Il nuovo orientamento che in economia si fa strada, profetizza la decimazione della rete fisica di vendita, con successiva riqualificazione della porzione superstite. Pagare stipendi e affitti per vendere gli stessi beni e servizi che il digitale può fare a costi enormemente inferiori non è più accettato da tutti coloro che possono vantare un qualche privilegio competitivo nella quotidiana lotta per la conquista del mercato.
Concessionarie auto, banche, catene di abbigliamento, sono solo i più recenti esempi di botteghe tradizionali che vendevano un prodotto che il consumatore comprava dopo ragionate (a volte ossessionanti) osservazioni e valutazioni “sul posto”, ma che oggi si avviano a diventare meri “customer service” del digitale. Nessuna rete fisica di vendita è quindi al sicuro dal rischio di diventare, in poco più di un istante, “old economy”.
La rete fisica di gioco fa eccezione o conferma la regola? Sicuramente, la presenza di una rete parallela e illegale, che il covid ha rilanciato in molte parti del Paese, costituisce fattore di anomalia rispetto agli altri settori, per i quali non c’è la preoccupazione di questo tipo di concorrenza. A ciò si aggiunge che le altri reti non hanno pagato per esistere (bandi e concessioni), sono tutte attività privatistiche in grado di usare pubblicità e inventiva sui prodotti e servizi, e se cadono in crisi seria il loro dimensionamento genera la “compartecipazione” del sistema alle loro sofferenze (che si tratti di falcidie creditorie da concordato o ristrutturazione poco importa).
Rispondere alla domanda diventa pertanto complicato nell’immediato, ma abbastanza semplice sul lungo periodo: sicuramente la rete fisica del gioco lecito si adeguerà all’andamento di tutte le altre realtà “retail”, con seri punti interrogativi restanti in termini di presidio del territorio da parte del gioco lecito e livelli di servizio per i cittadini. C’è chi pensa di risolvere i 2 citati inconvenienti fondendo nell’attuale rivendita terrestre di generi di monopolio anche il gioco che “resterà” terrestre, spronando la creazione di negozi di nuova generazione ma dall’antica carta d’identità.
Idea meno complicata di quel che possa sembrare, e se si eccettua il bingo (o altra manifestazione che richieda metratura “monstre)”, la trasformazione della rete (o meglio fusione di 2 reti in una) rischia di piacere a molte realtà industriali – manageriali – politiche – associative – lobbistiche. Va da sé, infatti, che una tale trasformazione si porterebbe dietro una radicale automatizzazione-digitalizzazione delle transazioni e la condivisione della sessione di gioco tra apparecchio e app del dispositivo, con buona pace dei problemi tra operatori di gioco e banche, delle criticità di riscossione dei tributi, delle normative locali sul commercio.