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Come noto, lo scorso 26 giugno, è entrata in vigore l’ordinanza del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che introduce delle restrizioni orarie all’accensione dei congegni da gioco lecito collocati nelle sale gioco e nelle altre tipologie di pubblici esercizi.

Il provvedimento presenta diverse criticità. Nel testo dell’ordinanza –ad esempio- è contenuto un riferimento esplicito all’accordo tra Governo ed Enti locali del 7 settembre 2017 per il riordino dei giochi sul territorio: un’intesa che stabilisce la facoltà per gli enti locali di interrompere il gioco sul territorio per un massimo di 6 ore complessive quotidiane, ma che a Roma è stata totalmente disattesa.

L’avvocato Filippo Boccioletti, consulente As.Tro, ha predisposto un parere legale che evidenzia i vari profili di illegittimità dell’ordinanza capitolina.

Di seguito il testo del parere.

“Oggetto: Parere ordinanza limitazione orari Comune di Roma.

La disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro entrata in vigore a Roma il 26/6/18 con la pubblicazione all’albo pretorio dell’ordinanza del sindaco Raggi n. 111 del 26/6/18 che ha ridotto gli orari di apertura a 8 ore dalle 9-12 e dalle 18-23, presenta profili di illegittimità.

Punto fermo è che stiamo parlando di gioco d’azzardo LECITO previsto, disciplinato e autorizzato dal legislatore nazionale e che sono in gioco tre diritti costituzionali di pari rango: diritto all’iniziativa economica privata – art. 41 -, alla salute – art. 32 – e il principio del pareggio di bilancio dello Stato – art. 81.

Le amministrazioni devono pertanto procedere al bilanciamento tra detti diritti e le decisioni in materia devono rispettare i principio di proporzionalità e ragionevolezza.

In concreto si dovrà valutare, ai fini della legittimità o meno del provvedimento in esame, l’effettiva incidenza a Roma del fenomeno della dipendenza patologica.

Il regolamento approvato appare una misura restrittiva illegittima e immotivata.

1) Nel merito il provvedimento presenta criticità sotto il profilo della ragionevolezza e proporzionalità delle misure.

Occorre infatti muovere dal principio affermato in giurisprudenza che le limitazioni di orario sono ammesse se giustificate da esigenze concrete – da dimostrare volta per volta – con riscontro nei dati che l’Amministrazione comunale deve acquisire, in via istruttoria, in sede procedimentale.

Ebbene, all’esito della pretesa istruttoria espletata dal Comune di Roma le decisioni assunte risultano palesemente sproporzionate rispetto ai numeri del fenomeno del gioco d’azzardo patologico riscontrati nel territorio comunale.

Si deve evidenziare la mistificazione dei dati e del fenomeno che emerge dal provvedimento; dall’ordinanza, ferma ogni riserva di valutare le relazioni citate, emerge quanto segue:
– Roma – l’unico dato rilevante trattandosi di regolamentazione comunale – con una popolazione indicata dall’istat di 2.872.800 abitanti al 31/12/17 ha riportato 323 casi di GAP,
– regione Lazio con una popolazione indicata dall’istat di 5.896.693 abitanti al 31/12/17 ha riportato 617 casi di GAP,
– l’aggiornamento citato nell’ordinanza relativamente al 2018 con i suoi 218 casi da gennaio a maggio non è indicato se si riferisca a Roma o alla regione Lazio. Si tratta quindi di un dato non valido e non utilizzabile.

Ciò detto è di tutta evidenza l’esiguità di siffatti casi rispetto alla popolazione che denota la sostanziale inesistenza del fenomeno o comunque una consistenza che non giustifica minimamente la restrizione attuata.

Per le dimensioni del fenomeno sono sufficienti gli strumenti e iniziative adottati ed enunciati nel provvedimento (istituzione sportelli GAP, progetti di messa in sicurezza per famiglie con ludopatici ecc.).

Illegittimità e sproporzione del provvedimento emergono anche da una circostanza incontestabile: a fronte di dichiarati 323 casi di GAP nella capitale e quindi di 323 famiglie coinvolte, vi sono oltre 1700 sale corrispondenti a 1700 imprenditori e alle loro famiglie, ma soprattutto decine di migliaia di dipendenti con le rispettive famiglie che perderanno il loro lavoro a causa del calo inevitabile di fatturato conseguente ad una decisone illegittima. La chiusura serale è, infatti, di per se’ causa di inevitabili evidenti drastici tagli di incassi.

Ulteriore illegittima sproporzione è in capo all’erario che per i citati 323 casi annui vedrà sfumare miliardi di euro di gettito.

2) L’ordinanza è viziata per violazione della ratio e il travisamento della Conferenza Unificata del 7/9/17, infatti nonostante essa sia citata in vari punti quale fonte dell’ordinanza, in realtà è pesantemente disattesa nel suo contenuto dispositivo dove prevede le fasce orarie.
Vero è che deve essere recepita da un decreto ma ciò non elimina la natura e il peso dei suoi contenuti concertati e condivisi.

Le regioni, gli enti locali ed il Governo hanno stabilito che:

1) gli orari del gioco nell’arco della giornata sono definiti d’intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

2) il LIMITE MINIMO DI APERTURA DELLE SALE E DI FUNZIONAMENTO DEGLI APPARECCHI DI 18 ORE AL GIORNO (6 ORE MASSIME DI INTERRUZIONE AL GIORNO)

3) l’articolazione delle fasce orarie deve essere quanto piu’ omogenea possibile a livello nazionale e regionale.

Nulla di tutto ciò è nemmeno preso in considerazione nell’ordinanza romana che stralcia a proprio uso e consumo affermazioni dell’intesa ignorando invece i criteri concertati.
Si ricorda che è il legislatore nazionale conferire a detta intesa un’efficacia cogente e di testo vigente nella legge bilancio 2018 l’art. 1 comma 1049 (l.n. 205/17).

3) Ulteriore profilo di illegittimità risiede nel prevedere lo stesso regime per gli esercizi commerciali che ospitano apparecchi di intrattenimento con vincite in denaro è illegittimo perché questi sono avvantaggiati perché operano in condizioni diverse: orario di chiusura notturna, offerta di servizi ulteriori come Gratta&Vinci, lotto ecc., minor sicurezza per assenza di personale dedicato vigilante e per accesso di utenza varia tra i quali minorenni.

Operativamente:
– tramite accesso agli atti richiedere copia delle relazioni citate e di tutti i documenti relativi all’istruttoria per l’adozione dell’ordinanza
– preparare relazione sugli incassi rapportati agli orari (vedi giurisprudenza sulla prova del danno)
– individuare gli orari comuni limitrofi
– raccogliere ricerche scientifiche relative all’effetto boomerang della regolamentazione degli orari sui giocatori.

Avv. Filippo Boccioletti”

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