Nella mattinata barese ci sono stati ben 36 arresti compiuti da Carabinieri e Guardia di Finanza, che hanno colpito gli storici clan che da tempo, oramai, governano la città.

Advertisement

Ad emettere la sentenza di custodia cautelare in carcere ci ha pensato il Tribunale di Bari, dopo le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo Barese e dal G.I.C.O. (Gruppi d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) delle fiamme gialle.

Le due organizzazioni di giustizia hanno infatti indagato a fondo, nel settore dei giochi d’azzardo, specialmente quanto concerne le slot machine, dall’installazione alla gestione di tali apparecchi nelle varie sale da gioco ed esercizi commerciali del capoluogo pugliese. Inoltre è in corso anche il sequestro del profitto dei clan pugliesi in questo settore, che ammonterebbe a oltre 7,5 milioni di euro.

Stando a quanto ricostruito nel corso dell’indagine, un imprenditore barese, socio di fatto di imprese e sale giochi a Bari e provincia, usufruendo della fama criminale dello zio pregiudicato, ritenuto tra i reggenti di un importnte clan, avrebbe gestito per anni in modo quasi monopolistico il mercato delle videolottery sull’intero territorio. Entrambi, zio e nipote, sono finiti oggi in carcere insieme con altre 25 persone, prevalentemente affiliati a clan mafiosi della città. Gli arresti domiciliari sono stati invece concessi ad altri 9 indagati, tra i quali le mogli dei due. Agli indagati, in totale 49, sono contestati, a vario titolo, i reati di illecita concorrenza con violenza e minaccia, con l’aggravante del metodo mafioso, estorsione, riciclaggio, usura, contrabbando di sigarette e detenzione abusiva di armi clandestine. I fatti contestati risalgono agli anni 2012-2019.

Secondo gli inquirenti, quindi, l’imprenditore si sarebbe accordato con i vertici dei clan mafiosi di Bari e provincia per “compiere atti di concorrenza sleale – si legge negli atti – imponendo una posizione dominante nel mercato dei videopoker e di altri apparati da intrattenimento elettronici”, attraverso “la minaccia e l’assoggettamento omertoso”. In particolare le organizzazioni mafiose “si sono divise il territorio barese in zone di influenza, reciprocamente rispettate, per acquisire in modo esclusivo e monopolistico (direttamente o indirettamente tramite imprenditori collusi) la gestione o comunque il controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco (videopoker, slot machine) nei locali pubblici e delle sale gioco autorizzate (gestione dei totem e delle VLT videolottery)”, anche attraverso l’estromissione di altri imprenditori concorrenti operanti nello stesso settore.