Interdittive antimafia ad otto società della galassia di due imprenditori nel settore delle slot in provincia di Lecce. I provvedimenti sono stati disposti dal prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, e sono la conseguenza sul piano della prevenzione delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico dell’inchiesta Dirty Slot condotta dal pubblico ministero della Procura antimafia, Carmen Ruggiero, e dai finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria.

Il 17 gennaio furono arrestate sei persone (fra le quali i due imprenditori), altre quattro colpite dall’obbligo di firma ed il sequestro di beni del valore di sette milioni di euro. Un mese fa la conclusione delle indagini con, complessivamente, 29 indagati.

Secondo l’accusa, ed è questo che dovranno accertare i vari gradi di giudizio, i due soggetti avrebbero stretto un patto con i clan per imporre sul mercato le loro imprese, quelle colpite dall’interdittiva. Il tutto per usare il loro potere intimidatorio allo scopo di gestire il mercato delle scommesse on line e delle slot machine, obbligando i commercianti ad installare i loro congegni.

Entrando nel dettaglio l’inchiesta denominata “Dirty Slot”, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e condotta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce, smantellò a gennaio un’organizzazione criminale legata al clan “Coluccia” e ad alcune frange brindisine della Sacra Corona Unita, in grado di imporre con metodo mafioso l’avvio, la gestione ed il controllo del mercato del gaming e del gioco d’azzardo legale ed illegale nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, oltreché nel Lazio, nelle provincie di Frosinone e Latina, gestendo un vorticoso giro d’affari nel settore delle famigerate slot machine, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi, fatte confluire sulle piattaforme informatiche di bookmaker stranieri.

Proprio in tale ambito, le Fiamme Gialle salentine accertarono che due imprenditori risultavano tra gli elementi apicali di un’importante consorteria criminale, egemone nel comprensorio di Galatina (LE), dedita al sistematico ricorso a metodi intimidatori per imporre la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie, non solo nel Salento ma anche in altre parti d’Italia.

Numerosissimi gestori di bar, ristoranti e sale da gioco ricadenti nel “feudo” dei Coluccia, furono costretti, con l’imposizione della forza intimidatoria del vincolo mafioso ad installare oltre 400 slot machines e videopoker di proprietà delle società degli imprenditori arrestati, patendo – in caso contrario – minacce, attentati e ritorsioni, in alcuni casi, anche fisiche, da parte degli uomini del clan.

La complessa attività investigativa, svolta anche con l’ausilio delle intercettazioni, dei pedinamenti ed analisi di centinaia di conti bancari, anche esteri, dimostrò l’egemonia degli indagati nel territorio di Galatina e paesi limitrofi, in diverse aree del Salento oltreché fuori regione, un business di milioni di euro legato alle scommesse sportive a quota fissa, ma illegali perché collegate a network esteri ed al gioco d’azzardo anche attraverso slot machine “taroccate”, cioè appositamente manomesse per interrompere i flussi telematici di comunicazione ai Monopoli di Stato, sottraendo ingenti guadagni all’imposizione dovuta allo Stato sull’ammontare delle giocate realizzate dai singoli dispositivi elettronici.