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(Jamma) – «Col dovuto rispetto per chi andrà a votare e per chi crede ancora nel voto – scrive Eugenio Bernardi – vorrei esprimere le mie perplessità su questa pratica italiana che ho esercitato da 42 anni».

«Sono in tanti – continua Bernardi – a rinunciare al proprio diritto di voto perché non trovano qualcuno di cui fidarsi.

O semplicemente non vogliono sentirsi complici di un Governo o un’Amministrazione che non approvano avallandoli con il proprio voto.

Oppure solo il legittimo esercizio di un diritto, della voglia di non essere complici di quel che verrà fatto.

Sono convinto che votare sia un diritto fondamentale però un diritto che va usato bene. Perché se usato male possiamo fare dei danni davvero grandi e le conseguenze sono quasi irreversibili, vedasi quanto è accaduto nel settore AWP con vincita limitata di questi ultimi anni, per restare nel tema specifico, quasi tutte le leggi regionali sul gioco del 110 TULPS comma 6 (e a volte pure sul comma 7) sono state votate all’unanimità dai partiti presenti – SAPPIATELO.

In questi giorni si sentono annunci pro e contro il gioco, sono diventate ormai un mantra; schierarsi contro con la nota e generica dicitura NO SLOT sembra dare valore aggiunto, pure il Papa ha esternato contro usura e azzardo in senso lato.

In tanti vanno e andranno a votare senza sapere su cosa si vota, senza conoscere i candidati, senza aver compreso come funziona il sistema elettorale, senza aver dato almeno un’occhiata ai programmi elettorali e con questa legge “ad minkiam”, tanto che il costituzionalista Michele Ainis con parole nettissime l’ha definita “perfida, astuta, ingannevole verso gli elettori”, non mi garantisce l’uso corretto dell’espressione di voto, visti gli innumerevoli paracadutati e pluricandidature, preferisco attendere.

Speranze per un futuro migliore scarse, visti i programmi e comunque leggendo quanto ha dichiarato il noto economista Cottarellli che ora dirige l’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nell’analisi sui vari programmi elettorali: «L’impressione, secondo Cottarelli, è che “i programmi depositati al ministero dell’Interno non costituiscano piano concreti e coerenti di quello che i partiti intendano effettivamente fare una volta al governo”. E “mi sembra che questa volta si sia andati oltre non solo quello che è tollerato in altri paesi, ma anche alla tradizione elettorale italiana”. Tanto che, ammette l’economista ed ex direttore esecutivo presso il Fondo monetario internazionale, verrebbe voglia di non andare a votare”» – bene la voglia mi è venuta.

Se non sappiamo quello per cui votiamo, se ci basiamo sulla simpatia, su un senso di rabbia indistinto… allora è preferibile NON ANDARE A VOTARE. O almeno votare scheda bianca.

Informarsi su un programma elettorale, verificare la credibilità di un candidato, i media e le TV, con poche eccezioni, sono confusionari; è raro trovare un buon ragionamento argomentato, sul gioco e sulla sua diffusione e su quanto e sul come poi è praticamente impossibile, regna sovrana la confusione e tanta demagogia solo e soprattutto contro un unico tipo di gioco: le AWP o slot dei bar.

Ma per quanto possa essere difficile, informarsi è essenziale. Il mio invito è impegnarsi per questo e poi votare consapevolmente. Oppure è meglio non votare. Chi non vota non fa danni, chi vota male si.
E poi, diciamo le cose come stanno: l’astensione è una forma di libertà. O no?

Un noto filosofo tedesco scriveva che la libertà non sta soltanto nel poter scegliere liberamente tra bianco e nero, ma nel sottrarsi liberamente a questa scelta.

C’è chi applica questo principio molto alla lettera, è vero … forse troppo. Ma nessuno può e vuole giudicare nessuno … intendiamoci bene.

Af-fidarsi non più, meglio as-tenersi, non li possiamo scegliere ma solo votare, ergo preferisco scegliere di non votarli.

Per questo motivo credo che non votare sia più utile che dare un voto di protesta a chicchessia.

Trovo veramente insopportabile questo supponente dilagare di ricatti morali contro chi sceglie di non andare a votare. La pretesa di spiegare banalità a chi ha fatto evidentemente approfondite riflessioni sulla propria scelta è presuntuosa e sciocca. Se uno decide di non votare, è evidente che ritiene di potersene accollare la responsabilità e le conseguenze».

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