Ippodromo di Agnano e Comune di Napoli davanti al Tribunale Amministrativo per le limitazioni orarie in materia di attività di gioco. Il Tar della Campania, con ordinanza del 23 luglio 2020, ha disposto che il Comune di Napoli si faccia carico di spiegare quali siano in dettaglio gli specifici atti formali adottati dal Comune stesso dai quali risulta la circostanza della inapplicabilità alla società ricorrente, nella qualità di gestore dell’impianto sportivo, della censurata normativa regolamentare introdotta dal Comune di Napoli; quali siano sia il comportamento e l’atteggiamento tenuto dal Comune di Napoli nei confronti della società ricorrente, in merito alle vicende applicative della ordinanza sindacale impugnata il 4 aprile 2016 (data di emanazione della medesima).

L’Ippodromo aveva presentato ricorso per chiedere revoca o sospensione dell’Ordinanza Sindacale n. 1 del 4.4.2016 avente ad oggetto la ” Disciplina degli orari di apertura e chiusura delle sale giochi autorizzate di cui al «Regolamento Sale da gioco e Giochi leciti>›, approvato con delibera consiliare n. 74 del 21.12.2015″.

Con la memoria depositata in giudizio dal resistente Comune di Napoli in data 01.07.2016 rappresentava che:

– gli atti impugnati – “Regolamento sale da gioco e giochi leciti” approvato con delibera consiliare n.74/2015, nonché dell’ordinanza sindacale n.1 del 04/04/2016 – non incidono sulla sfera giuridica della società ricorrente per la circostanza di risultare << escluse dal campo di applicazione del presente regolamento le forme di intrattenimento esercitate su area pubblica e quelle nelle quali è prevalente l’attività di intrattenimento mediante forme di spettacolo >> (art. 1, co. 3, del Regolamento);

– l’Ippodromo di Agnano è “essenzialmente un impianto sportivo adibito principalmente allo spettacolo delle corse ippiche, al trotto, al galoppo e ostacoli, si deduce l’estraneità di tale impianto alla disciplina del regolamento de quo” (nota prot. n. 491289 del 10/06/2016);

Da qui il Comune di Napoli eccepiva l’inammissibilità del ricorso per assoluta carenza di interesse.