Per cercare di contrastare la ludopatia, la Regione Emilia Romagna ha introdotto la legge n.4 del 2013, modificata nel 2018. Attraverso una delibera, la giunta ha poi indicato le “Modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito” approvando, a gennaio di quest’anno, un documento avente come oggetto le “Modalità applicative del divieto di esercizio dei punti di raccolta delle scommesse e ulteriori integrazioni alla delibera di giunta regionale n. 831 del 2017”.

La legge prevede che sale gioco e sale scommesse siano distanti almeno 500 metri dai luoghi sensibili, e che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. Sono considerati luoghi sensibili gli istituti scolastici, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semi residenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori.

Sul tema è intervenuto ieri il sindaco Giovannini che ha espresso la speranza che la legge regionale venga modificata all’insegna del buon senso.

A Malalbergo (BO) le attività interessate da questo provvedimento sono due, e unanime la posizione. “Ho aperto a febbraio del 2016 facendo un investimento importante – spiega a BolognaToday.it il titolare di una sala giochi – e nonostante la sala sia in una zona industriale ho ricevuto la lettera dove spiegano che o mi sposto o chiudo, perché sono vicino a un luogo sensibile. Sinceramente non capivo quale potesse essere questo luogo vista la mia posizione, e poi, grazie al Comune, ho scoperto che il riferimento è a un campetto da basket libero, che in linea d’area è a circa 200 metri. Ho due dipendenti, per la legge o mi sposto o devo chiudere entro il 31 dicembre, ma forse riesco a stare aperto ancora qualche mese, ma non cambia nulla. E’ assurdo perdere tutto così, perché noi siamo i primi a controllare cosa accade qui dentro. I minori di 18 anni non possono neanche entrare, e rispettando la legge sia io che i miei dipendenti abbiamo fatto numerosi corsi contro la ludopatia, e siamo formati”. E ancora: “Siamo i primi a segnalare qualcuno che inizia a giocare in maniera compulsiva, e personalmente non ho neanche le slot. Non è possibile fare dei provvedimenti e non pensare alle conseguenze, facendo perdere lavoro a centinaia di persone. La ludopatia non si combatte così”.

Il titolare della seconda attività, una tabaccheria, con all’interno sia un corner scommesse che slot, fa un’altra riflessione: “Ho ricevuto la classica lettera, e il corner devo staccarlo entro il 31 dicembre, mentre per le slot c’è una deroga fino a marzo 2022. Quello che per tutti è noi è pazzia, è una legge che fa chiudere le attività facendo perdere posti di lavoro, ma che non prende in considerazione una cosa. Faranno chiudere circa il 90% di queste attività in tutta l’Emilia Romagna, ma non hanno pensato che il gioco online non lo ferma nessuno. Con un telefono, aprendo un conto gioco, posso sedermi in chiesa, in un’associazione, in una scuola e giocare soldi veri senza alcun controllo – incalza – A differenza di quanto si possa pensare, noi conosciamo il territorio, le persone e le monitoriamo, senza contare che i dati Ausl dell’Emilia Romagna parlano di persone con problemi di gioco al di sotto dell’1%. Chiuderò il corner ma non mi sposto dal paese dopo 18 anni di attività, ma altre persone chiuderanno i battenti e intere famiglie saranno senza lavoro e soldi”. E conclude: “La lotta alla ludopatia è importante, ma la legge non poteva essere retroattiva, danneggiando chi ha investito tutto, o quasi, nella propria attività”.