Ripamonti
Avv. Marco Ripamonti

Il capo di imputazione era molto elaborato, in quanto al preposto imputato, collegato a bookmaker austriaco privo di concessione, si contestava di avere utilizzato un conto CED intestato a terzo non scommettitore, attraverso il quale egli stesso si sarebbe impegnato ad anticipare ai clienti scommettitori i pagamenti delle eventuali vincite, incassando le poste e commettendo così il reato di cui all’articolo 4 legge 401/89, anziché limitarsi alla apertura di conti di gioco.

L’imputato, prima di iniziare l’attività, aveva chiesto la licenza ex art.88 tulps, vedendosela negare per la mancanza della concessione in capo al bookmaker estero.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Ripamonti, ha sostenuto la discriminazione patita sia dal bookmaker che dal preposto, argomentando con memoria difensiva come il bookmaker avesse partecipato alla gara Monti, impugnandone il bando per profili discriminatori, ma partecipando poi alla procedura di regolarizzazione per emersione che, invece, non prevedeva più le limitazioni del bando stesso.

Il Tribunale, sulla base della ricostruzione del profilo del bookmaker, ne ha affermato la discriminazione a fronte del bando Monti, contenente aspetti discriminatori quali la esigua durata dei diritti a fronte di durata nettamente superiore dei precedenti bandi e la cessione dei beni a titolo gratuito al termine della concessione.

Sul tema il tribunale ha aggiunto come la discriminazione possa individuarsi anche quando il bookmaker, anziché escluso dalla gara, sia stato impedito a parteciparvi a pari condizioni.

Lo stesso tribunale ha anche rilevato come la disciplina della sanatoria e la circolare del Ministero degli Interni avessero poi previsto il rilascio del titolo di ps anche a soggetti che avessero riportato precedenti penali per il delitto di cui al processo stesso ed ha così mandato assolto l’imputato con la formula il fatto non sussiste, con motivazione contestuale.