“Questa è la mia lettera aperta alla politica

Mi dispiace. Io non voglio fare il politico, ne tanto meno l’intellettuale, questo non è il mio mestiere.

Sono semplicemente un imprenditore, che ha deciso solo di rischiare scommettendo sulle proprie capacità e intuizioni personali. Ho sempre creduto che in questo mondo ci sia spazio per tutti, la vita può essere condotta felicemente senza necessariamente far precipitare la gente nell’odio.

 L’odio, la demonizzazione, le opinioni stereotipate sono soltanto un male passeggero, mi sono detto.

Improvvisamente però, qualcuno, mi ha dipinto come un orco, uno sciacallo, questo perché sono un imprenditore che lavora onestamente nel comparto delle “scommesse legali”.

Io, ci tengo a precisarlo, non sono un criminale, uno sciacallo, sono semplicemente un imprenditore che ha investito in un comparto, che come tutti i settori merceologici vivono di alti e di bassi, di speranze e di fortune.

Le menzogne, gli slogan virali diramati da una certa parte della politica, hanno avuto la capacità di insinuare dubbi sulla mia integrità morale, di cui ne sono sempre stato fiero, ma questo non lo posso permettere a nessuno.

Non si placano i colpi sferrati al comparto, si generalizza troppo quando si cerca di voler necessariamente accostare il settore al mala affare, saltano così le regole del buon senso e della responsabilità, si fa di tutta l’erba un fascio, si danneggia così quella parte di imprenditoria sana che contribuisce a dare posti di lavoro e a pagare le tasse.

Mi chiedo a questo punto, ci sono settori o attività nella nostra amata nazione che sono immuni da potenziali derive del mala affare?

Sugli organi di stampa emergono quotidianamente accadimenti rilevanti sotto il profilo penale nessuna categoria esclusa, dalla politica alla magistratura, dalla sanità alle infrastrutture, però io non ho mai perso la fiducia nelle istituzioni e mi sono sempre ripetuto che la giustizia farà il suo corso.

Francamente non mi era mai venuta in mente l’idea che si potesse distruggere un’intera categoria per colpa delle devianze di qualcuno, mi sono sempre detto che quel qualcuno pagherà personalmente  se esiste una giustizia.

Questo non mi compete, ma oggi,  sento la necessità di voler sgomberare il campo da equivoci, sarà stata forse la quarantena, permettemi l’ironia, ma ciò è indispensabile per ripristinare quel senso di irrefrenabile chiarezza soprattutto in nome di quei principi di libertà di cui è pregna la nostra carta costituzionale.

Se nel nostro ordinamento giuridico un lavoro, qualsiasi esso sia, è legale, ci sono pochi spazi di manovra per interpretare il termine diversamente, il termine legale dunque non necessita di esegesi particolari.

Legale significa secondo la definizione fornita dall’autorevole Treccani “conforme alla legge”.

A questo punto vorrei focalizzare l’attenzione sul termine scommessa, semplicemente perché risulta essere il prodotto del settore che io conosco meglio, d’altronde si tratta del mio lavoro.

Molto spesso il gioco e la scommessa vengono erroneamente identificate come un’unica figura, questo accade perché il gioco e la scommessa molto spesso confluiscono l’una nell’altra cioè quando la previsione formulata riguardi come evento l’esito vittorioso di un gioco quale potrebbe essere un evento sportivo per esempio.

Orbene, la scommessa non è un semplice gioco, nel suo significato più autentico, giuridicamente la scommessa è il contratto con il quale le parti, assumendo reciprocamente il rischio dell’esito di un giuoco o dell’esattezza di una loro opinione, si obbligano l’una verso l’altra a pagare la posta pattuita nel caso in cui l’esito si verifichi in modo sfavorevole, oppure l’affermata opinione risulti sbagliata.

La natura del contratto è aleatoria, e per chi mastica un minimo di nozioni di diritto, nel nostro ordinamento potremmo annoverare diverse forme di contratti di questo tipo, per esempio le vendite aleatorie, o le utilità aleatorie prodotte dai titoli di credito, sotto questo aspetto quindi si parla di un semplice contratto assolutamente lecito.

La scommessa intesa come fattispecie astratta può essere però d’azzardo, di abilità o mista a seconda che il giocatore scelga di affidarsi alla sorte, alla propria abilità o ad entrambe le componenti tra loro interagenti.

I dati statistici confermano che negli ultimi anni, in materia di scommesse sportive si sia registrato un  pay out più alto, le ragioni di ciò sono da rinvenirsi sicuramente nella maggiore abilità personale dello scommettitore, a ciò si aggiunga anche la modesta spesa pro capite a livello italiano, indice sicuramente del fatto che la scommessa come tipologia di prodotto venga scelta da coloro che hanno sviluppato delle abilità e soprattutto da coloro che sono appassionati di sport.

Questi pochi elementi ci consentono di poter con cognizione di causa discernere la scommessa da tutte le tipologie di giochi di sorte ( lotto, superenalotto, gratta e vinci, million day etc. etc.) consentite nel nostro ordinamento giuridico.

A differenza delle tabaccherie e dei bar, nelle agenzie di scommesse non vi sono le famossime smorfie, perché non servono a nulla, questi semplici elementi basilari ci permettono di poter differenziare il giocatore da uno scommettitore, il primo caratterizzato da quel pensiero magico di poter svoltare la propria vita soprattutto in termini economici, il secondo invece consapevole degli allibraggi avrà contezza delle somme che potrà percepire e che non gli cambieranno  la vita e per ultimo, nell’ipotesi di esito sfavorevole non se la prenderà di certo con la dea beandata tutt’al più baserà l’esito contrario su accadimenti reali, quali un rigore, una disattenzione di un difensore o anche una svista dell’arbitro e non è una differenza da poco.

Inoltre le agenzie di scommesse esercitano la loro funzione di commercilizzazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 88 del R.D. 18 giugno 1931, n. 773 che recita così: la licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonchè a soggetti indicati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione in forza della stessa concessione o autorizzazione.

Alla stregua delle riflessioni e considerazioni che precedono voglio concludere così.

A tutti coloro che azionano la macchina del fango nei riguardi del settore delle scommesse e delle persone che lavorano onestamente in questo comparto io gli dico, andate lì, dove è nato il testo unico di pubblica sicurezza e provate a spolverare l’art. 88, lì potrete sentire le voci che disquisiscono in materia di ordine pubblico, interessi erariali e importanza sociale del settore delle scommesse, ecco  perché mi ritengo con decorosa dignità di essere un imprenditore nel settore delle scommesse.

A tutti quelli che estraggono dal cilindro il mare magnum delle questioni etiche legate alle scommesse, gli rispondo che l’etica è altro, concetto molto complesso per ridurlo alla sola pratica delle scommesse, per il resto si tratta di semplici retaggi ancestrali risalenti al medioevo, quel brutto periodo grigio che ormai abbiamo superato da diversi secoli per fortuna, ricordo che c’è stato di mezzo anche il rinascimento!

Per coloro i quali invece fanno riferimento al risparmio delle famiglie, gli dico che avete sbagliato destinatario, sono un imprenditore delle scommesse, nulla a che fare con il risparmio della gente per quelle cose forse bisognerebbe rivolgersi ad altre forme di impresa, vendo soltanto il prodotto scommessa non swap, derivati o obbligazioni”.

Lelio Pileggi