Il Tar Campania ha accolto – tramite sentenza – il ricorso contro Ministero dell’Economia e delle Finanze, per l’annullamento del provvedimento di revoca della licenza per una ricevitoria Lotto.

Il ricorrente, titolare di rivendita di generi di monopolio e dell’annessa ricevitoria lotto, ha chiesto l’annullamento, previa sospensione, del provvedimento in oggetto, recante la revoca della concessione del gioco del lotto per mancato raggiungimento, nel biennio 2004 – 2005, del limite minimo annuo di giocate, pari a € 20.658,28, come fissato dal Decreto Direttoriale del 12.12.2003.

Premette il ricorrente di avere sottoscritto in data 15 ottobre 2001, in sede di rinnovo delle concessioni (tabacchi e lotto), il contratto disciplinante il rapporto concessorio avente scadenza al 31 gennaio 2014.

Lamenta, nel dettaglio, che, avendogli l’Amministrazione Finanziaria comunicato l’avvio del procedimento per gli anni 2004-2005 in quanto la raccolta delle giocate era risultata inferiore alla somma prefissata, in sede di controdeduzione aveva osservato l’ascrivibilità di tale flessione sia al cattivo funzionamento del sistema telematico di raccolta, sia all’apertura di un’altra ricevitoria ad una distanza di circa m 150 dal suo esercizio commerciale.

Per il Tar “il ricorso merita accoglimento. In particolare, deve condividersi l’assunto della parte ricorrente secondo cui l’Amministrazione avrebbe dovuto adeguatamente tener conto di tutte le circostanze, prima di adottare il provvedimento de quo, in particolare quella che la ricevitoria in parola, pur non avendo effettivamente raggiunto il limite di raccolta per il biennio indicato, aveva comunque subito la predetta flessione a causa sia del malfunzionamento del sistema telematico di raccolta, prontamente segnalato alla concessionaria, sia dell’apertura di altra ricevitoria a distanza contenuta dal suo esercizio commerciale.

Invero, tale ultimo profilo si rileva particolarmente determinante, tenuto conto dell’orientamento espresso in materia che ritiene illegittima la revoca disposta a causa del (mero) constatato livello di raccolta inferiore al limite annuo, laddove la valutazione dell’idoneità di tale deficit non sia stata accompagnata dalla ponderata indagine in ordine alle circostanze concrete che lo hanno determinato ovvero dalla valutazione dell’intervenuto raggiungimento della soglia limite alla data di adozione del provvedimento di revoca.

Appare invero ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale che esclude che l’art. 33, l. n. 724/1994 – che ha previsto l’estensione della rete di raccolta del gioco del lotto a tutti i tabaccai che ne facessero richiesta entro il 1 marzo di ogni anno purché fosse assicurato un incasso medio annuo da stabilire con decreto del Ministro delle finanze – costituisca la base di un automatico e vincolato potere di revoca dell’Amministrazione Finanziaria sul mero dato del mancato raggiungimento del limite di incasso, come determinato dai decreti attuativi, dovendosi viceversa interpretare il disposto alla luce della ratio legis diretta a favorire l’ampliamento della rete distributiva di raccolta (ex multis, Tar Abruzzo, 716/2010; Tar Bari, II, 2390/2008; Tar Napoli, III, 1914/2012).

Ne deriva che anche la previsione della revoca in caso di insufficiente volume di raccolta di gioco nel corso di un biennio rispetto ad un soglia prefissata dall’AAMS, inizialmente introdotta con il Decreto Direttoriale del 30.12.1999, e poi nel successivo Decreto del 12.12.2003, secondo cui “In applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 3 del D.D. 30.12.1999, entro il 31 marzo di ciascun anno, a partire dal 31/03/2005, gli Ispettorati compartimentali procedono alla revoca della concessione per le ricevitorie che negli ultimi due esercizi consecutivi abbiano effettuato una raccolta del gioco del lotto inferiore al limite annuo di € 20.658,28.”, va letta in coerenza con la finalità suddetta.

Dal quadro normativo così delineato emerge che l’impedimento alla prosecuzione del rapporto concessorio meramente provocato dal mancato raggiungimento del volume minimo di raccolta di scommesse non può essere totalmente svincolato da una adeguata, approfondita e ponderata verifica sulle condizioni di fatto che possono avere creato una riduzione di detto volume (Tar Lazio, RM, II, 7216/2013), nonché dall’accertamento di una costante gestione deficitaria della ricevitoria nel biennio di riferimento.

Ne segue allora che occorrerà verificare se il potere sia stato correttamente esercitato alla luce dei canoni fondamentali di ragionevolezza, logicità, e rispetto dei principi di buona fede e tutela dell’affidamento.

Come è stato correttamente rilevato, infatti, da un lato, il potere di revoca, anche se previsto dal contratto, deve pur sempre essere esercitato nel rispetto dei principi di buona fede e tutela dell’affidamento, che impongono di interpretare le clausole contrattuali secondo le regole ermeneutiche di cui agli artt. 1366 e 1370 c.c. – il che implica che la clausola contrattuale debba leggersi nel senso che possa disporsi la revoca solo in costanza di un trend negativo della ricevitoria; dall’altro, nell’ottica pubblicistica, il potere contrattuale previsto non può essere esercitato in modo da frustrare la soddisfazione dell’interesse pubblico perseguito, coincidente, si è detto, con l’incremento degli introiti derivanti dal gioco del lotto (Tar Calabria, I, 998/2013).

In tale ottica, il mancato raggiungimento del limite potrà essere indice e non già prova assoluta, di una gestione infruttuosa che andrà dunque accertata sulla base di dati effettivi, attendibili e attuali, quali, nella fattispecie, le spese sostenute in occasione del rinnovo della concessione (il versamento dell’una-tantum novennale), nonché i risultati invece positivi eventualmente conseguiti nel biennio successivo.

In ragione delle suesposte osservazioni, il ricorso va dunque accolto con conseguente annullamento del provvedimento di revoca perché viziato da eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, facendo comunque salvi gli ulteriori provvedimenti della p.a..

In ragione della peculiarità della questione, sussistono tuttavia giustificati motivi per disporre la compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei sensi e nei termini di cui in motivazione”.