Il Tar Campania ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura per l’annullamento del decreto emesso dal Prefetto con il quale è stato respinto il ricorso gerarchico; del decreto emesso dal Questore con il quale è stata negata la licenza ex art. 88 TULPS per la raccolta scommesse.

“Il provvedimento di diniego risultava motivato in ragione, da un lato, delle vicende penali in cui era incorso il fratello, -OMISSIS-e, dall’altro, dell’esito positivo dell’attività svolta dall’autorità di P.S. a carico dello stesso istante, essendo stato quest’ultimo più volte controllato in compagnia di soggetti attinti da precedenti riguardanti i reati di traffico e produzione di stupefacenti.

Il ricorrente lamenta l’illegittimità del provvedimento impugnato sotto i seguenti profili:

– Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 11,88,91 del T.U.L.P.S. e difetto di motivazione.

Deduce il ricorrente che l’ampia discrezionalità di cui gode l’amministrazione ai sensi dell’art. 11 TULPS non la esime dall’obbligo di corredare il provvedimento di diniego di una congrua motivazione con specifica indicazione delle circostanze dalle quali si ricaverebbe la mancanza del requisito della buona condotta e la prevedibilità dell’abuso del provvedimento stesso.

Nel caso di specie, benché il diniego sia stato disposto discrezionalmente dall’Amministrazione non sussistendo alcuna delle ipotesi in cui il diniego risulterebbe vincolato, dalla lettura delle motivazioni corredanti il provvedimento di rigetto non emergerebbero le predette ragioni e valutazioni effettuate dall’Amministrazione per cui il provvedimento stesso è stato negato.

– Eccesso di potere per contraddittorietà della motivazione.

Il provvedimento impugnato sarebbe, altresì, illegittimo in quanto fondato su fatti ipotetici estranei alla sfera del ricorrente.

Rileva, in particolare, il ricorrente che la valutazione dell’Amministrazione in merito alla sua affidabilità avrebbe dovuto fondarsi sulle condotte, penalmente rilevanti e non, da lui stesso poste in essere e non ascrivibili a soggetti diversi, non potendo la mera sussistenza di vincoli di parentela da sola incidere sul giudizio di affidabilità e probabilità di abuso del provvedimento.

Il ricorso è infondato.

Ai sensi dell’art. 11 del T.U.L.P.S. “Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:

1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione;

2) a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.

Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione”.

L’articolo 11 del testo unico n. 773 del 1931, individua, pertanto, accanto alle ipotesi in cui l’Autorità amministrativa è titolare di poteri strettamente vincolati (v. comma 1 e prima parte del comma 3 che impongono il divieto di rilascio di autorizzazioni di polizia ovvero il loro ritiro in presenza dei presupposti ivi previsti) le diverse ipotesi in cui essa è, invece, titolare di poteri discrezionali (v. comma 2 e seconda parte del comma 3).

L’insussistenza di presupposti per l’esercizio del potere vincolato non impedisce, quindi, all’amministrazione di negare il titolo o di revocarlo atteso che essa, nell’esercizio dei suoi poteri discrezionali, è comunque tenuta a valutare se manchi la buona condotta, per la commissione di fatti che, pur se non costituiscano reato, comunque non rendano meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia (non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato).

L’Amministrazione, tuttavia, è tenuta ad indicare gli aspetti concreti, che fungono da presupposti per la formulazione di un giudizio di non affidabilità, evidenziando, con motivazione adeguata, le ragioni che consentono di pervenire, proprio sulla base degli aspetti indicati, ad un giudizio (attuale e prognostico) di segno negativo.

2.2.- Orbene, nel caso in esame, dalle risultanze del procedimento attivato su istanza di parte sono emersi elementi che del tutto ragionevolmente hanno indotto il Questore di -OMISSIS- a negare il rilascio della richiesta autorizzazione.

Tali elementi sono indicati analiticamente nel provvedimento impugnato che pertanto è esente dal lamentato vizio di carenza di motivazione.

Le circostanze evidenziate dalla Prefettura – tra le quali sono indicate sia le segnalazioni a carico del suo prossimo congiunto relativamente a delitti attinenti al traffico di stupefacenti e contro il patrimonio, sia la frequentazione, da parte dello stesso ricorrente, di soggetti segnalati per la medesima tipologia dei delitti – sono, invero, tali da supportare la rilevata carenza del requisito della buona condotta che, ai sensi del citato articolo 11 espressamente richiamato dal provvedimento impugnato, osta al rilascio della richiesta autorizzazione.

È altresì, infondato il secondo motivo di ricorso osservandosi, in proposito, che le segnalazioni ed i procedimenti pendenti a carico del congiunto costituiscono elementi ulteriori ed aggiuntivi rispetto alle segnalazioni a carico dello stesso, trattandosi dunque di circostanze che valgono a completare il quadro complessivo da cui la Questura, stante la frequentazione da parte del ricorrente di contesti connotati da evidenti contiguità delinquenziali per delitti di particolare allarme sociale, ha dedotto la mancanza, in capo alla richiedente, del requisito della buona condotta.

Le circostanze evidenziate sono, pertanto, tali da supportare la rilevata carenza del requisito della buona condotta senza che ad una diversa conclusione possa condurre l’evidenziato fatto sopravvenuto quale l’avvenuta cessazione della convivenza con il fratello, costituendo quest’ultimo un evento idoneo ad incidere soltanto su alcuni degli elementi su cui si fonda il provvedimento impugnato e non idoneo, da solo, a superare il giudizio negativo espresso dalla Questura come ribadito dal Prefetto in sede di ricorso gerarchico.

Va, a tal proposito, rimarcato che la giurisprudenza amministrativa (cfr. ex multisCons. Stato, Sez. III, 11.7.2014, n. 3547; Cons. Stato, Sez. III, 30.5.2011, n. 3244, e Cons. Stato, Sez. VI, 19.1.2011, n. 360) è costante nell’affermare l’esistenza di un potere ampiamente discrezionale dell’Amministrazione circa la valutazione del requisito di buona condotta e affidabilità del soggetto richiedente un’autorizzazione di polizia, e, in particolare, per quanto concerne il giudizio intrinsecamente prognostico che la P.A. deve operare con riferimento alla persona dell’istante.

Pertanto, appare evidente che l’amministrazione resistente ha denegato la domandata licenza valorizzando il contesto di vita familiare e relazionale del ricorrente che, stante anche il particolare allarme sociale dei delitti ascritti ai soggetti da lui frequentati, può, secondo una ragionevole valutazione prognostica, interferire e condizionare il regolare svolgimento della richiesta attività atteso che costituisce dato di comune esperienza come le sale gioco siano potenzialmente idonee a favorire lo svolgimento di attività contigue con contesti malavitosi.

Alla luce delle superiori considerazioni, il Collegio ritiene che il ricorso debba essere respinto in quanto infondato.

In considerazione della peculiarità della controversia sussistono giuste ragioni di equità per compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge; spese compensate”.