Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da un operatore del settore giochi contro Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Agenzia delle Dogane – Direzione Regionale Lazio e Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 marzo 2021, limitatamente agli limitatamente agli artt. 20, comma 1, 26 comma 2, 34, 39 e 57, comma 1, mediante i quali è stata disposta la sospensione dell’attività delle sale giochi dal 6 marzo 2021 fino al 6 aprile 2021, ma non delle rivendite di altri prodotti di monopolio (tabaccherie) e per lo svolgimento di altri servizi ludici (ad es., lotto, dieci e lotto, superenalotto, vincicasa, gratta e vinci).

Si legge: “Il Collegio, considerato che la ricorrente ha impugnato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 marzo 2021 limitatamente agli artt. 20, comma 1, 26 comma 2, 34, 39 e 57, comma 1, mediante i quali è stata disposta la sospensione dell’attività delle sale giochi dal 6 marzo 2021 fino al 6 aprile 2021, ma non delle rivendite di altri prodotti di monopolio (tabaccherie) e per lo svolgimento di altri servizi ludici (ad es., lotto, dieci e lotto, superenalotto, vincicasa, gratta e vinci);

dato atto che la Sezione recentemente ha già avuto modo di precisare, in relazione ad analoghi ricorsi, che le disposizioni del DPCM impugnato, la cui efficacia è formalmente spirata – tra cui quella oggetto di doglianza -, continuano ad applicarsi in forza del D.L. 1 aprile 2021, n. 44 (art. 1, comma 1) che a tale atto espressamente rinvia, di tal che le statuizioni in questione risultano allo stato recepite da fonte di rango legislativo;

dato atto che anche il Consiglio di Stato, con varie ordinanze, si è espresso nel senso della ormai avvenuta “legificazione” dell’impugnato Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, atteso che ad esso “si è, invero, sovrapposto mediante rinvio recettizio il d.l. 44 del 1/4/2021 con effetto di formale legificazione delle misure in contestazione (in tal senso cfr. Cons. St., Sez. III ordinanza 29 marzo 2021 n. 1606) e novazione sostanziale della fonte di regolazione del rapporto” (cfr. C.d.S. Sez. III, ordinanze nn. 2210 e 2217 del 23 aprile 2017);

ritenuto, pertanto, che allo stato risulta venuta meno l’efficacia delle disposizioni impugnate, alle quali si sono sostituite identiche previsioni che appaiono, in esito all’esame sommario proprio della fase cautelare, avere rango primario e sono, come tali, suscettibili di rimozione solo previo incidente di costituzionalità;

dato atto che la ricorrente ha prospettato l’interesse alla decisione sul ricorso ai sensi dell’art. 34, comma 3, c.p.a.;

considerato che per la peculiarità delle questioni portate all’attenzione del Collegio può disporsi la compensazione delle spese di fase;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) respinge la suindicata domanda cautelare.

Spese di fase compensate”.