Nel processo evolutivo di una società dove le persone hanno sempre più tempo libero a disposizione, il Governo italiano diagnostica il problema dell’uso eccessivo del gaming e del gambling nel tempo liberato riassumendo tutto come “disturbo da gioco d’azzardo” e per contrastare il preoccupante fenomeno introduce una serie di provvedimenti per un progetto, avviato con l’approvazione del decreto Dignità e ulteriormente definito con la legge di Bilancio 2019, studiato per contrastare questo tipo di addiction.

Si tratta di una serie di misure nel quadro del nuovo orientamento politico europeo che viene etichettato come una moderna forma di populismo dai detrattori mentre viene proposto come la politica del popolo dai sostenitori.

In Italia questa nuova politica sconta un vizio endemico del Paese, ovvero quello di adottare rivoluzioni normative con strumenti legislativi d’urgenza, molto spesso di carattere economico-finanziario, per i quali il confronto e la discussione sono limitati e le norme nascono senza una approfondita trattazione della materia.

La sfida del 2019 sarà appunto la verifica sul mercato delle intenzioni del Governo, cioè la fattibilità di un progetto che si occupa di un problema molto sentito sul quale il Legislatore interviene valutando principalmente gli aspetti medico-sanitari e mettendo in secondo piano le proposte degli operatori che distribuiscono i giochi.

Nulla è stato detto o fatto, ad esempio, per la regolamentazione dei giochi emergenti, degli e-sport, dei videogames con le famose lootboxes, o per lo skin gambling, mentre la trattazione si è concentrata su una visione nostalgia e restauratrice per i vecchi giochi d’azzardo distribuiti in passato in un mercato di monopolio pubblico.

L’intervento normativo, secondo il Governo, risponde alla logica di supportare, nell’ambito del mercato dei giochi, quelle tipologie che presentano l’assenza di rischi legati al fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo. Rientrano in tale tipologia di gioco, secondo la politica del popolo, il Totocalcio, IL 9 (concorso abbinato al Totocalcio) e il Totogol. Il Totocalcio, in particolare, secondo quanto sostengono dal Governo, presenta le caratteristiche quali ad esempio: socialità; gioco con alta competenza e bassa alea; non ripetitività compulsiva della giocata; lunga durata della giocata; partecipazione ad un montepremi da suddividere tra i giocatori. L’impianto della norma, pertanto, consentirà di introdurre un unico prodotto di gioco che oltre a ridurre l’offerta in termini di prodotti disponibili, potrà risolvere le criticità precedentemente rappresentate, garantendo, al contempo, un incremento di raccolta per giochi a bassa compulsività anche a scapito di altri prodotti maggiormente soggetti al fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo. E per tali prodotti il Governo incrementa le imposte senza curarsi della situazione insostenibile creatasi con la stratificazione delle misure centrali di riduzione della distribuzione dei giochi con le limitazioni di orario e di esercizio introdotte dalle autorità regionali e comunali, quindi varia ancora il prelievo erariale unico sugli apparecchi aumentandolo di un ulteriore 1,35% per gli apparecchi AWP e di 1,25% per gli apparecchi di VLT a decorrere dal 1° gennaio di questo anno. Gli incrementi dell’imposta diretta vanno a cumularsi con l’aumento del prelievo erariale unico disposto la scorsa estate per finanziare il provvedimento di divieto per ogni forma di pubblicità del gioco con vincita in denaro, ad eccezione di quelle tipologie che presentano l’assenza di rischi legati al fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo e che il Governo intende privilegiare.

La percentuale delle somme giocate destinata alle vincite è stata ridotta dal 70 al 68 per cento per le AWP e all’84 per cento per le VLT. Le operazioni tecniche per l’adeguamento della percentuale di restituzione in vincite dovranno essere concluse entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge e questo significa modifiche hardware e software, quindi ingenti investimenti che gli operatori saranno obbligati a sostenere a partire dai primi giorni dell’anno.

Ma i sacrifici a cui sono chiamati gli operatori non si limitano soltanto a questo: per i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro e al gioco del bingo a distanza, l’imposta diretta passa dal 20 al 25 per cento; per le scommesse a quota fissa, escluse le scommesse ippiche, sale al 20 per cento, se la raccolta avviene su rete fisica, e al 24 per cento, se la raccolta avviene a distanza; per le scommesse a quota fissa su eventi simulati cresce al 22 per cento.
Sacrifici importanti che alcuni potrebbero ritenere insostenibili e decidere di uscire da mercato.

L’esito della sfida dipende dunque dalla capacità degli operatori di trovare in questo anno soluzioni di aggiornamento sostenibili per gli apparecchi AWP e VLT e contestualmente reggere la concorrenza del mercato in difetto di autorizzazione.

In un tale contesto potrebbe essere determinante l’introduzione di provvedimenti correttivi alla Manovra del Governo con agevolazioni fiscali accordati agli operatori che decidono di investire seguendo le indicazioni del Legislatore così da scongiurare il rischio di chiusura minacciato da molte associazioni di operatori, un rischio che potrebbe comportare la perdita di un numero considerevole di lavoratori occupati, una altrettanto considerevole perdita di gettito erariale dal settore e il ritorno di una offerta illecita o clandestina non più contrastata dalla capillare diffusione dell’offerta pubblica.

Nel corso dell’ultimo anno i dati della raccolta dai giochi in Italia attestano che le nuove generazioni di giocatori hanno ormai abbandonato gli apparecchi Amusement (-2,8% nel 2018) e si stanno allontanando anche dalle AWP. Alcuni di loro sono stati intercettati dalle VLT (+1,9%) ma la maggioranza scommette nei casinò online (+21,9%) e su quelle offerte innovative come il Betting Exchange (+26,5%), le scommesse virtuali (+7,4%) e in generale nei giochi a base sportiva (+3%).

Per l’anno appena trascorso non si deve considerare alcun effetto del divieto della pubblicità dei giochi introdotto con il decreto Dignità in virtù del concesso periodo transitorio, quindi non si registrano dati negativi per il Gioco del Lotto e per i giochi numerici a totalizzatore che, invece crescono rispettivamente del 7,3% e del 8,2%.

Sono andate bene anche le lotterie (+2,3%) ma da evidenziare è il buon risultato del bingo, una offerta introdotta nei primi anni 2000 che continua ancora a mantenere la sua quota di mercato nonostante sia in regime di proroga e in attesa di nuovo bando.

In attesa della liquidità internazionale per il poker cash (-1,2%) i risultati non sono entusiasmanti, gli sforzi degli operatori sono concentrati sul poker a torneo (+6,8%) che, comunque, interessa una piccola parte dei giocatori italiani.

Su un totale giocato di 106 miliardi, circa 90 sono stati distribuiti in vincite per i giocatori (86,9) che nel 2018 hanno speso 19,1 miliardi di euro.

Di questa spesa oltre 10 miliardi sono stati versati nelle casse dell’Erario e meno di 9 miliardi sono andati alla filiera che vede ridotti del 3% i suoi ricavi.

Da sottolineare infine che la politica di riduzione del gioco non ha portato i risultati sperati, il gioco è cresciuto (+4,3%) mentre è stata impoverita la filiera (-3% di ricavi) degli operatori specializzati e, con una domanda di gioco aumentata, il rischio sarà sempre più quello di pregiudicare la qualità del servizio pubblico offerto, con un conseguente rischio di spostamento della domanda verso il gioco non tassato e non regolamentato.

Di seguito il link per leggere tutti i dati del gioco pubblico – anno 2018 – pubblicati nel Magazine di Gennaio 2019; per continuare a ricevere la copia cartacea è necessario compilare e inoltrare la richiesta di adesione ai nuovi servizi Jamma srl.

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