Riccardo Grassi (nella foto), Direttore di Ricerca di SWG, ha presentato oggi uno studio sul gioco legale e il punto di vista degli enti locali nel corso di un incontro “Il gioco buono. Il punto di vista degli enti locali”.

L’incontro costituisce il terzo appuntamento di un percorso avviato con l’Osservatorio sul gioco di SWG che, dal 2020, ne approfondisce in chiave empirica i principali temi del settore: dal concetto di “buon gioco” alle implicazioni per la tutela del giocatore e per il contrasto al mercato illegale, dalla prevenzione dei rischi patologici fino alle questioni fiscali.

L’edizione 2022 intende riflettere su una delle più importanti sfide che il gioco dovrà affrontare: il riordino normativo. La base della discussione è la ricerca quanti-qualitativa curata da SWG che, a partire dal coinvolgimento di attori di governance locale, ha permesso di scattare un’istantanea sulla percezione del tema da parte di comuni e Regioni.

Quanto emerso nella ricerca ha l’obiettivo di stimolare un confronto informato tra rappresentanti istituzionali ed esperti sulla necessità di definire un assetto organico sul gioco.

“L’indagine è diversa da quelle precedente, non si dati quantitativi ma su interviste a soggetti che hanno a che fare con le istituzioni. La logica era quella di ‘ascoltare’ le percezioni di chi sul territorio si occupa di questi temi nella consapevolezza della complessità del tema. E’ abbastanza chiaro che i due approcci al tema sono molto diversi. Patologico, legale, illegale e fisico e virtuale. Dal punto di vista degli approcci sono molto chiari, un rapporto tra gestione e contrasto delle patologie e prevenzione delle ludopatia. Abbiamo molte informazioni, micro-osservatori che non si parlano tra di loro. Non c’è un quadro condiviso. Molte le posizioni ideologiche. Molti parlano di giochi, chi di gioco d’azzardo e chi di gioco a vincita”, ha detto Grassi.

“L’argomento è difficile, complesso trovare delle sintesi. E’ un gioco che cambia continuamente: con le giocate che diminuiscono nei punti fisici, a fronte, forse, di uno spostamento verso l’online. C’è una crescita del gioco irregolare. C’è sicuramente una transazione del gioco fisico nelle piattaforme e questo mette in difficoltà la dimensione regolatoria da parte degli enti locali, il monitoraggio e l’intervento su chi manifesta dele patologie.

Transizione verso giochi a vincita immediata, a sfavore dei giochi a vincita differita. Il quadro regolatorio è altrettanto complesso e in continua evoluzione. Da una parte c’è una logica nel prevenire i disturbi, prevenendo il rischio, ma il fenomeno è talmente in evoluzione che servono continui aggiustamenti. Ci sono stati tentativi di intervenire con supporti ai giocatori per aiutarli a distinguere tra spazi di gioco legali e illegali. Esperienza come quella della app di ADM che ha infiammato il dibattito.

Cosa può fare l’ente locale? Può operare una blanda regolamentazione del settore (con restrizioni agli orari per esempio), imporre una formazione sui rischi con una eduzione al gioco, puoi devono occuparsi della presa in carico dei giocatori patologici.

I nostri intervistati, tutti d’accordo, si dicono convinti che bisogna operare un riordino del settore.

Resta complesso l’equilibrio tra le entrate erariali, la tutela del giocatore e gli interessi del giocatore. Nell’ipotesi di un riordino molti ribadiscono che deve essere mantenuto il controllo e la gestione dello Stato, le Regioni chiedono un aumento dei presidi sanitari . Ci sono state anche molte proposte concrete degli enti locali intervistati: mantenere il divieto di pubblicità, il controllo e tracciamento delle giocate del giocatore, ridurre i punti di gioco sul territorio, pensare a giochi self-service all’interno dei punti gioco. Ricerche scientifiche strutturate per un Osservatorio davvero attendibile.

In tutto questo ci sono posizioni anche più radicali: nessun compromesso possibile, il gioco va eliminato.

Quando abbiamo affrontato il tema della gestione dei ricavi qualcuno ha parlato di rifiuto, non possono cioè entrare nei bilanci degli enti locali, i comuni cioè non potrebbero più liberarsene. La maggior parte ipotizza un utilizzo dei ricavi per il trattamento dei giocatori patologic. Meno quelli che ipotizzano un utilizzo per sostenere attività (ad esempio lo sport).

In conclusione è un sistema complesso, con un sistema di regole che va riformato e il rischio di non trovare un sistema operativo efficace, specie per le forme nuove di gioco, fa molto pensare sul rischio che poi non si possa più intervenire per correggere”, ha concluso Grassi.