Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Milano in cui si chiedeva la riforma dell’ordinanza del Tar Lombardia che respingeva la richiesta di sospendere i limiti orari.

Si legge: “Ritenuto che non sussista il fumus boni iuris del gravame, atteso che l’intesa Stato-Regioni del 7 settembre 2017 e la recente circolare del Ministero dell’interno del 2019 non possono spiegare alcuna efficacia invalidante sulle ordinanze sindacali del Comune di Milano, che sono state emanate nel 2014, ben prima di tali disposizioni e che, in ogni caso, l’intesa medesima, non essendo stata recepita in un decreto ministeriale, non può essere ritenuta vincolante; che, inoltre, per consolidato orientamento giurisprudenziale, è pienamente legittimo il potere sindacale di fissare gli orari di apertura delle sale giochi al fine di preservare la salute pubblica dalla ludopatia.

Ritenuto che le spese di giudizio della presente fase cautelare seguono la soccombenza nei confronti del Comune e si liquidano come in dispositivo, mentre sussistono giusti motivi per disporne la compensazione con l’Agenzia dei Monopoli;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), respinge l’appello cautelare.

Condanna l’appellante alla rifusione delle spese della presente fase cautelare nei confronti del Comune di Milano, che si liquidano nella somma complessiva pari ad euro 1500, oltre ad oneri di legge. Spese compensate con l’Agenzia dei Monopoli”.