di maio

LeoVegas Gaming Ltd., brand della società LeoVegas AB quotata nei listini della borsa di Stoccolma e nell’indice Nasdaq, ha deciso di pubblicare sui principali quotidiani italiani una Lettera Aperta indirizzata all’Onorevole Luigi di Maio, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, in merito al Titolo III del Decreto Dignità che vuole vietare qualsiasi forma di pubblicità relativa a giochi e scommesse con vincite di denaro.

La Lettera è stata pubblicata a pagamento, tramite acquisto di una pagina pubblicitaria, su Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore e La Gazzetta dello Sport. Nella Lettera, il Ministro veniva sensibilizzato sui rischi – in primis per la tutela dei consumatori italiani, e a seguire per lo Stato e per un mercato di primissimo piano in Italia – che il divieto assoluto di fare pubblicità comporterebbe, oltre ad essere incostituzionale almeno nella forma attualmente disponibile. L’obiettivo della Lettera era di invitare il Ministro Di Maio ad un tavolo di lavoro per trovare una soluzione alternativa e più efficace per combattere insieme il fenomeno della ludopatia. Di seguito la replica di Niklas Lindahl, Managing Director Italy di LeoVegas Gaming, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali:

“Onorevole Ministro Di Maio, la ringrazio molto per aver risposto alla Lettera che ho voluto indirizzarle stamani tramite i principali quotidiani italiani. Non si trattava solamente del Corriere della Sera, come da lei scritto nel suo post su Facebook, ma potrà trovare la stessa Lettera anche su La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa e La Gazzetta dello Sport. Ho voluto fare questo investimento proprio per evidenziare l’importanza del tema della ludopatia e per invitarla ad incontrarci in un tavolo di lavoro, per trovare insieme delle regolamentazioni concrete e sostenibili, in grado di proteggere realmente i consumatori anche dai rischi che tale Decreto potrebbe creare. Vorrei rispondere per punti al suo post, poiché continuo a non trovarmi daccordo e la realtà ci racconta una situazione molto diversa dalle sue affermazioni:

  1. Lei scrive “è completamente fuorviante parlare di proibizionismo. Quello che viene vietato è la pubblicità a un prodotto o servizio, non il prodotto in sè”: se avesse letto più attentamente la mia Lettera, avrebbe trovato risposta a questa frase. Come le ho scritto e ribadisco, senza possibilità di fare pubblicità e sponsorizzazioni, cambierebbe un elemento centrale dei termini della concessione rendendo impossibile lo svolgimento dell’attività a società serie e controllate, visto che la pubblicità è il principale vantaggio degli operatori con licenza rispetto a quelli non autorizzati. Per questo parlo, a ragione, di proibizionismo che è sia pubblicitario sia di servizio, perché il divieto di pubblicità impedirebbe agli operatori di giochi a distanza di gestire la propria attività, alterando un elemento essenziale della concessione in un momento successivo alla pubblicazione del relativo bando. Questo va oltre le limitazioni alla libertà di impresa consentite dall’articolo 41 della Costituzione.

  2. Afferma poi che “La logica che viene applicata è quella che ha portato al divieto della pubblicità sulle sigarette. Non è stata vietata la vendita, ma la sua sponsorizzazione e la strategia ha funzionato”: temo purtroppo di doverla sconfessare, anzi lo fanno i dati ISTAT sulla classifica delle dipendenze patologiche per il 2017. Secondo il rapporto ISTAT sul 2017, le sigarette restano la prima dipendenza in Italia che colpisce la ragguardevole cifra di 10.300.000 di persone che, nonostante il divieto della pubblicità sulle sigarette, continuano regolarmente a fumare. La seconda dipendenza in Italia è l’alcool, con tassi sempre più preoccupanti fra i giovani, che colpisce ben 8.265.000 di persone. La ludopatia colpisce 900.000 persone secondi i dati del Ministero della Sanità, numero che diventa di 400.000 (2,4% dei giocatori) secondo il rapporto “Consumi d’Azzardo 2017” dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). Eppure non ho sentito levate di scudi contro l’acool nè proposte di divieti pubblicitari, e ne sono sinceramente felice perché credo che il divieto pubblicitario non serva a combattere le dipendenze. Le dipendenze, Onorevole Ministro, non si combattono con il divieto pubblicitario, almeno così ci dicono gli oltre 10 milioni di italiani che continuano a fumare. Una cifra spaventosa, purtroppo.

  3. Scrive inoltre che “Lei sostiene che con il divieto alla pubblicità si favorirebbero le attività illegali, io penso il contrario. Penso che meno pubblicità al gioco d’azzardo legale, farà diminuire anche il ricorso a quello illegale”: questo rimarrà solo un desiderio, la realtà è un’altra e un tavolo di lavoro con gli esperti del settore potrebbe aiutarla a conoscerla meglio. Il divieto di pubblicità imposto agli operatori autorizzati darebbe il via libera a chi non ha vincoli e potrebbe continuare a offrire giochi e a proporre pubblicità, come già accade ampiamente oggi vista l’impossibilità di eseguire contestazioni all’estero. Tutto questo senza pagare imposte allo Stato e con gli italiani comunque esposti a forme di pubblicità, ma incontrollate. Stiamo consegnando i giocatori italiani in mano a queste società, che continueranno indisturbate ad attrarre i consumatori tramite pubblicità invasive, mentre gli operatori controllati, che applicano severi controlli contro la ludopatia, lentamente spariranno.

  4. Nel rispondermi, argomenta che “La martellante pubblicità sul gioco d’azzardo, anche utilizzando testimonial ultra famosi, ha come effetto un generale aumento del desiderio di giocare d’azzardo”. Su questo aspetto condivido con lei, il peso pubblicitario è eccessivo. Aggiungo anche che alcune pubblicità lanciano messaggi ingannevoli. Ed è qui che dovremmo intervenire, non vietando tutte le pubblicità, ma limitando i messaggi e regolamentando meglio le comunicazioni al pubblico. Come fatto in Inghilterra, anche qui potremmo confrontarci per capire come limitare la pubblicità e come renderla meno ingannevole, questo è il mio invito che spero voglia accettare.

  5. Infine, afferma che “Se è vero che le entrate fiscali derivanti dal gioco valgono svariati miliardi, è anche vero che i costi sociali dell’azzardopatia in Italia sono quasi altrettanti. E’ un gioco quasi a somma zero per lo Stato che incassa da una parte i soldi che poi deve spendere dall’altra. I malati d’azzardo in Italia sono circa un milione”: devo purtroppo contraddirla anche in questa affermazione, sperando che voglia fornire i dati di cui è in possesso (purtroppo non ci sono fonti nei suoi riferimenti). Non è vero che per lo Stato i proventi dal gioco sono pari a zero perché li deve reinvestire per curare i ludopatici. Lo Stato italiano ricava oltre 10 miliardi di euro l’anno sotto forma di gettito fiscale, mentre non ci sono dati ufficiali sulla spesa sanitaria per la cura del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico). In alcuni recenti articoli di autorevoli quotidiani e settimanali, si parla di 6 miliardi di euro secondo i dati del Ministero della Salute. Se fossero veri, ci sarebbe comunque un disavanzo in favore dello Stato di oltre 4 miliardi di euro.

Per tutti questi motivi, le rinnovo l’invito ad incontrarci, so che il vostro movimento ha avuto successo proprio grazie all’ascolto delle esigenze e delle problematiche dei cittadini. Un confronto democratico è alla base della convivenza civile e della politica, per cui la invito ad incontrarci e ad ascoltare anche il nostro punto di vista, che rappresenta oltre 100.000 lavoratori, il cui indotto è di molto maggiore coinvolgendo anche il Calcio e i Media, che dalla nostra pubblicità ottengono una sostenibilità economica di rilievo.

Credo che ascoltare e coinvolgere nel dibattito i professionisti del settore sia una scelta saggia e democratica, utile a trovare le soluzioni migliori per tutti, al fine di raggiungere l’obiettivo comune della battaglia alla ludopatia.”

Niklas Lindahl,

Managing Director Italy

LeoVegas Gaming

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