Si chiude con 27 assoluzioni, il maxi processo Poker 2, riguardante un presunto giro di scommesse illecite.

Il collegio della seconda sezione collegiale (Presidente Stefano Sernia) ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, tutti gli imputati. I giudici hanno anche disposto la restituzione di tutti i beni posti sotto sequestro con le ordinanze dell’ottobre 2010 e gennaio del 2011.

I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce  hanno assolto con la formula “il fatto non sussiste” Paolo Carlo Tavarelli, Ivana Ivanovic, Stefano Nesti, Stefano Ampollini, Virgilio Gasperi, Sergio Moltisanti, Giuseppe Tavarelli, Giuseppe Pavarelli, Gabriele Peroni, Giancarlo Tumino, Alessandro Pasquini, Patrizio Marchese, Paolo Simone, Antonio Lavornia, Aldo Pantisano Trusciglio, Antonio Pantisano Trusciglio, Giuseppe De Candia, Ugo Cifone, Luca Pappalardo, Marco Indennitate, Francesco Politi, Alessandro Politi, Domenica Politi, Silvia Quarta, Fabiana Pellè ed Eleonora La Serra. Contestualmente è stato revocato il sequestro preventivo dell’intero saldo attivo della società Goldbet Gmbh e tutti i beni sequestrati, tra cui il capitale sociele di alcune società di gioco.  A difendere gli imputati gli avvocati Laura Minosi, Giancarlo Dei Lazzaretti, Cosimo D’Agostino, Giovanni Tarantino, Luigi e Roberto Rella, Michele e Giuseppe Bonsegna, Marco Ripamonti, Giovanni Erroi, Maria Teresa Parrelli, Roberto Ruggiero e Pietro Nocita.

L’indagine venne avviata nel 2008 quando per la Guardia di Finanza di Lecce era stata scoperta una società di capitali, con sede legale in Austria (a Innsbruck), la GoldBet, priva delle concessioni rilasciate dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, che sarebbe stata al centro di un sistema illegale di raccolta di scommesse on-line su eventi sportivi, che si avvaleva di una fitta rete di agenzie. Il sistema si sarebbe allargato in almeno nove regioni italiane tra cui proprio la Puglia.

Nel Salento, secondo gli investigatori, il mercato illecito sarebbe stato gestito da un personaggio vicino agli ambienti della Sacra corona unita, affiliato al clan Tornese.

Tutte le accuse sono risultate infondate.