La Guardia di Finanzia di Messina ha sequestrato beni per un valore di 10 milioni di euro ad un imprenditore locale, risultato ai vertici di un clan mafioso della zona sud della città. In particolare società di noleggio di slot, sale giochi, un distributore di carburanti e diversi immobili intestati ai familiari.

L’inchiesta, denominata “Last Bet” e coordinata dalla Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio De Lucia, nasce da una serie di accertamenti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria nel settore del gioco e delle scommesse d’azzardo.

L’uomo era finito al centro di alcune indagini, uscendone sempre assolto, fino al processo concluso nel febbraio 2018, l’anno successivo la sentenza è stata confermata in appello: 13 anni di carcere, per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, violenza privata, gioco d’azzardo, usura, lesioni e per tutta una serie di reati fiscali.

Il soggetto è ritenuto tra gli elementi apicali di un’importante quanto strutturata consorteria mafiosa, egemone nella zona sud di Messina, dedita al sistematico ricorso a metodi violenti per imporre, anche con atti estorsivi, la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie.

Inizialmente ha acquisito il ruolo di riferimento nella gestione delle bische clandestine per poi evolversi nella distribuzione degli apparecchi da gioco. L’uomo avrebbe imposto la collocazione delle apparecchiature presso gli esercizi commerciali della zona e garantito agli esercenti accondiscendenti di poter godere della protezione mafiosa del clan. La protezione si realizzava anche attraverso servizi di vigilanza e ronde notturne: alcuni titolari di sale giochi, colpiti da furti, anziché rivolgersi alle forze di Polizia per denunciare chiedevano l’intervento dell’uomo che era in grado di assicurare la restituzione delle somme rubate.

Emblematico del potere dell’imprenditore e del suo clan il caso del violento pestaggio di un cliente cinese, “colpevole” di essere stato fortunato: per sua sventura si era trovato a giocare nel momento in cui la macchinetta, manomessa con appositi software, avrebbe garantito una vincita “non autorizzata” dal gruppo mafioso.

In sintesi, emergevano non solo una pluralità indefinita di comportamenti criminali indicativi di un profilo di soggetto socialmente pericoloso, ma anche una significativa disponibilità di risorse finanziarie, anche rese accessibili agli esponenti del clan, in assolvimento del suo ormai accertato ruolo di “cassiere”. Proprio tali qualificazioni consentivano ai Finanzieri, quindi, su delega della Procura della Repubblica di Messina, di avviare mirate investigazioni economico – patrimoniali, tese a quantificare e conseguentemente aggredire l’enorme patrimonio riferibile all’uomo, non giustificato dai redditi leciti dichiarati al fisco.

All’esito di tale attività emergeva, altresì, come questi, evidentemente consapevole
della propria caratura criminale e della concreta possibilità di vedersi sequestrare l’intero
impero criminale creato, gestisse – di fatto – avvalendosi dell’apporto di fidati prestanome,
diverse attività economiche: società di noleggio di apparecchi da gioco, sale giochi, un
distributore di carburanti, una rivendita di generi di monopolio. Analogamente, si documentava come ulteriori investimenti immobiliari risultassero fittiziamente intestati a propri familiari.

In sintesi, le investigazioni complessivamente svolte – abbraccianti un periodo di un
trentennio – restituivano una situazione di assoluta assenza di uniformità nel rapporto
reddito/patrimonio, consentendo al Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione,
di disporre l’odierno provvedimento di sequestro, per un valore complessivo di stima di
oltre dieci milioni di euro.