Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui si chiedeva l’annullamento della disposizione dirigenziale con la quale è stata respinta la richiesta di istituzione di un nuovo punto di raccolta del gioco del lotto presso la rivendita speciale (…); di ogni altro atto o provvedimento preordinato, collegato, connesso e conseguente ed in particolare modo dei decreti direttoriali dell’A.A.M.S. 26 gennaio 2005, del 30 giugno 1998 e del 29 marzo 2006 (prot. n. 2006/8724/giochi/LTT) nella parte in cui omettono di ricomprendere nell’ampliamento della rete di raccolta del gioco del lotto le rivendite speciali poste in bar di strutture giudiziarie di significativa dimensione ed importanza; di ogni altro atto e/o provvedimento connesso, presupposto o consequenziale, ancorché non conosciuto e, comunque, lesivo degli interessi legittimi della società ricorrente; nonché per quanto di ragione per l’accertamento del diritto della società ricorrente ad ottenere il rilascio della concessione per la raccolta del gioco del lotto e dei relativi servizi connessi presso la struttura ove è ubicata la rivendita speciale.

Si legge: “Con il presente gravame, la società ricorrente – titolare della rivendita speciale sita in Napoli, all’interno del Nuovo Palazzo di Giustizia – impugna il provvedimento in epigrafe con cui l’Agenzia ha respinto la relativa istanza da costei avanzata di istituzione di un nuovo punto di raccolta del gioco del lotto, atteso che “la vigente normativa di settore esclude la possibilità di istituire i punti in questione presso le rivendite speciali ubicate all’interno di tribunali”, nonché le presupposte determinazioni dirigenziali, sostanzialmente evidenziando come – per quanto “in effetti, i decreti impugnati non prevedono, in modo espresso, la possibilità di rilasciare la concessione ai titolari di rivendite speciali ubicate nei bar posti all’interno di strutture giudiziarie” – “Tuttavia, dalla normativa di riferimento, si desume l’intenzione del legislatore di ampliare i punti di raccolta del gioco del lotto, sia con riferimento alle rivendite ordinarie, sia relativamente alle rivendite speciali, allo scopo di incrementare le entrate erariali e migliorare il servizio”.

Si costituivano in giudizio, per resistere al ricorso, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed il Ministero dell’economia e delle finanze, sostenendo la legittimità del diniego in ossequio a quanto stabilito nei decreti direttoriali del 26 gennaio 2005 e del 29 marzo 2006 nonché, in ogni caso, “attesa la presenza di un’utenza soggettivamente qualificata e irriducibilmente legata all’attività giudiziaria posta in essere nel complesso presso cui è istituita la rivendita speciale”.

Con successiva memoria, parte ricorrente ribadiva l’illegittimità del contestato diniego, in particolare, ribadendo come l’art. 33, comma 1, della l. n. 724/1994, in sede di individuazione dei presupposti per l’ottenimento della concessione per cui è causa, non operi alcuna distinzione in relazione all’ubicazione delle rivendite.

All’udienza pubblica del 17 marzo 2021, la causa veniva, dunque, trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e deve, dunque, essere accolto, a prescindere dall’ubicazione della rivendita della ricorrente, attesa l’irrilevanza, ai fini della concessione di cui si discorre, della circostanza – invece posta dall’amministrazione resistente a fondamento del contestato diniego – che essa sia situata all’interno di un Tribunale, in ossequio ad un consolidato orientamento di questo Tribunale, che il Collegio condivide (in tal senso, ex multis, le sentenze di questa Sezione II, n. 2099/2018, n. 8713/2018 e n. 1101/2018).

In tali precedenti – alle cui più ampie motivazioni si rinvia anche ai sensi dell’art. 74, comma 2, secondo periodo, c.p.a. – questa Sezione ha, infatti, già avuto modo di chiarire come la norma primaria di riferimento, di cui all’art. 33, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modificazioni, non distingua affatto, ai fini della richiesta e dell’ottenimento di concessioni per la raccolta di scommesse relative al gioco del lotto, fra categorie di tabaccai, tanto meno in relazione all’ubicazione delle rivendite, sicchè “il sistema per la selezione dei concessionari del gioco del lotto tra tutti i tabaccai che ne facciano richiesta” risulta “interamente basato non già (o non più) sul possesso ex ante di particolari requisiti, bensì sulla verifica ex post del raggiungimento di un incasso minimo effettivo” (in tal senso, Consiglio di Stato, Sezione IV, 12 aprile 2001, n. 2244).

Ne consegue, pertanto, come sia la lettera che, a ben vedere, anche la ratio della normativa primaria, volta ad ampliare la rete dei punti di raccolta del gioco del lotto, non ostino al rilascio di nuove concessioni per la raccolta del gioco del lotto presso rivendite speciali diverse da quelle enumerate nei decreti direttoriali 26 gennaio 2005 e 29 marzo 2006 – anch’essi impugnati dalla ricorrente nonché richiamati nel provvedimento impugnato e dall’amministrazione nelle proprie difese – che, per l’effetto, nella parte in cui non prevedono la possibilità di istituire detti punti di raccolta anche presso i tribunali, dovranno essere interpretati e applicati tenendo conto della circostanza che il legislatore ha mostrato di non ritenere un numerus clausus quello dell’enumerazione dei luoghi ove è possibile svolgere attività del genere (T.A.R. Lazio, Sez. II, 29 maggio 2017, n. 6348, nonché, già 22 dicembre 2015, n. 14460).

Ne discende, pertanto, l’illegittimità del diniego impugnato sotto il profilo del contestato difetto di motivazione atteso che l’amministrazione resistente, in sede di scrutinio dell’istanza proposta, avrebbe dovuto valutare se l’istituzione del nuovo punto di raccolta del gioco del lotto avrebbe in concreto assicurato il raggiungimento di un incasso minimo effettivo.

In considerazione delle ragioni fin ora esposte, il ricorso deve, dunque, sotto tale profilo essere accolto, con assorbimento di ogni ulteriore doglianza che non sia stata oggetto di specifica disamina, ed il gravato provvedimento di diniego deve essere, quindi, annullato, restando comunque salvo ed impregiudicato ogni ulteriore atto che l’amministrazione intenderà assumere nell’esercizio dei propri poteri, pur sempre tenendo conto dell’effetto conformativo che consegue alla presente pronuncia.

Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la peculiarità della vicenda, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione, per l’effetto annullando l’impugnato diniego.

Spese compensate”.