e lavorando a nuovi modelli, che siano in grado di far valere le economie di scala di cui siamo potenzialmente portatori.

I numeri sono ancora dalla nostra parte purché il nostro livello di attenzione rimanga elevato e non rimaniamo vittima di frettolosi approcci ideologici che, seppur comprensibili, rischiano di rinforzare il “nemico” ed accelerare il nostro cammino di soccombenza che non posso e non voglio accettare”.

Massimiliano Orlandini (Comitato di Presidenza AsTro)

Commenta su Facebook