Singolare ma non infrequente la vicenda di un giocatore titolare di conto di gioco che, inaspettatamente, si è trovato di fronte alla inadempienza del concessionario per il gioco a distanza (GAD), che dopo avere tergiversato e poi negato al cliente la chiusura del proprio conto di gioco, si è reso irreperibile ad ogni diffida tesa alla restituzione dei denari immessi sul medesimo conto da parte  del giocatore stesso.
Quest’ultimo, dopo avere segnalato alla Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) l’increscioso fatto, ha incaricato lo Studio Legale dell’avv. Marco  Ripamonti di richiedere decreto ingiuntivo dal Tribunale di Campobasso per euro 35.000,00 (in gran parte denari del giocatore immessi sul conto, piuttosto che vincite) oltre spese.
Il decreto è stato emesso e notificato, senza ottenere però alcun pagamento ed ora è in fase di avvio diffida ai Monopoli di Stato, affinchè provvedano a manlevare il concessionario insolvente.

L’avv. Marco Ripamonti ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Si tratta di situazioni davvero incresciose che sviliscono il gioco lecito a vantaggio dei circuiti clandestini ed illegali. E’ deprecabile che un concessionario di Stato, tantopiù con sede all’estero, si renda insolvente e rifiuti la chiusura del conto e la restituzione della provvista. Divenuto definitivo il decreto ingiuntivo, stiamo avviando ora una azione nei confronti di ADM, che reputo, provvederà a rimborsare il mio patrocinato senza dovere adire le vie giudiziarie. Sul punto vi è peraltro giurisprudenza di Cassazione, che da ultimo, con sentenza n.4026/2018 ha stabilito come in caso di inadempienza del concessionario sia ADM a farsi carico del debito. Principio del resto corretto ed a tutela non solo di chi abbia fatto affidamento su un concessionario selezionato proprio dalla pubblica amministrazione, ma anche e sopratutto del sistema del gioco lecito che, laddove minato non soltanto dai ben noti dpcm, ma anche da situazioni di questo genere, subirebbe una facile concorrenza in favore dei  circuiti illegali, oggi rafforzati non soltanto dal blocco sine die imposto dai nostri ineffabili governanti, ma anche da profili di nuove incompatibilità comunitarie che rischiano di rafforzarsi ogni giorno che passa per via di una situazione di stallo del sistema di raccolta terrestre che si protrae, anche senza scadenza, dal 2016 e dalle pregresse sanatorie senza che si intraveda all’orizzonte l’eventualità di un nuovo bando”.